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Uno scatto dall'edizione 2025 al Théâtre Antique

© Les Rencontres d'Arles

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Uno scatto dall'edizione 2025 al Théâtre Antique

© Les Rencontres d'Arles

Quaranta mostre e decine di progetti diffusi per i Rencontres d'Arles 2026

La nuova edizione di uno dei più prestigiosi festival di fotografia al mondo trasforma l’intera città in un museo a cielo aperto ricco di eventi, workshop, e mostre di artisti internazionali

Dal 6 luglio al 4 ottobre la 57ma edizione dei Rencontres d’Arles trasforma ancora una volta la città provenzale nel principale osservatorio internazionale sulla fotografia contemporanea. Africa, Mediterraneo, indipendenza, ecologia, archivi, nuove generazioni e forme del vivente attraversano oltre quaranta mostre e decine di progetti diffusi tra Arles e il territorio circostante. Un’edizione che guarda alle trasformazioni geopolitiche e culturali del presente attraverso il mezzo fotografico come strumento di conoscenza. La manifestazione giunge in un momento simbolicamente significativo: il biennio 2026-27 coincide con il bicentenario dell’invenzione della fotografia. Una ricorrenza che attraversa l’intero progetto culturale del festival, diretto da Christoph Wiesner e che lo scorso anno ha registrato oltre 175mila visitatori, confermandosi il più importante appuntamento europeo in questo settore e uno dei principali al mondo. Il titolo concettuale di questa edizione potrebbe essere sintetizzato dall’espressione scelta proprio dal direttore Wiesner: «Mondi da scoprire». L’obiettivo non è semplificare la complessità contemporanea ma restituirla nella sua stratificazione, utilizzando la fotografia come strumento capace di rivelare ciò che normalmente sfugge allo sguardo. Il programma si sviluppa attorno a cinque grandi nuclei tematici: «Indépendances», «Traversées», «Vies Sensibles», «Relectures» ed «Émergences», cui si aggiungono le sezioni dedicate agli archivi, ai libri fotografici e ai programmi diffusi sul territorio. Il tema più forte è probabilmente quello dell’indipendenza africana. In dialogo con la Saison Méditerranée 2026, Arles dedica una parte consistente del programma alle narrazioni africane e postcoloniali. La mostra «Ghana! Rêver l’Indépendance 1957-1976», curata da Damarice Amao, ricostruisce il ruolo della fotografia nella costruzione dell’identità del Ghana dopo l’indipendenza dal Regno Unito, intrecciando materiali storici e opere contemporanee. Accanto, trovano spazio figure come il fotografo ivoriano Paul Kodjo, protagonista di una retrospettiva dedicata ai suoi celebri fotofumetti, e l’artista congolese Sammy Baloji, che continua la sua riflessione sulle eredità del colonialismo e sulle tensioni tra archivi europei e memorie locali. Sul tema del Mediterraneo le mostre di Anne-Lise Broyer, Bruno Boudjelal, Katia Kameli e Orianne Ciantar Olive trasformano il mare in una geografia della memoria, delle migrazioni, dei conflitti e delle identità multiple, mentre il rapporto tra fotografia e mondo animale è al centro dei progetti di Lisa Oppenheim, Meghann Riepenhoff, Lara Tabet e Rebekka Deubner che esplorano i processi biologici, geologici e ambientali come elementi costitutivi dell’immagine fotografica stessa. Come ogni anno ampio spazio è dedicato alla rilettura della storia della fotografia: figura centrale di questa edizione è lo statunitense William Klein (1926-2022), celebrato nel centenario della nascita con la mostra «This Way to Heaven».

Redazione, 06 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

Quaranta mostre e decine di progetti diffusi per i Rencontres d'Arles 2026 | Redazione

Quaranta mostre e decine di progetti diffusi per i Rencontres d'Arles 2026 | Redazione