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Una veduta della mostra «Richard Avedon: Facing West» da Gagosian, a Londra

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Una veduta della mostra «Richard Avedon: Facing West» da Gagosian, a Londra

Richard Avedon e il ritratto come atto politico

Da Gagosian, a Londra, 21 fotografie della serie «In the American West»: un percorso che va dalla fatica alla speranza, dalla durezza alla possibilità

Germano D’Acquisto

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Sembra quasi assurdo, visti i tempi che corrono, ma esiste un’America che non urla slogan, non indossa cappellini rossi e non chiede di essere salvata. Sta ferma, ti guarda dritto negli occhi, con la polvere addosso e il tempo inciso in faccia. È l’America che Richard Avedon (1923-2004) ha attraversato tra il 1979 e il 1984 e che dal 15 gennaio al 14 marzo torna nella sede londinese di Gagosian, in Grosvenor Hill, con «Richard Avedon: Facing West». Una mostra che sembra fatta apposta per essere guardata nel 2026, mentre l’America reale continua a interrogarsi su sé stessa tra nostalgia tossica, disincanto politico e ritorni ingombranti.

Quando «In the American West» debutta nel 1985, Avedon è già un’icona: moda, potere, celebrity, diritti civili. Ma qui cambia registro. Niente luci glamour, niente élite. Solo uomini e donne qualunque: minatori, rancher, vagabondi, lavoratori stagionali. Gente che non decide il destino del mondo, ma ne paga il prezzo. Guardandoli oggi, nell’epoca di Trump e del suo revival identitario, sembrano profezie silenziose. Non gridano rabbia, la contengono. Non chiedono vendetta, chiedono di essere visti. Avedon li fotografa contro un fondo bianco assoluto, come se li avesse strappati al paesaggio e messi davanti a un tribunale invisibile: il nostro sguardo. Usa una Deardorff 8×10, luce naturale, pochissimi artifici. Mantiene persino il bordo nero del negativo, per dirci che lì non c’è trucco, ma nemmeno verità. «Tutte le fotografie sono accurate. Nessuna è la verità», diceva. Una frase che oggi suona come un antidoto perfetto all’America delle fake news, delle narrazioni semplificate, dei nemici immaginari.

La mostra londinese, curata da Caroline Avedon, nipote del fotografo, non è un’operazione nostalgia. È una rilettura. Ventuno immagini scelte per costruire un percorso che va dalla fatica alla speranza, dalla durezza alla possibilità. C’è James Story, minatore di carbone, che Avedon paragonava a un san Sebastiano laico: martoriato, ma intatto. C’è Richard Wheatcroft, allevatore del Montana, fotografato due volte a distanza di due anni: quasi identico, eppure diverso. Basta guardare meglio per capire che il tempo, anche quando non fa rumore, lavora.

Ed è forse qui che «Facing West» dialoga in modo più feroce con l’America di oggi. L’America trumpiana ama le immagini forti, immediate, caricaturali. Avedon, invece, lavora sulla complessità. Nomina ogni soggetto, rifiuta l’idea di «tipo umano», resiste alla generalizzazione. È l’opposto della retorica che trasforma il «popolo» in massa indistinta. In queste fotografie non c’è eroismo, ma nemmeno vittimismo. C’è una dignità testarda, che non ha bisogno di bandiere.

Rivedere oggi «In the American West» significa anche interrogarsi su che cosa resta del sogno americano. Avedon l’aveva già capito: il sogno non è una promessa, è una superficie piena di crepe. Lui le fotografava con fede assoluta nelle superfici, perché lì, diceva, si nascondono gli indizi. Oggi quegli indizi parlano di una nazione stanca, disillusa, divisa. Ma anche di una resilienza che non passa dai comizi, bensì dai corpi.

Non è un caso che questa serie sia considerata il suo magnum opus. Non perché racconti «l’America vera», concetto sempre sospetto, ma perché racconta un’America possibile. Una che non ha bisogno di essere resa grande di nuovo, perché non si è mai raccontata come tale. In un momento storico in cui l’immagine è diventata propaganda istantanea, «Facing West» ricorda che il ritratto può ancora essere un atto politico, lento, scomodo, profondamente umano.

Forse è per questo che Avedon funziona ancora così bene oggi. Perché non offre risposte, ma volti. E ci chiede, senza alzare la voce, di sostenerne lo sguardo.

Richard Avedon, «Annette Gonzales housewife and her», 1980

Richard Avedon, «Unidentified migrant worker Eagle Pass», 1979

Germano D’Acquisto, 15 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

Richard Avedon e il ritratto come atto politico | Germano D’Acquisto

Richard Avedon e il ritratto come atto politico | Germano D’Acquisto