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Tommaso Trini durante una performance di Livio Marzot, 1969

© Toni Nicolini, Archivio Craf, Spilimbergo

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Tommaso Trini durante una performance di Livio Marzot, 1969

© Toni Nicolini, Archivio Craf, Spilimbergo

Trini, Agnetti, Castellani: a Milano quattro nuovi progetti rileggono la cultura artistica italiana del secondo Novecento

Dal 6 ottobre una mostra dedicata al pensiero critico dell’artista e autore ligure e tre appuntamenti di «FOCUS900» sullo scrittore milanese, sul pittore veneto e la vivace scena meneghina degli anni Sessanta e Settanta

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Una mostra per «Voci del Novecento», il ciclo dedicato alle figure più autorevoli della critica, della curatela e della storia dell’arte del secolo passato, e tre nuovi progetti di «FOCUS900», il programma di approfondimento dedicato ai protagonisti e ai movimenti più significativi dell’arte italiana della seconda metà del XX secolo, aprono dal 6 ottobre la nuova stagione espositiva del Museo del Novecento di Milano.

È Tommaso Trini (Sanremo, 1937) critico, giornalista, curatore e docente, sicuramente una delle figure più lucide, coerenti e indipendenti del pensiero critico intorno all’arte recente, il protagonista della mostra «La terra vista dalla luna», promossa da Milano-Cultura, prodotta dal Museo del Novecento in collaborazione con l’Archivio Tommaso Trini e curata da Daniela Domina e Iolanda Ratti con Lodovica Cesaretti, che è visibile fino al 14 marzo 2027 negli spazi al quarto piano degli Archivi «Ettore e Claudia Gian Ferrari».

Di sé Trini dice «sono un critico amateur», un «dilettante» dunque, nell’accezione francese del termine, oppure «un inviato speciale nel Paese dell’arte», quasi a voler minimizzare una competenza che è sempre stata, invece, profonda e vasta e una libertà intellettuale che l’ha condotto su sentieri nuovi e anticipatori, ben poco battuti dagli altri. Il suo sguardo si è infatti sempre allargato, aprendosi a discipline diverse e a linguaggi estranei ai percorsi dell’arte visiva, nutrito della sua passione per la scienza, la fisica, l’astronomia. Non a caso, tre mesi dopo che l’astronauta dell’Apollo 8 (dicembre 1968: la prima missione spaziale che orbitò intorno alla Luna, Ndr) William Anders scattò «Earthrise», l’immagine della Terra che «sorge» nel buio cosmico, Trini la pubblicò su «Domus» a commento del suo articolo «L’immaginazione conquista il terrestre». Di qui il titolo suggestivo di questa mostra che riunisce riviste, dattiloscritti, corrispondenza, fotografie, registrazioni audio e video, manifesti e documenti spesso inediti distribuiti in otto tavoli laterali in cui si ripercorre la storia del suo pensiero e della sua militanza critica attraverso i momenti più significativi, dalla formazione, tra Torino e Parigi, alla collaborazione con «Domus», alla militanza nel Sessantotto; dall’esperienza con Marcello e Lia Rumma e con un giovane Germano Celant ad Amalfi («Arte Povera più Azioni Povere», 1968) a «Campo Urbano» a Como, nel 1969; dall’interesse per il nuovo medium del video all’attività curatoriale e didattica, al precoce interesse per l’informatica, negli anni Ottanta, con un affondo sull’esperienza di «Data», l’innovativa rivista che Trini ideò e diresse dal 1973 al 1978, i cui numeri, per l’occasione, sono stati resi integralmente consultabili attraverso un QR code. Nei tavoli centrali l’attenzione è rivolta a suoi testi anticipatori come «Nuovo alfabeto per corpo e materia», «L’estensione teatrale», «L’immaginazione conquista il terrestre». Senza dimenticare il suo rapporto personale con tanti protagonisti dell’arte del dopoguerra, testimoniato dai materiali audiovisivi presenti in questa mostra il cui catalogo, e il regesto ragionato degli scritti, sono editi da Silvana Editoriale.

Enrico Castellani nello studio di Celleno (Viterbo), 1984. © Fondazione Enrico Castellani-Nataly Maier

Per poter dare conto compiutamente di una personalità così ricca e sfaccettata, è stato inoltre messo a punto un ampio public program con talk, conferenze e proiezioni (info al sito).

In contemporanea si aprono al quinto piano i tre appuntamenti di «FOCUS900», dedicati a Vincenzo Agnetti (Milano, 1926-81); Enrico Castellani (Castelmassa, 1930-Celleno, 2017), e alle ricerche degli anni Sessanta di Adami, Cavaliere, Del Pezzo, Piccoli e Tadini.

Il primo, «Vincenzo Agnetti e la poesia», realizzato con l’Archivio a lui intitolato, si apre con i celebri «Feltri», che erano per lui pagine per riflessioni concettuali e poetiche, poi attraversa il progetto editoriale e sonoro di «Machiavelli 30» (1978), dove si fondono scrittura e immagine, arte visiva e poesia, per proseguire con opere come «Riserva di caccia» e «Le Stagioni», questa della serie «Photo-graffie», con carte fotografiche graffiate, e chiudersi con «Lucernario» (1981), lavoro rimasto incompiuta per la sua improvvisa scomparsa, in cui si scorgono i semi delle nuove ricerche che andava esplorando. 

«Enrico Castellani e le superfici a rilievo» è il titolo dell’altro Focus, dedicato a quest’artista che non ha bisogno di presentazioni per l’iconica riconoscibilità della sua ricerca condotta all’interno della monocromia e fondata sulla volontà di superare le categorie di pittura e scultura, rendendo tridimensionale la tela con un ritmico susseguirsi di introflessioni ed estroflessioni, sulle quali è la luce a operare, creando un inedito rapporto tanto con lo spazio quanto con l’osservatore.

Il terzo Focus, «Adami, Cavaliere, Del Pezzo, Piccoli e Tadini», è una collettiva che guarda alla mostra di Valerio Adami, Emilio Tadini, Lucio Del Pezzo e Mario Schifano con la quale nel novembre 1965 s’inaugurò lo Studio Marconi, e che diede il via a una stagione di vivacissima creatività stimolata dalla lettura che ognuno di loro sapeva dare della nuova società dei consumi e dei suoi feticci. Attingendo alle collezioni del Museo e del Centro Artistico Alik Cavaliere, questo Focus restituisce il clima di una Milano che, tra i Sessanta e i Settanta, si affermava come uno dei centri più dinamici della ricerca artistica europea.

Vincenzo Agnetti, «Quattro titoli-Surplace», 1979-80. Courtesy Archivio Vincenzo Agnetti

Ada Masoero, 05 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Ada Masoero

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