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Corte interna dell’edificio progettato da Jean Nouvel per l’ampliamento del Museo Reina Sofía di Madrid

© Courtesy Museo Reina Sofia 2023

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Corte interna dell’edificio progettato da Jean Nouvel per l’ampliamento del Museo Reina Sofía di Madrid

© Courtesy Museo Reina Sofia 2023

Quando la politica rimane a distanza i musei possono fiorire in uno spazio civico

Due esempi di musei imperdibili a Madrid, il Reina Sofía e il Prado, Sono pionieri con il loro approccio all’esposizione che sfida i limiti delle funzioni di un museo. Fra esposizioni meta museali e un maggiore focus sull’esperienza della visita, sono esempi di come nuovi modelli dell’arte non possano solo funzionare, ma avere successo

Alberto Salvadori

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Alla domanda di che cosa sia un museo d’arte contemporanea oggi si può rispondere con l’invito ad andare a Madrid al quarto piano del Museo Reina Sofía per trovare eccellenti risposte. Una precisazione: da almeno due decenni il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía fa scuola su come oggi un museo possa interrogarsi sulla sua funzione e su come la collezione possa esserne lo strumento ideale. L’allestimento «Colección Arte Contempóraneo1975-Presente» è un magistrale esempio di museografia. Elementi valoriali e momenti cruciali della cultura non solo spagnola affrontati in tre itinerari preceduti da un’introduzione, «Una historia del los afectos en el arte contempóraneo», «Los poderes de la ficción. Escultura, nuevos materialismos y estéticas relacionales», «Un marco nuevo. La institución, en el mercado y el arte que los excede», a loro volta suddivisi in 21 ambienti-capitoli; ognuno di essi ben visualizzato, ben raccontato, senza la smania del capolavoro, affondando in quella magica storiografia nella quale trovano spazio tutte le voci del coro che compone l’intera società e il suo multiculturalismo; pensare il museo vicino a una delle teorie più interessanti degli ultimi anni, i «subaltern studies», che tanto devono alle intuizioni gramsciane. Non esiste egemonia o verticalità di pensiero, bensì associazioni di idee ed eterogeneità della produzione artistica, coinvolgendo i protagonisti di ogni epoca, senza venire meno alla qualità delle opere esposte. Dare spazio alle moltitudini di voci. Il museo come strumento di conoscenza, riflessione, appartenenza identitaria, piattaforma di pensiero condiviso e collettivo. 

L’altro museo che pone delle riflessioni è il Prado. Non c’è bisogno di parlare della sua straordinaria collezione. Mi soffermo solo su alcuni aspetti apparentemente minori: al Museo del Prado non si possono fare fotografie nelle sale, a eccezione di tre; il risultato è vedere le persone concentrate sulle opere e non sugli schermi. Nel 2025 tre milioni e mezzo di persone hanno visitato il museo senza perdersi nella ricerca dell’inutile fotografia fatta con il cellulare. Nessun imbarazzante assembramento davanti ai capolavori per un’educazione alla e della visione. Altri aspetti che colpiscono sono l’integrità, la sobrietà ed eleganza dell’intero contesto, dall’allestimento, alla gentilezza dell’accoglienza, la guardiania attenta e cortese, i servizi di ristoro e la libreria, la biglietteria senza bagarini e/o anomale agenzie di viaggio saltafila; il tutto è ovviamente gestito direttamente dall’istituzione (il Prado è un museo nazionale) e non da esterni. La direzione è affidata a persone selezionatissime con curricula ineccepibili, non manager culturali ma eccellenti storici dell’arte, affiancati da amministrativi, senza un contratto a termine che ne limita l’operato, con un ego adeguato alla competenza e la politica che rimane a distanza di sicurezza. Tra l’altro, dal 2024, generalmente i prezzi dei biglietti in Spagna sono stati rivisti al ribasso: oggi al Prado si entra con 15 euro, e al Reina Sofía dalle 19 alle 21, a eccezione del martedì, e la domenica dalle 12.30 alle 14.30 si entra gratis, e anche in molte altre istituzioni culturali vi sono simili agevolazioni. 

Visitando questi musei si capisce quanto la comunità di riferimento, i cittadini, le persone che ci lavorano credano nel valore e nell’importanza delle istituzioni pubbliche: il museo come servizio pubblico.

Alberto Salvadori, 17 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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