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Alessia De Michelis
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L’8 aprile 2021, la casa d’aste madrilena Ansorena presentava all’incanto un’opera attribuita a un allievo di Jusepe de Ribera (Xàtiva, Valencia, 1591-Napoli, 1652) con una stima minima di 1.500 euro. «Da subito il Prado intuì che l’attribuzione non era corretta e che probabilmente ci trovavamo di fronte a un’opera perduta di Caravaggio. Avvisò immediatamente il Ministero della Cultura che con la massima celerità dichiarò l’opera non esportabile dalla Spagna», spiegò il direttore del museo Miguel Falomir. Quando venne avanzata la nuova attribuzione a Caravaggio, la famiglia Pérez de Castro Méndez, che possedeva il dipinto da due secoli, lo aveva ritirato dalla vendita all’asta e aveva incaricato la galleria Colnaghi di gestirne lo studio scientifico, il restauro e la vendita.
«Il nuovo proprietario ha fatto sapere al Prado il suo interesse affinché la presentazione al pubblico di un’opera così importante avvenisse in museo e abbiamo accettato la proposta con enorme piacere», proseguì il direttore. Acquistato da un collezionista che ha concesso al museo di esporlo nelle sue sale, l’«Ecce Homo» è oggi parte della mostra sull’opera di Caravaggio in corso fino al 20 luglio a Palazzo Barberini di Roma.
Guidato dal mercante d’arte Jorge Coll (nonché direttore esecutivo della galleria Colnaghi), il documentario «Il Caravaggio Perduto» ne ha seguito per tre anni il restauro, l’attribuzione e la vendita. Al racconto diretto da Alvaro Longoria, in prima visione stasera, lunedì 30 giugno alle 21.15 su Sky Arte, in streaming solo su NowTv e disponibile anche on demand, hanno partecipato anche Andrea Lullo, mercante d’arte ed esperto che è stato chiamato per l’autenticazione e la vendita del dipinto; con lui Filippo Benappi, Andrea Cipriani, responsabile del restauro e Maria Cristina Terzaghi (Roma Tre), la prima storica dell’arte che ha visto il dipinto.
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