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Il Parkin «Not dal Mot»

Foto Martina Bonetti

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Il Parkin «Not dal Mot»

Foto Martina Bonetti

Tra scultura e natura, il sogno alpino di Not Vital nel parco di Sent, in Svizzera

Nella Bassa Engadina, il Parkin «Not dal Mot» raccoglie le visioni dell'artista e scultore svizzero. Un'esplorazione dove opere e paesaggio si fondono tra passerelle di specchi, torri mimetiche e case di vetro

Martina Bonetti

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All’ingresso occidentale di Sent, nella Bassa Engadina, Svizzera, il Parkin di Not Vital si scorge appena. Dall’esterno si notano un cancello, una scultura e poco altro a segnalare la presenza di un luogo che, prima di entrarci, potrebbe sembrare semplice parte del tessuto del villaggio. Varcando la soglia, però, il rapporto tra arte e paesaggio assume una forma difficilmente riconducibile alle tradizionali categorie dell’esposizione.

Nel maggio del 1998 l'artistaa Not Vital, nato proprio a Sent, acquistò il terreno. Il parco, originariamente progettato per una villa, era ormai incolto e invaso dalla vegetazione dirompente. Insieme al fratello Duri, Vital ne avviò il recupero: la terra venne bonificata, vennero piantati nuovi fiori e gli spazi furono ridefiniti. Un intervento a cui negli anni si iniziarono ad aggiungere (e continuano tuttora ad aggiungersi) opere d’arte, che silenziosamente abitano una grande casa a cielo aperto. Svizzero e fortemente legato alla propria terra d’origine, Not Vital è una figura non facilmente riconducibile a un unico linguaggio. Scultore, architetto e artista nomade, ha sviluppato nel corso della sua carriera una pratica che attraversa materiali, costruzioni e luoghi molto diversi, lavorando tra Europa, Stati Uniti, Sud America, Asia e Africa. Il rapporto con la Bassa Engadina, tuttavia, è rimasto una costante della sua ricerca. È proprio a Sent che la sua dimensione creativa trova una delle sue espressioni più articolate.

Il Parkin «Not dal Mot» non è infatti organizzato come una tradizionale esposizione di sculture all’aperto. Le opere sono disseminate nello spazio, talvolta quasi nascoste, e creano rapporti differenti con l’ambiente che le circonda. Alcuni interventi saltano subito all’occhio e chiamano ad avvicinarsi, come la recente cornice in marmo posizionata all’inizio del percorso come una porta da attraversare; altri si mostrano lentamente e sono difficili da comprendere al primo sguardo, come ponti fatti di specchi o imponenti torri d’osservazione che si mimetizzano con la natura. Attraversando una passerella di teste d’asino e una riproduzione in pietra dei baffi di Friedrick Nietsche, si incontrano case realizzate interamente in vetro di Murano o con tetti d’erba per farle scomparire nel terreno. Come una favola contemporanea, il parco trasporta in una dimensione di sogno dove l’ingegno umano e l’estro artistico creano una magia senza stravolgere le caratteristiche naturali dello scenario circostante. Vital usa il termine SCARCH per definire una serie di lavori nei quali scultura e architettura vengono deliberatamente sovrapposte: il progetto di Sent diventa così un luogo significativo per comprendere una ricerca che mette continuamente in discussione i rapporti tra le diverse discipline e, soprattutto, con il mondo.

La specificità del Parkin sta infatti nella volontà di esporre le opere senza che siano semplicemente collocate in un paesaggio alpino, ma in un disegno dove il paesaggio è attore protagonista. La vegetazione, l’inclinazione del terreno, i percorsi e la vista sulle montagne determinano il modo in cui le opere vengono percepite e attraversate. L’Engadina, nel caso di Vital, non è rappresentazione: diventa condizione fisica. Si tratta di un lavoro che consiste nell’analizzare il rapporto con il luogo attraverso l'intervento artistico, più che nel posizionare un oggetto all'interno della natura. Non ci si trova dunque in uno «sculpture park» nel senso convenzionale del termine, bensì nel concreto di un progetto la cui storia è inseparabile da quella del territorio e dalla ricerca di un artista che ha fatto del rapporto tra luogo, materia e costruzione uno degli elementi ricorrenti della propria pratica. Un progetto con il nome di Fundaziun Not Vital, che riunisce il Parkin, la Chasa Planta di Ardez e il Castello di Tarasp. Tre luoghi della Bassa Engadina, differenti per storia, architettura e funzione, attraverso i quali Vital ha costruito una presenza artistica profondamente radicata.

Il Parkin «Not dal Mot». Foto Martina Bonetti

Il Parkin «Not dal Mot». Foto Martina Bonetti

Il Parkin «Not dal Mot». Foto Martina Bonetti

Il Parkin «Not dal Mot». Foto Martina Bonetti

Martina Bonetti, 13 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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