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Ginevra Borromeo
Leggi i suoi articoliLa primavera newyorkese ha come tradizione comanda una programmazione museale che mette in dialogo grandi riletture storiche e produzione contemporanea. Le istituzioni maggiori come il Metropolitan e il Moma espongono giganti come Raffaello e Duchamp attraverso letture aggiornate del loro ruolo storico. Parallelamente, spazi come il Whitney e il Moma PS1 restituiscono una scena contemporanea frammentata ma estremamente reattiva, in cui la mostra diventa strumento di lettura del presente.
Qui di seguito una serie di mostre da non perdere in queste settimana.
American Folk Art Museum
«Self-Made: A Century of Inventing Artists»
Fino al 13 settembre 2026
La mostra mette in discussione l’idea tradizionale di artista autodidatta, proponendo una lettura più complessa e stratificata del concetto di «self-made». Attraverso sessanta artisti attivi nel XX secolo e contemporanei, il percorso evidenzia come l’identità artistica sia spesso il risultato di costruzioni personali articolate. Le opere includono autoritratti, narrazioni autobiografiche e alter ego visivi. Figure come Henry Darger diventano centrali per comprendere questa dimensione narrativa e autonoma della creazione. La mostra costruisce così una riflessione sul rapporto tra individuo, immaginazione e contesto culturale.
Brooklyn Museum
«Iris van Herpen: Sculpting the Senses»
16 maggio – 6 dicembre 2026
La retrospettiva dedicata a Iris van Herpen esplora il confine tra moda, tecnologia e sperimentazione artistica attraverso circa 140 creazioni. Gli abiti presentati superano la funzione vestimentaria per assumere una dimensione scultorea e concettuale. L’uso di materiali innovativi come stampa 3D, silicone e tecniche di modellazione avanzata contribuisce a costruire un immaginario fortemente futuristico. Le opere sono spesso ispirate a forme naturali e strutture organiche, che diventano la base per costruzioni complesse e dinamiche. La mostra evidenzia anche il carattere interdisciplinare del lavoro della designer, che si muove tra moda, scienza e arte visiva.
Frick Collection
«Ruffles & Ribbons: Fashion Plates from the Time of Marie Antoinette»
Fino al 3 agosto 2026
La mostra presenta una selezione di incisioni di moda del XVIII secolo che documentano in modo dettagliato l’estetica dell’epoca di Marie Antoinette. Attraverso queste tavole illustrate si ricostruisce un universo visivo fatto di abiti elaborati, decorazioni complesse e una forte attenzione alla rappresentazione del rango sociale. Le immagini funzionano anche come anticipazione delle moderne riviste di moda, mostrando come lo stile fosse già allora un linguaggio altamente codificato. Il percorso espositivo alterna abiti quotidiani, formali e cerimoniali, offrendo uno sguardo sulle diverse situazioni della vita aristocratica. Il risultato è una lettura della moda come strumento culturale oltre che estetico.
International Center of Photography
«Yves Saint Laurent and Photography»
11 giugno – 28 settembre 2026
La mostra analizza il ruolo centrale della fotografia nella costruzione dell’immagine di Yves Saint Laurent e della sua maison. Attraverso oltre 300 materiali tra fotografie, archivi e documenti, il percorso mostra come la rappresentazione visiva sia stata parte integrante della sua identità creativa. I lavori di fotografi come Richard Avedon, Helmut Newton e Annie Leibovitz diventano strumenti fondamentali nella costruzione dell’immaginario del brand. La mostra alterna immagini pubblicitarie, editoriali e materiali d’archivio, mostrando la continuità tra moda e cultura visiva. Il risultato è una lettura ampia del rapporto tra estetica e comunicazione.
Metropolitan Museum of Art
«Raphael: Sublime Poetry»
Fino al 28 giugno 2026
La grande retrospettiva dedicata a Raphael al Met si presenta come una delle ricostruzioni più complete mai realizzate della sua carriera.
Il percorso riunisce oltre 170 opere che attraversano tutte le fasi della sua breve ma intensissima vita artistica.
Dai primi anni a Urbino fino all’affermazione nella Roma papale, la mostra segue la costruzione progressiva del suo linguaggio pittorico. Raphael emerge come figura centrale del Rinascimento maturo, capace di sintetizzare influenze diverse in uno stile armonico e idealizzato.
Il confronto con Michelangelo, evocato nel contesto storico, sottolinea le tensioni artistiche dell’epoca. Le opere esposte includono dipinti, disegni e lavori preparatori che evidenziano il suo metodo di lavoro raffinato. Il percorso espositivo suggerisce anche la dimensione umana dell’artista, tra relazioni, committenze e dinamiche di corte. L’esposizione restituisce l’immagine di un artista che ha definito un ideale di bellezza ancora oggi centrale nella storia dell’arte.
«Gothic by Design: The Dawn of Architectural Draftsmanship»
Fino al 19 luglio 2026
La mostra esplora il lato meno visibile ma fondamentale dell’architettura gotica: il disegno progettuale.
Attraverso oltre 90 opere, il pubblico entra nel processo creativo che ha dato forma alle grandi cattedrali europee.
Non si tratta solo di edifici finiti, ma di idee, schizzi e sistemi di progettazione che precedono la costruzione. Il percorso evidenzia come il gotico sia stato un linguaggio tecnico oltre che estetico e i materiali esposti, che includono disegni, elementi architettonici e oggetti, mostrano la complessità del processo.
La mostra sottolinea la precisione matematica e collaborativa dei cantieri medievali, da cui emerge una rete rete di artigiani, architetti e progettisti che lavoravano in modo coordinato su scala monumentale. Il risultato è una lettura del gotico come sistema di conoscenza oltre che stile architettonico.
Morgan Library and Museum
«Hujar: Contact»
22 maggio – 25 ottobre 2026
La mostra dedicata a Peter Hujar si concentra sul materiale più intimo del suo processo fotografico: i fogli di contatto.
Questi documenti, conservati in grande quantità, diventano una forma di diario visivo della sua carriera.
Attraverso oltre 100 contact sheet emerge il percorso di un fotografo profondamente legato alla scena artistica newyorkese.
Le immagini mostrano l’evoluzione del suo lavoro dagli anni iniziali fino alla maturità artistica, e la presenza di annotazioni e segni sui fogli rivela il suo modo di pensare la composizione finale.
Non si tratta «solo» di fotografie finite, ma di un processo continuo di selezione e costruzione dello sguardo. Hujar ne emerge come figura centrale di un ambiente artistico intenso e spesso marginale, con una forza narrativa del mezzo fotografico che emerge nella sua forma più diretta.
Iris van Herpen, «Labyrinthine Kimono Dress», dalla Sensory Seas collection, 2020. Credits David Uzochukwu. Courtesy of the Brooklyn Museum.
Museum of Modern Art
«Marcel Duchamp»
Fino al 22 agosto 2026
La retrospettiva del MoMA dedicata a Marcel Duchamp segna un ritorno fondamentale su una delle figure più influenti dell’arte moderna. Il percorso attraversa pittura, scultura, fotografia, film e materiali documentari, offrendo una visione ampia della sua produzione.
L’esposizione include opere iconiche come «Fontana» e «Nudo che scende le scale». Questi lavori vengono inseriti in un contesto più ampio che mostra l’evoluzione del suo pensiero artistico. Perchè la mostra non si limita alla «fama» dei ready-made, ma approfondisce anche aspetti meno noti della sua pratica. Emergono così lavori che permettono di leggere Duchamp non solo come provocatore, ma come sperimentatore continuo.
MoMA PS1
«Greater New York 2026»
Fino al 17 agosto 2026
La mostra riunisce 53 artisti legati alla scena newyorkese contemporanea, offrendo una panoramica ampia e non gerarchica della produzione attuale. Il progetto si sviluppa all’interno dell’ex edificio scolastico che ospita il museo, trasformando lo spazio architettonico in parte attiva dell’esperienza espositiva. Le opere spaziano tra pittura, scultura, installazione e pratiche ibride, riflettendo la natura fluida della scena artistica cittadina. Il percorso non segue una narrazione lineare ma costruisce una mappa di linguaggi e approcci differenti. L’insieme restituisce un’immagine dinamica e in continua trasformazione dell’arte a New York.
New Museum
«Sarah Lucas. VENUS VICTORIA»
Dal 12 maggio 2026
L’intervento di Sarah Lucas segna l’avvio della nuova fase del New Museum, occupando lo spazio esterno recentemente ampliato. L’opera si inserisce in un contesto architettonico trasformato dal progetto di espansione curato da OMA, diventando un elemento visibile direttamente nello spazio urbano. La scultura dialoga con la città più che con l’interno del museo, riflettendo una pratica artistica che spesso lavora su ironia, corpo e provocazione. Il progetto assume anche una dimensione istituzionale, segnando simbolicamente l’apertura del nuovo spazio espositivo. L’opera si colloca così tra arte pubblica e intervento architettonico.
Noguchi Museum
«Noguchi’s New York»
Fino al 13 settembre 2026
La mostra ricostruisce il rapporto profondo e complesso tra Isamu Noguchi e la città di New York, che fu per lui una presenza costante ma intermittente lungo quasi settant’anni di vita. Il percorso non si limita a celebrare le sue sculture, ma entra nel territorio delle idee urbane e progettuali che l’artista immaginò per lo spazio pubblico.
Attraverso modelli, fotografie d’archivio e materiali documentari, emerge un Noguchi visionario, interessato a trasformare la città in un ambiente più giocoso, umano e scultoreo. Uno dei nuclei centrali è il progetto «Play Mountain», pensato come una grande struttura-parco giochi da inserire in Central Park. L’idea, radicale per l’epoca, mostra quanto Noguchi intendesse superare i confini tra arte, design e urbanistica. La sua proposta però non venne accolta, segnata anche dal rifiuto delle autorità urbane del tempo. La mostra restituisce anche altri progetti mai realizzati per istituzioni importanti come le Nazioni Unite e spazi.
Solomon R. Guggenheim Museum
«Carol Bove»
Fino al 2 agosto 2026
La prima grande retrospettiva di Carol Bove trasforma la spirale del Guggenheim in un ambiente scultoreo continuo. Le opere in acciaio piegato e colorato si inseriscono nello spazio architettonico seguendone il movimento circolare. La mostra non si limita a presentare lavori statici ma costruisce un’esperienza immersiva che coinvolge direttamente il visitatore. Alcuni elementi sono pensati per essere utilizzati o attraversati, come sedute e oggetti interattivi. Il rapporto tra scultura e architettura diventa così il centro dell’intero progetto espositivo.
Whitney Museum of American Art
«Whitney Biennial 2026»
Fino al 23 agosto 2026
L’edizione 2026 mette insieme pratiche molto diverse tra loro, senza cercare una narrazione unitaria, ma lasciando che siano le frizioni e le discontinuità tra i lavori a costruire il percorso. Il risultato è un’esposizione che si muove tra installazioni ambientali, video, pittura e lavori ibridi che riflettono un presente artistico frammentato e instabile. Alcuni lavori insistono su linguaggi tecnologici e rituali contemporanei, altri si concentrano su esperienze più intime o corporee, ma tutti condividono una certa urgenza nel reagire al presente. Tra gli artisti in mostra emergono Zach Blas e Kelly Akashi, che contribuiscono a definire il tono di una Biennale che non offre risposte nette, ma piuttosto una lettura aperta e a tratti ambigua dello stato dell’arte negli Stati Uniti oggi.
«Andy Warhol Family Album»
30 aprile – 19 ottobre 2026
La mostra dedicata a Andy Warhol esplora la sua produzione fotografica più intima attraverso un vasto nucleo di Polaroid realizzate tra il 1972 e il 1973. Il progetto si configura come un vero e proprio archivio personale, in cui si intrecciano ritratti di amici, celebrità, collaboratori e momenti quotidiani della sua vita. Le immagini non seguono una gerarchia precisa ma restituiscono la logica seriale e continua del suo sguardo. La presenza di figure come Yves Saint Laurent e del suo cane Archie contribuisce a delineare un universo in cui vita privata e costruzione dell’immagine pubblica risultano costantemente sovrapposte. La mostra mette così in evidenza il carattere diaristico e insieme artificiale della sua pratica fotografica.
Andy Warhol, «Andy Warhol and Archie»,1973. © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc. / Licensed by Artists Rights Society (ARS), New York.