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Gaspare Melchiorri
Leggi i suoi articoliRimasto celato per 300 anni agli occhi dei fedeli, è tornato alla luce per essere restituito alla città. L’altare del Crocifisso Datini, testimone della devozione e del mecenatismo del celebre mercante Francesco Datini (1335 ca-1410), è stato ritrovato durante i lavori alla chiesa di San Francesco a Prato. L’altare venne costruito nell’ottobre 1383 all’interno della controfacciata per accogliere l’antico Crocifisso trecentesco che ancora oggi si conserva in chiesa. Nei secoli trascorsi questa nicchia, affrescata da Pier Antonio Michi (primo decennio del XVII secolo-1656), fu coperta con una parete di tamponamento e il Crocifisso Datini venne spostato sull’altare maggiore. Si tratta dell’ultima e più importante scoperta fatta nel corso del grande progetto di restauro del complesso dedicato al Santo di Assisi, durato quattro anni e arrivato adesso a compimento. Con il tempo si era persa la memoria di questo altare, ma grazie a uno studio di Francesco Marchese, coordinatore del progetto di intervento, ne è stata ricostruita la storia e la localizzazione, che ha portato al suo ritrovamento. Marchese ha anche ritrovato la tela sagomata che Michi aveva dipinto per esaltare il Crocifisso, raffigurante San Francesco e altri santi con Francesco Datini. Il grande quadro, che si trovava nel salone di Palazzo Banci Buonamici, sede della Provincia di Prato, dopo esser stato per circa un secolo nelle collezioni comunali, è tornato a casa, e ora accoglie il Crocifisso Datini.
L’ultimo grande cantiere per la chiesa di San Francesco a Prato risale ai primi del Novecento e per questo l’antico complesso aveva bisogno di nuovi interventi per essere salvaguardato. Si è iniziato nell’estate 2021, ma prima si è proceduto a una rigorosa preparazione che ha coinvolto studi archivistici, indagini storiche e analisi diagnostiche. «Questo approccio multidisciplinare, spiega Francesco Marchese, ha permesso di ricostruire con maggiore precisione le fasi costruttive dell’edificio e di comprendere le trasformazioni accumulate nei secoli».
Il primo lotto ha riguardato la facciata principale, le vetrate e la riqualificazione dell’impianto elettrico. È proprio in questa fase, nel 2021, che è stata riaperta la nicchia che ospita l’altare Datini in controfacciata. Il secondo lotto (2022-23) ha comportato il restauro della zona absidale e il sistema di coperture, con particolare attenzione alla conservazione dei materiali storici e alla stabilità strutturale. Gli ultimi tre lotti (2023-25) sono consistiti nel restauro e consolidamento dell’aula della chiesa, con interventi sulle coperture lignee decorate e sulle superfici di pregio. È stato realizzato un nuovo impianto illuminotecnico.
Il costo complessivo dei lavori ammonta a 2,4 milioni di euro, con oltre il 70% dell’importo coperto dai fondi dell’8 per mille alla Chiesa cattolica. Un contributo decisivo per il raggiungimento di questo grande risultato. La parrocchia di San Donato in San Francesco (questo il nome per esteso) ha sostenuto un impegno finanziario diretto. La progettazione e direzione dei lavori sono stati affidati a un gruppo multidisciplinare coordinato dall’architetto Riccardo Berti con Francesco Marchese responsabile per la parrocchia. Tutti i lavori sono stati eseguiti sotto la supervisione della Soprintendenza. Di questa scoperta, delle altre (perché non è l’unica) e del grande progetto di restauro della Chiesa di San Francesco si parlerà il 15 novembre alle ore 10 nella chiesa stessa, quando verrà svelato l’altare del Crocifisso Datini, che tornerà visibile dopo trecento anni. Interverranno i progettisti, i rappresentanti della Soprintendenza, della parrocchia e dell’Ufficio diocesano per i beni culturali.
La Chiesa di San Francesco a Prato
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