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Piet Mondrian, «Composizione n. 1 con grigio e rosso 1938 / Composizione con rosso 1939», 1938-39, alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia

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Piet Mondrian, «Composizione n. 1 con grigio e rosso 1938 / Composizione con rosso 1939», 1938-39, alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia

Tornano a vivere le linee nere del Mondrian della Peggy Guggenheim Collection

Dopo un lungo restauro, «Composizione n. 1 con grigio e rosso 1938 / Composizione con rosso 1939» è nuovamente esposto a Palazzo Venier dei Leoni 

Cecilia Paccagnella

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Mentre in Italia nel 1963 veniva pubblicata la Teoria del Restauro di Cesare Brandi (i cui principi fondamentali furono convertiti in linee guida legali e operative solo nel 1972 con la Carta del Restauro), negli Stati Uniti si stavano appena gettando le fondamenta burocratiche del loro sistema moderno. Tra le pagine del testo dello storico dell’arte venivano formalizzati in particolare due concetti: quello di reversibilità e quello di compatibilità, riavvicinando i lavori di recupero di un’opera allo stadio originale, senza comprometterne la leggibilità, l’integrità e, soprattutto, gli interventi successivi. Ogni professionista oggi deve infatti lavorare garantendo il rispetto di riconoscibilità, reversibilità, compatibilità, minimo intervento e interdisciplinarietà.

Non tutti questi principi sono stati rispettati nel 1968, a New York, durante il restauro di «Composizione n. 1 con grigio e rosso 1938 / Composizione con rosso 1939» (1938-39) di Piet Mondrian, quando il dipinto fu pulito, verniciato, rintelato, montato su un supporto a nido d’ape e dotato di una nuova cornice. Tra le opere più iconiche della collezione di Peggy Guggenheim, dopo un lungo progetto di studio, ricerca e conservazione, torna ad essere esposto a Palazzo Venier dei Leoni sul Canal Grande a Venezia, in occasione della mostra «Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista» (fino al 19 ottobre).

Condotti da Luciano Pensabene Buemi, Head of Conservation and Technical Research Collezione Peggy Guggenheim, i lavori hanno beneficiato dell’aiuto dei dipartimenti di conservazione del Solomon R. Guggenheim Museum di New York, insieme a numerosi istituti di ricerca e musei internazionali e ai principali studiosi ed esperti di Mondrian. Nel 2021 era stato avviato uno studio interdisciplinare per ricostruire al meglio le originali condizioni della superficie e dei materiali dell’opera, alterata durante l’intervento del 1968, che portò a un appiattimento del rapporto tra superfici opache e lucide con il conseguente oscuramento del complesso trattamento della luce, della texture e dello spazio elaborato dall’artista.

Conservazione, analisi scientifiche, ricerca archivistica e studi tecnico-artistici sono stati essenziali per ricostruire sia la parte esposta, sia il sistema di incorniciatura: dalla fine degli anni Trenta, Mondrian utilizzava sottocornici arretrate e nastri telati dipinti rendendo il supporto un tutt’uno con l’opera, con la parete sulla quale era posta e con l’ambiente circostante. La collaborazione tra Renata Pintus, Luciano Ricciardi e Francesca Bettini dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze ha prodotto una soluzione il più possibile simile a quella concepita all’epoca dall’artista e andata perduta nel precedente restauro.

Il lavoro recente si è altresì concentrato sulle linee nere che dividono la superficie della tela, un tratto distintivo dei suoi dipinti elaborato durante la sua permanenza in Francia (quindi prima di trasferirsi a Londra, dove ha vissuto dal 1938 al 1940, Ndr). I molteplici strati sovrapposti di pittura e vernici dovevano essere lucidi e otticamente attivi, altrimenti «diventavano morti», come lui stesso scriveva nel 1920.

Gli studi condotti mediante tecniche diagnostiche non invasive sono stati svolti nell’ambito dell’infrastruttura europea IPERION HS, con i laboratori CNR di ISPC e SCITEC, alle quali sono state affiancate comparazioni con oltre venti dipinti realizzati nello stesso periodo. Nel processo di pulitura, inoltre, sono stati impiegati sistemi gelificati del progetto europeo GREENART, dedicato allo sviluppo di materiali sostenibili per questo tipo di interventi.

Cecilia Paccagnella, 08 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

Tornano a vivere le linee nere del Mondrian della Peggy Guggenheim Collection | Cecilia Paccagnella

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