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Gaspare Melchiorri
Leggi i suoi articoliOggi 9 gennaio a Spoleto, alle ore 16.30, nella Sala della Bellezza, con accesso da Piazza della Signoria, verranno presentati i lavori di restauro della cripta di San Primiano, nel cuore della Cattedrale della città umbra. L’incontro offrirà un quadro completo degli interventi conclusi e consentirà ai presenti di visitare nuovamente uno degli spazi più antichi del complesso religioso spoletino. Nella circostanza interverranno l’arcivescovo Renato Boccardo, la soprintendente Francesca Valentini e la storica dell’arte Giovanna Sapori.
La figura di Primiano di Spoleto, martire del 302 ca, è profondamente intrecciata con la storia religiosa della città. Nato da una famiglia originaria di Ancona, rifiutò di abiurare la fede cristiana durante le persecuzioni di Diocleziano e Massimiano. Torturato e incarcerato, venne decapitato al Ponte Sanguinario (il ponte, monumento storico, situato nel sottosuolo nell’area orientale di piazza della Vittoria) il 31 agosto del 302. La sua sepoltura sul colle di Sant’Elia diede origine a un primo luogo di culto, sul quale si svilupparono nei secoli successivi la chiesa catacomba di San Primiano e la chiesa di Santa Maria del Vescovado. Nel 1067, con la costruzione della Cattedrale di Santa Maria, l’antico edificio assunse il ruolo di tribuna dedicata al martire.
La cripta si trova sotto la Cappella delle Reliquie, all’altezza della sesta campata della navata sinistra. La sua struttura semianulare, tipica dell’architettura paleocristiana, richiama modelli diffusi soprattutto a Roma. Questa sua forma corrispondeva alla necessità di organizzare un percorso razionale per i fedeli, che potevano scendere, attraversare l’ambulacro, sostare davanti alle reliquie del martire e poi risalire verso l’aula superiore. I resti della decorazione pittorica, confrontati con esempi analoghi, suggeriscono una datazione attorno al IX secolo. L’iscrizione «ubi terribilis … percussit», che è ancora leggibile, conferma la funzione narrativa dell’ambulacro, che raccontava le gesta del santo.
Gli interventi, dal valore complessivo di circa 97mila euro, sono consistiti in una serie di operazioni mirate a restituire stabilità e leggibilità alla cripta. La bonifica degli ambienti ha consentito di affrontare in modo strutturale il problema dell’umidità di risalita, mentre la sistemazione dell’area di accesso ha ottimizzato la fruibilità del percorso. Particolarmente attenta è stata la fase dedicata alla pulitura e al consolidamento degli intonaci antichi, insieme alle operazioni di conservazione dei frammenti superstiti del ciclo pittorico. Sono anche state predisposte le infrastrutture per i futuri impianti elettrici e di climatizzazione, indispensabili per garantire condizioni di salvaguardia adeguate.
Il progetto è opera dell’architetto Bruno Gori, mentre l’esecuzione dei lavori è stata affidata alla Tecnireco Srl Restauro e Conservazione Beni Culturali, diretta da Sergio Fusetti e Paolo Virilli. La stazione appaltante è il Ministero della Cultura-Segretariato Regionale per l’Umbria, con Giovanni Luca Delogu nel ruolo di Rup (Responsabile Unico del Procedimento). Si è trattato di un lavoro corale, che ha intrecciato competenze tecniche e conoscenze storico artistiche, con lo scopo di riportare alla luce un ambiente rimasto per anni pressoché invisibile al pubblico.
Il recupero della cripta restituisce oggi a Spoleto un tassello fondamentale della propria memoria religiosa e architettonica. La riapertura al pubblico rappresenta non solo un risultato tecnico, ma anche un gesto di riconnessione con le radici storiche della comunità.
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