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Un particolare dell’installazione di Tarek Atoui nella Turbine Hall della Tate Modern di Londra

Foto Ben Fisher Photography

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Un particolare dell’installazione di Tarek Atoui nella Turbine Hall della Tate Modern di Londra

Foto Ben Fisher Photography

Tarek Atoui trasforma la Turbine Hall della Tate Modern in un paesaggio sonoro

L’installazione è il risultato di una ricerca sviluppata nel corso di anni attraverso il dialogo con artigiani, costruttori di strumenti, ricercatori, ingegneri e musicisti. Al centro, l’incontro tra tradizioni strumentali antiche e sperimentazione elettronica, ma anche il corpo dello spettatore, invitato a sostare e a lasciarsi pervadere

Cecilia Paccagnella

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E se il suono potesse essere attraversato, toccato e percepito con tutto il corpo, oltre che ascoltato? È da questa possibilità che prende forma la Hyundai Commission di Tarek Atoui, artista e compositore libanese che fino all’11 aprile 2027 trasforma la Turbine Hall della Tate Modern di Londra in un paesaggio sonoro in continua metamorfosi, dove strumenti, materiali e tecnologie entrano in relazione con lo spazio e con chi lo abita.

L’installazione è il risultato di una ricerca sviluppata nel corso di anni attraverso il dialogo con artigiani, costruttori di strumenti, ricercatori, ingegneri e musicisti. Al centro, l’incontro tra tradizioni strumentali antiche e sperimentazione elettronica: l’aria attraversa una rete sospesa di canne di bambù, facendo risuonare gli sheng, organi a bocca diffusi in Cina e nel Sud-est asiatico. Poco distante, tamburi coreani azionati da bacchette meccaniche si alternano a corni uzbeki e strumenti realizzati con resina zuccherina stampata in 3D e polvere di bambù. Lunghi tessuti, mossi dalle correnti d’aria della sala, contribuiscono a generare nuove vibrazioni.

A raccogliere i suoni sono microfoni integrati nell’opera, che registrano anche le risonanze dell’edificio. Un software appositamente sviluppato da Atoui li rielabora e li restituisce all’ambiente, intrecciandoli alle sonorità degli strumenti. La composizione non è mai definitiva: cambia continuamente, rendendo ogni visita un’esperienza irripetibile.

Anche il pubblico è parte di questo processo. I visitatori possono muoversi liberamente, sostare o distendersi sulle pietre disposte a terra, lasciando che le vibrazioni raggiungano il corpo. L’immagine che guida l’artista è quella dei cortili mediterranei e dei pergolati della sua infanzia, luoghi di riparo e convivialità che diventano qui spazi di ascolto e condivisione.

Nel corso della commissione, l’installazione si trasforma inoltre in un palcoscenico aperto, accogliendo musicisti provenienti da diversi ambiti, invitati a improvvisare e comporre utilizzando l’opera come un sistema sonoro. Un progetto in cui l’ascolto diventa esperienza collettiva e lo spazio architettonico uno strumento vivo, capace di generare ogni volta nuove possibilità.

Cecilia Paccagnella, 14 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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Tarek Atoui trasforma la Turbine Hall della Tate Modern in un paesaggio sonoro | Cecilia Paccagnella

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