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Camilla Sordi
Leggi i suoi articoliL’Art Dealers Association of America (ADAA) ha svelato la lista delle 63 gallerie protagoniste del suo prossimo appuntamento fieristico a New York, che per l'occasione rinnova la propria identità adottando il nome ufficiale di ADAA Fair. La rassegna farà ritorno nella sua storica cornice del Park Avenue Armory, nell'Upper East Side, ma si presenterà al pubblico con sensibili novità organizzative. L'evento farà il suo esordio con un leggero slittamento di calendario, dal 13 al 16 novembre 2026, per integrarsi nella programmazione della Art Week NYC, la nuova quattro giorni lanciata dalle testate ARTnews e Art in America. La serata d'anteprima del 12 novembre vedrà inoltre come nuovo ente beneficiario il Whitney Museum of American Art, segnando il primo capitolo operativo sotto la direzione di Kinsey Robb.
Il rientro sul palcoscenico fieristico avviene dopo l'improvvisa cancellazione dell'edizione dello scorso anno, quando la fiera era ancora nota come The Art Show , motivata dagli organizzatori con la necessità di una «pausa strategica». La decisione portò anche all'interruzione del lungo sodalizio con l'Henry Street Settlement (che ha poi stretto un accordo con la fiera Independent per l'evento di maggio), aprendo la strada all'intesa odierna con il Whitney.
«Per oltre trent'anni la nostra manifestazione annuale ha rappresentato uno spazio d'elezione per il confronto e lo scambio», ha commentato Kinsey Robb. «Sebbene l'ADAA Fair inauguri una fase inedita, i tratti fondanti della nostra identità restano inalterati: allestimenti curati, dialogo autentico e una rete di gallerie accomunate dalla ricerca dell'eccellenza. Valori che alimentano la comprensione dell'arte e ricordano la centralità dei galleristi nel panorama culturale».
Le 63 realtà espositive ammesse sono state individuate all'interno della rete di circa 200 associati dell'ADAA - selezionati tramite valutazione tra pari - e provengono da 23 città distribuite in 12 Stati americani. Tra gli allestitori figurano nomi storici tra i fondatori dell'associazione come Hirschl & Adler e Kraushaar Galleries, affiancati da gallerie presenti fin dal debutto dell'evento nel 1989, quali Berggruen Gallery, GRAY e Schoelkopf Gallery. Non mancano le novità, con l'esordio assoluto di spazi come Alexander Berggruen, Sargent’s Daughters, Hollis Taggart, Piero Atchugarry Gallery e Nicodim, oltre al debutto di membri recentemente entrati nell'associazione come AH Arts, David Lusk Gallery e Luis De Jesus Los Angeles.
Sul fronte espositivo, l'organizzazione ha già anticipato alcuni dei progetti principali. Dallo stand monografico dedicato agli assemblaggi di Betye Saar (proposto da Roberts Projects) alla selezione di carte del Novecento in allestimento salon-style curata in stretta sinergia da Marc Selwyn Fine Art e David Nolan Gallery. Spazio poi alla scena del Sud degli Stati Uniti con la curatela a quattro mani della galleria del Tennessee David Lusk Gallery, alle opere su carta di Alteronce Gumby presentate da Pace Prints, fino all'excursus storico proposto da Jonathan Boos sugli artisti sostenuti dal Whitney tra gli anni Trenta e Cinquanta.
«Ciò che da sempre contraddistingue l'ADAA è lo spirito collaborativo dei suoi soci e il rigore professionale delle loro proposte», ha aggiunto la presidente del consiglio direttivo Susan Sheehan. «L'ADAA Fair rispecchia appieno questa visione e siamo entusiasti di inaugurare la collaborazione con il Whitney Museum come partner beneficiario per l'edizione 2026».
Camilla Sordi
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