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Lavinia Trivulzio
Leggi i suoi articoliQuando finisce l’estate, le isole cambiano volto. Si svuotano le spiagge, diminuiscono i collegamenti, si riduce il flusso dei visitatori. Restano le comunità, le case, le scuole, il lavoro quotidiano e le difficoltà di vivere in territori in cui la distanza geografica può diventare anche distanza dalle opportunità. È questa Italia, lontana dall’immaginario turistico e dalle immagini da cartolina, che Roselena Ramistella racconta in «OFF THE MAP», la mostra presentata da Sanlorenzo Arts a Casa Sanlorenzo, a Venezia, dal 29 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027.
Circa cento fotografie, realizzate nel corso di un lungo viaggio attraverso Pantelleria, Linosa e Capri, compongono un racconto per immagini che attraversa tre realtà insulari differenti, accomunate dalla necessità di confrontarsi con un equilibrio delicato tra appartenenza e cambiamento. Ritratti, paesaggi e scene di vita quotidiana restituiscono una geografia umana fatta di relazioni, aspirazioni e scelte individuali. Al centro della ricerca ci sono soprattutto gli adolescenti e le giovani generazioni, osservati nel momento in cui il desiderio di restare si misura con la possibilità, e talvolta la necessità, di partire. La condizione insulare porta con sé una storia di rappresentazioni che attraversa la filosofia, la letteratura e il pensiero geografico. Nell'immaginario occidentale l'isola ha assunto significati diversi: luogo di approdo e di separazione, rifugio e isolamento, spazio di scoperta e di permanenza. Nell'«Odissea» di Omero, gli approdi di Ulisse scandiscono le tappe di un viaggio nel quale ogni isola introduce una diversa relazione con il tempo e con il desiderio del ritorno. Ogigia, dove la ninfa Calipso trattiene l'eroe per sette anni, è un luogo di bellezza e sospensione, ma anche uno spazio che lo allontana dalla propria casa e dalla possibilità di riprendere il viaggio verso Itaca. L'isola diventa così una condizione ambivalente, nella quale protezione e separazione convivono. Una contraddizione che attraversa, con significati evidentemente diversi, anche la vita delle comunità insulari contemporanee.
Siciliana, con una formazione in Scienze politiche, Ramistella affronta la fotografia come strumento di indagine sociale. Il suo sguardo non si ferma alla descrizione dei luoghi, ma cerca di comprendere il rapporto tra chi li abita e l'ambiente in cui cresce. Nelle sue immagini il mare è una presenza costante, insieme elemento di connessione e fattore di separazione: delimita un territorio, protegge una comunità, ma può anche rendere più complicato l'accesso ai servizi, alla formazione e al lavoro. La distanza, in questo senso, incide sulle possibilità di immaginare il futuro e sulla costruzione stessa delle prospettive individuali. Una dimensione che trova un precedente letterario nell'esperienza di Publio Ovidio Nasone, poeta romano relegato da Augusto a Tomi, sul Mar Nero, nell'8 d.C. Nei «Tristia» e nelle «Epistulae ex Ponto», la lontananza da Roma diventa una condizione che investe l'identità, la memoria e il rapporto con la propria comunità. Tomi non era un'isola, ma l'esperienza raccontata da Ovidio permette di leggere la distanza come qualcosa che supera la dimensione fisica: vivere lontano dai propri riferimenti significa confrontarsi con una diversa percezione del tempo, delle relazioni e delle possibilità. In «OFF THE MAP» la prospettiva si sposta su chi nasce e cresce in territori insulari, dove la distanza può accompagnare l'intera esperienza di formazione e diventare un elemento determinante nelle scelte di vita.
È soprattutto attraverso l'esperienza degli adolescenti che Ramistella affronta questa complessità. La fotografa racconta di aver cercato di comprendere cosa significhi crescere in luoghi in cui la separazione geografica incide sui desideri e sulle prospettive delle nuove generazioni. «Mi interessava osservarle non come luoghi da contemplare, ma come condizioni dell’esistenza», spiega, riferendosi alle isole come territori capaci di determinare modi specifici di entrare in relazione con il mondo, con il tempo e con ciò che si eredita. Il progetto si concentra così su una generazione che si trova a misurarsi con una domanda concreta: quali possibilità offre il luogo in cui si è cresciuti e quale rapporto si può mantenere con esso quando il proprio percorso richiede di allontanarsene?
Il rapporto tra spazio geografico e immaginazione attraversa anche «Le città invisibili» di Italo Calvino, pubblicato nel 1972. Nel libro, Marco Polo racconta a Kublai Khan città immaginarie, ciascuna delle quali diventa occasione per riflettere sulla memoria, sul desiderio e sulle relazioni che danno forma ai luoghi. Le città di Calvino esistono anche attraverso lo sguardo di chi le attraversa e le ricorda: una prospettiva che offre una chiave di lettura per «OFF THE MAP», dove la geografia delle isole lascia emergere le esperienze di chi le abita, le aspettative delle nuove generazioni e le possibilità che quei territori riescono a offrire. Il progetto nasce da una commissione di Sanlorenzo e si sviluppa in collaborazione con Fondazione Sanlorenzo, intrecciando ricerca artistica e impegno sociale. Le fotografie sono state inizialmente raccolte nell'ultimo almanacco artistico del cantiere, accompagnate dai testi della scrittrice Chiara Barzini, e successivamente portate negli spazi veneziani di Casa Sanlorenzo, dove il pubblico può incontrare queste storie attraverso un percorso espositivo che accosta ampi paesaggi e ritratti ravvicinati. La dimensione editoriale e quella espositiva ampliano la circolazione delle immagini, portando il racconto delle piccole isole a un pubblico internazionale.
La questione della marginalità geografica richiama inoltre un tema centrale nella filosofia stoica: il cosmopolitismo. Zenone di Cizio, fondatore dello stoicismo, elaborò nella sua «Repubblica» l'idea di una comunità umana che superasse le divisioni tra le singole città e i confini politici. La cosmopolis, letteralmente la città del mondo, si fonda sull'appartenenza a una comunità più ampia, nella quale la condizione umana costituisce un elemento di unione. Il riferimento permette di allargare la prospettiva di «OFF THE MAP»: la collocazione periferica di un territorio non dovrebbe determinarne il grado di attenzione, riconoscimento e accesso alle opportunità. La distanza dai centri economici e decisionali pone infatti una questione che riguarda l'intera collettività e il modo in cui vengono distribuite risorse e possibilità.
È proprio su queste condizioni che interviene Fondazione Sanlorenzo, istituita nel 2021 da Massimo Perotti insieme ai figli Cecilia e Cesare, con l'obiettivo di ridurre le barriere sociali e geografiche che interessano le piccole isole italiane. La sua attività si traduce in programmi concreti: il Bando Oltremare contribuisce alle spese di viaggio e alloggio degli studenti che devono lasciare l'isola per proseguire gli studi; Una Vela per il Cuore, realizzato con Cardioteam Foundation, porta la prevenzione cardiovascolare nei territori insulari; il Fondo Supporto Salute sostiene le famiglie dell'Elba costrette a spostarsi per accedere a cure specialistiche pediatriche non disponibili localmente. A questi si aggiunge Fuoristagione, dedicato a iniziative che favoriscono occupazione, partecipazione culturale e vita comunitaria nelle isole minori della Sicilia anche al di fuori dei mesi turistici.
La mostra assume un significato che supera la dimensione espositiva. Le immagini danno visibilità a realtà spesso marginali nel dibattito pubblico, mentre il lavoro della Fondazione interviene sulle condizioni materiali che possono determinarne il futuro. È una relazione tra cultura e responsabilità territoriale che Sanlorenzo Arts porta avanti attraverso un programma di committenze, collaborazioni istituzionali e progetti dedicati al rapporto tra arte, design, ambiente e mare. La scelta di Venezia come sede dell'esposizione aggiunge un ulteriore livello di lettura. Città-arcipelago per eccellenza, Venezia conosce il rapporto ambivalente tra acqua, isolamento e connessione, tra fragilità ambientale e capacità di resistenza delle comunità. Non a caso, secondo il curatore Cristiano Seganfreddo, le fotografie di Ramistella raccontano «il punto in cui la geografia diventa destino». Tre isole, tre modi diversi di abitare la distanza, tre territori nei quali il mare continua a essere insieme risorsa e limite. La città lagunare offre dunque una cornice coerente per una riflessione che riguarda il significato dell'insularità e le trasformazioni dei territori legati all'acqua.
«OFF THE MAP» conclude il programma culturale 2026 di Casa Sanlorenzo, in un anno che segna il decimo anniversario dell'impegno del marchio nel sostegno alle arti. Una ricorrenza che trova in questo progetto una sintesi significativa: portare la cultura fuori dai luoghi consueti della rappresentazione, avvicinandola alle questioni che attraversano la società contemporanea. Il titolo richiama una condizione geografica, ma anche una questione di visibilità: ciò che rimane fuori dalle mappe rischia spesso di restare ai margini delle narrazioni collettive. Le fotografie di Ramistella riportano queste realtà al centro dello sguardo, restituendo spazio alle persone, alle loro aspirazioni e alle contraddizioni che attraversano la vita insulare. Perché essere fuori dalle mappe non significa essere fuori dal mondo: significa, piuttosto, interrogare il modo in cui scegliamo di rappresentarlo e riconoscerlo.