Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Chiara Celoria
Leggi i suoi articoli«Non riempire eccessivamente la bocca, non fare rumori mentre si mangia, non far tintinnare il proprio bicchiere contro quello altrui, non pulirsi i denti con il tovagliolo o con lo stuzzicadenti»: queste sono solo alcune delle buone pratiche contenute nel trattato conosciuto come Galateo, pubblicato a Venezia nel 1558 dall’umanista Giovanni Della Casa. In esso sono impartiti una serie di consigli sui comportamenti da adottare nella sfera pubblica e, in particolare, a tavola. Nei secoli il titolo del libro è entrato nella lingua italiana come nome comune a indicare in senso lato l’educazione e l’etichetta del vivere civile.
Benché l’etichetta cambi a seconda dei contesti sociali e professionali, chi opera nel mercato dell’arte non potrà che sorridere pensando a tutte le regole non scritte che governano questo settore e le sue delicate relazioni. In un ambito dove spesso prevalgono opacità e scarsa trasparenza, «The Artist Roundtable», progetto online nato nel 2020, intende mettere in discussione questo «galateo» implicito, dando centralità al punto di vista degli attori più essenziali e al contempo più vulnerabili del sistema: gli artisti.
L’intuizione arriva a Pia Sophie Ottes nel pieno del lockdown da uno scambio informale tra coetanei, con l’intento di colmare il vuoto informativo che separa la formazione accademica dal funzionamento reale del mercato dell’arte. L’iniziativa si sviluppa come una serie di incontri settimanali su Zoom tra artisti emergenti e operatori del settore, invitati di volta in volta da Pia.
Con il tempo, «The Artist Roundtable» definisce criteri chiari sia per la selezione degli ospiti (tra cui figurano i nomi di Jenna Gribbon, Laure Prouvost, Mark Wallinger, Aaron Baldinger, Hannah Barry e Martin Bremond), sia degli artisti partecipanti, evolvendosi in una comunità di settantacinque membri. Alcuni partecipano con costanza, altri in modo più sporadico, ma tutti condividono lo stesso spirito di mutuo sostegno e collaborazione.
Già dalle prime conversazioni emerge l’esigenza profonda di creare uno spazio autentico in cui potersi confrontare apertamente su tutte le dimensioni della vita creativa: dalla pressione psicologica alla solitudine; dall’instabilità economica alla difficoltà di conciliare lavoro e vita familiare; fino ai tabù e alle insicurezze che accompagnano la carriera di chi sceglie di dedicarsi all’arte.
«The Artist Roundtable» diventa così un luogo dove queste sfide possono essere riconosciute, discusse e affrontate collettivamente. In occasione del quinto anniversario del progetto, la comunità si sposta dallo spazio online a quello fisico, prendendo forma in una grande mostra collettiva intitolata «Table Manners» (il corrispettivo inglese del galateo), visitabile dal 10 gennaio al 14 febbraio alla Barbati Gallery. La mostra include cinquanta artisti internazionali con linguaggi e pratiche differenti che compongono una costellazione geografica ampia e diversificata: dall’Argentina alla Cina, dalla Slovenia agli Stati Uniti, dal Libano al Regno Unito, dalle Filippine all’Italia. «Selezionare i cinquanta artisti per “Table Manners” è stato molto difficile. Due criteri principali hanno guidato la mia scelta: un impegno attivo e continuo nel Roundtable e una chiara evoluzione artistica nel tempo. La mostra riunisce voci che sono cresciute insieme, riflettendo la diversità, la generosità e la curiosità al centro della piattaforma», spiega Pia Sophie Ottes. Come nel Galateo, dove ogni gesto crea armonia tra i commensali, qui ogni sala vuole celebrare l’originalità della pratica individuale, ma soprattutto mettere in luce il dialogo tra le opere. «La mostra risponde a un momento segnato da frammentazione, precarietà e produttività accelerata, prosegue Ottes. In questo contesto “Table Manners” propone lentezza, connessione e il concetto della cura di sé e degli altri. Si allinea a un crescente cambiamento culturale che mira a ridefinire il valore attraverso la comunità piuttosto che la competizione».
Anche l’organizzazione pratica della mostra riflette il medesimo spirito di comunità: la produzione di «Table Manners» è infatti il risultato di una rete di collaborazioni di fiducia con fornitori, partner tecnici e sponsor incontrati da Pia nel suo percorso professionale, a partire da Michele Barbati, che ha messo a disposizione lo spazio della galleria. La mostra è accompagnata da un testo critico di Julia Marchand e da una pubblicazione che raccoglie riflessioni, strumenti e citazioni tratte dalle trentaquattro conversazioni che hanno animato le cinque edizioni di «The Artist Roundtable».
Emma Hartvig, «Woman on a Chair», 2021. © Emma Hartvig. Courtesy of the artist