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Roy Lichtenstein, Happy Tears (1964)

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Roy Lichtenstein, Happy Tears (1964)

Roy Lichtenstein è uno dei grandi protagonisti del 2026

Il mercato è in crescita dal 2024, e un'importante asta è in programma a novembre a New York, dove a ottobre inaugurerà una retrospettiva al Whitney Museum 

Camilla Sordi

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Non tutti gli artisti possono essere ugualmente rappresentati, costantemente, ogni anno. I musei alternano le programmazioni, come le gallerie, le case editrici e ogni altra realtà che abbia interesse a raccontare un autore. Anche il mercato vive di flussi, di dinamiche e occasioni impreviste. Ogni anno ha quindi i suoi artisti, quelli che per coincidenza o visione deliberata sono spiccati più degli altri. Tra i grandi protagonisti del 2026, per esempio, c'è sicuramente Roy Lichtenstein. A dodici anni dai picchi di vendita e dopo una fisiologica fase di raffreddamento, la combinazione strategica di aste da record e una mostra istituzionale di prestigio prometto a uno dei maestri del pop una posizione di assoluto rilievo nel panorama internazionale. La consacrazione in questo senso è prevista per l'11 ottobre, quando al Whitney Museum of American Art di New York aprirà al pubblico Roy Lichtenstein: Like New. Il progetto, slittato rispetto all'iniziale finestra del centenario del 2023, si propone di ripercorrere cinquant'anni di produzione artistica attraverso 130 opere. Una retrospettiva sulle intuizioni dell'artista in tema di immagini, sulla loro natura cangiante e seduttiva.

Parallelamente al cantiere curatoriale, gli ultimi mesi hanno registrato una tenuta sorprendente del settore aste. Tra la fine del 2024 e la primavera del 2026, la dispersione delle opere appartenenti alla collezione di Dorothy Lichtenstein - scomparsa nel 2024 all'età di 84 anni - ha messo a dura prova la capacità di assorbimento dei collezionisti. In un momento di contrazione per l'arte moderna e contemporanea (svoltato solo negli ultimi mesi), l'immissione sul mercato di centinaia di pezzi tra dipinti, sculture e grafiche rischiava di saturare la domanda. La risposta del collezionismo privato ha invece smentito le stime più difensive. Distribuita da Sotheby's luno quattro incanti dedicati e sedici vendite collettive, la selezione di 266 lotti ha totalizzato nel complesso 175,6 milioni di dollari, registrando il 99% di venduto. Tra questi, il top lot della collezione è stato il dipinto Reflections: Art (1988), battuto a 5,48 milioni di dollari (perfettamente nella stima di 4-6 milioni). 

Concentrandoci sull'anno passato, vediamo le aggiudicazioni complessive dell'artista raggiungere a 172 milioni di dollari, sostenute da un volume d'offerte mai visto prima: ben 745 lotti sul mercato, contro una media storica di 500-600. La cosa interessante è che nel 2025 i primi 10 lotti più cari hanno generato soltanto il 25% del fatturato totale. Un'anomalia per Lichtenstein, come per tanti altri, per cui di solito pochissimi pezzi da novanta costituiscono la fetta più grande degli incassi. Basti pensare che il top lot del 2025 è stato un disegno, The Kiss (1962) venduto per 5,49 milioni di dollari, ben lontano dai picchi del passato. Il picco, se vogliamo, è arrivato proprio nel maggio 2026 da Christie's, con Anxious Girl (1964) venduto a 46 milioni di dollari (la stima, a onor del vero, era di 60 milioni).

Roy Lichtenstein, Anxious Girl (1964)

Il test decisivo per confermare il momento d'oro si terrà proprio a novembre 2026, quando a New York andranno in scena le aste autunnali. Ad appena un mese dall'inaugurazione al Whitney, gli specialisti delle case d'aste stanno già scandagliando il catalogo del museo in caccia di nuovi conferimenti e proprietari disposti a mettere sul mercato opere di primo piano per sfruttare il volano mediatico della mostra. Curata da Meg Onli e Alex Da Corte. Roy Lichtenstein: Like New non si limiterà a celebrare le opere più note - come Look Mickey (1961), Girl with Ball (1961), Drowning Girl (1963) o Happy Tears (1964) - ma proporrà un confronto critico tra la ricerca dell'artista e le pratiche di autori successivi quali Louise Lawler, Richard Pettibone e Sturtevant. Il momento centrale dell'allestimento sarà rappresentato dalla ricostruzione integrale, per la prima volta dal 1962, dell'esposizione tenutasi alla Leo Castelli Gallery, il debutto ufficiale che consacrò il linguaggio dei Ben-Day dots all'attenzione della critica internazionale. A questa operazione filologica si affiancherà la riproduzione di tre imponenti interventi murali, tra i quali spiccano i trenta metri di lunghezza del Greene Street Mural risalente al 1983.

L'analisi dei prestatori identificati nel catalogo evidenzia la presenza di importanti pezzi provenienti da grandi collezioni private, come Ohhh . . . Alright . . . (1964) di proprietà del finanziere Ken Griffin o The Engagement Ring (1961) prestato da Ronnie F. Heyman. Tra i capolavori figura anche Masterpiece (1962), acquisito nel 2017 da Steve Cohen per la cifra record di 165 milioni di dollari in una trattativa privata. L'intreccio tra l'esposizione al Whitney Museum e il mondo del collezionismo suggerisce nuovamente l'attesa per gli appuntamenti di vendita newyorchesi, ultimo capitolo di un anno di cui Roy Lichtenstein sarà stato un protagonista.

Roy Lichtenstein, Masterpiece (1962)

Camilla Sordi, 29 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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