IL NUMERO DI MAGGIO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale dell’Arte
IL NUMERO DI MAGGIO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale dell’Economia
IL NUMERO DI MAGGIO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale delle Mostre
IL NUMERO DI MAGGIO 2026 in edicola
In allegato:
Vedere a Venezia e in Veneto
IL NUMERO DI MAGGIO 2026 in edicola
In allegato:
Vademecum Picasso Morandi Parmiggiani
IL NUMERO DI MAGGIO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale dell’Arte
IL NUMERO DI MAGGIO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale dell’Economia
IL NUMERO DI MAGGIO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale delle Mostre
IL NUMERO DI MAGGIO 2026 in edicola
In allegato:
Vedere a Venezia e in Veneto
IL NUMERO DI MAGGIO 2026 in edicola
In allegato:
Vademecum Picasso Morandi ParmiggianiVerifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
A Lisbona, Rosa Barba trasforma lo spazio espositivo in un ambiente cinematografico immersivo in cui pellicola, suono e proiezione ridefiniscono l’esperienza del tempo e dell’immagine
- Nicoletta Biglietti
- 15 maggio 2026
- 00’minuti di lettura
Installation view «Rosa Barba. Frame Time Open» al MAXXI.
©Andrea Rossetti. Courtesy l'artista, Esther Schipper, Vistamare.
Rosa Barba trasforma lo spazio espositivo in un ambiente cinematografico immersivo
A Lisbona, Rosa Barba trasforma lo spazio espositivo in un ambiente cinematografico immersivo in cui pellicola, suono e proiezione ridefiniscono l’esperienza del tempo e dell’immagine
- Nicoletta Biglietti
- 15 maggio 2026
- 00’minuti di lettura
Nicoletta Biglietti
Leggi i suoi articoli«Drawing Vocabularies», la nuova mostra di Rosa Barba al Centro de Arte Moderna Gulbenkian di Lisbona, curata da Benjamin Weil e aperta dal 16 maggio al 28 settembre 2026, parte da un’idea precisa: il cinema non viene trattato come schermo o narrazione, ma come spazio fisico da attraversare.
Il punto di partenza è che il tempo, invece di essere rappresentato in modo lineare, viene costruito come qualcosa che si accumula e si frammenta nello spazio espositivo. Da qui nasce la struttura della mostra, pensata come un ambiente continuo in cui elementi diversi del linguaggio cinematografico si combinano tra loro. Pellicola, proiezione, suono e dispositivi tecnici non sono separati, ma vengono integrati in un’unica installazione. L’immagine non resta su uno schermo, ma si distribuisce nello spazio e lo modifica. Per questo lo spettatore non osserva semplicemente le opere, ma si muove dentro di esse.
Questo approccio è coerente con il lavoro di Rosa Barba degli ultimi anni, che si colloca tra cinema e arti visive. L’artista utilizza il film non solo come supporto di immagini, ma anche come materiale fisico. In questa mostra questo aspetto è evidente: la pellicola in celluloide è esposta come oggetto, con una propria presenza materiale, e anche i proiettori fanno parte dell’installazione, non sono nascosti. Lo spazio della mostra viene quindi costruito come un sistema aperto e non stabile. Le opere non sono disposte in modo lineare, ma in relazione tra loro. Il visitatore attraversa un insieme di immagini, suoni e volumi che interagiscono e si influenzano reciprocamente.
Un altro elemento centrale del lavoro è il tempo. Nei lavori di Barba il tempo non è mai continuo: viene trattato come qualcosa che può essere interrotto, ripreso e riorganizzato. In «Drawing Vocabularies» questa idea si traduce in uno spazio in cui il tempo non scorre in modo regolare, ma si sovrappone in livelli diversi. Un ruolo importante è svolto anche dall’archivio. Le immagini non funzionano come documenti fissi, ma come elementi che possono essere riattivati e messi in relazione con altri contesti e altri tempi. In questo modo il confine tra documentazione e immaginazione non è netto.
Il titolo, «Drawing Vocabularies», aiuta a capire l’impostazione del progetto. «Disegnare vocabolari» significa costruire sistemi di segni che non sono chiusi, ma restano aperti e modificabili. Anche lo spazio della mostra segue questa logica: cambia in base alla luce, al suono e al movimento. La mostra fa parte di un programma del Centro de Arte Moderna Gulbenkian che invita alcuni artisti a lavorare direttamente sullo spazio della Nave e a utilizzare opere della collezione del museo. In questo caso, Rosa Barba interviene sulla struttura stessa dello spazio espositivo, trasformandolo in un dispositivo attivo.