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Gilberto Ganzer
Leggi i suoi articoliEugenio Polesello, il pittore di Cortina. Così venne chiamato dagli amici e in parte dalla critica questo artista lontano dal dogma dell’astrattismo: per lui il ritorno alla figura e al paesaggio era un campo di indagine formale, un ritorno alle sedi dell’emozione. Eugenio Polesello era nato il 7 luglio del 1895 a Pordenone da una famiglia di commercianti dove nessuno aveva mai coltivato ambizioni artistiche. Tuttavia appena cominciò a frequentare la scuola, Eugenio stupì i suoi insegnati come «se fosse stato pittore da sempre». Suo padre gli impose però, prima di iscriversi all’Accademia, di conseguire il diploma di studi tecnici. Nel 1910 poté finalmente trasferirsi a Venezia che riuscì ancora a frequentare fino allo scoppio della guerra. L’Accademia del vecchio Guglielmo Ciardi, dal quale apprese a descrivere il paesaggio in un linguaggio singolarmente compendiario, annotato attraverso macchie dense e corpose come dimostrano anche i piccoli paesaggi dell’ultima produzione.
La radice cézanniana, individuata già nelle sue prime opere veneziane, incontra dunque le ricerche che in quel periodo stavano conducendo artristi come Tosi, Carrà e Sironi. Come questi, anche Polesello sceglie di contrapporre all’attimo mobile e leggero imprigionato nel quadro impressionista, l’originale solidità delle cose e l’essenziale «Verità» della natura. Con Tosi infatti molti artisti lombardi e toscani scelsero il paesaggio come poetica di recupero del sentimento della natura; il paesaggio concepito e attuato nell’opposizione costante all’Impressionismo, proprio sul terreno privilegiato dell’en plein air della sensazione emotiva.
Accademia di Belle Arti di Venezia, Scuola del nudo con il professor Ettore Tito, tra gli allievi Eugenio Polesello
I dipinti «Motivo sul Garda» e «La via di Cortina» esposti alla personale del 1947 nella milanese galleria Gussoni, fanno intuire che la lezione di Cézanne non si è esaurita ma, anzi, è stata assimilata ed elaborata in una personale sintesi di visione attraverso la geometrizzazione dello spazio che allontana l’immagine della semplice riproduzione descrittiva e veristica della realtà.
Polesello s’impegna a dare solidità alle cose, a coglierne i volumi e i pesi in un’inclinazione forse attinta al clima milanese che faceva capo a Sironi, ma siamo ormai nel secondo dopoguerra, momento che fa registrare un forte cambio di rotta nella cultura artistica italiana: gli schieramenti, astrattismo e figurativo, si fronteggiano senza esclusioni di colpi e cercano di ritrovare, attraverso un tessuto di informazioni dato dall’organizzazione di numerose mostre e iniziative culturali, quel dialogo con l’Europa sia attraverso il fronte nuovo delle arti sia attraverso altre prospettive. Polesello non sarà mai un teorizzatore e continuerà a dipingere la sincerità del pittore di paesaggio lavorando quasi per integrare la natura alla nostra società, per quasi renderla più «sana» uscendo dal solipsistico mondo della tecnologia dove la mente rimane immagine di sé stessa.
Meritorio è il progetto portato avanti sulle mostre sulla montagna e nella storica ricerca fotografica e iconografica promossa sapientemente a Cortina dal 1956; un’occasione all’epoca che promosse al mondo l’immagine turistica della località anche nella sua veste più mondana; Polesello si distingue anche per questo filone propagandistico-visivo attraverso una messe di cartoline identificanti la ormai celebre località.
Eugenio Polesello, che di Cortina ripropose il suo paesaggio a confronto con il proprio paesaggio interiore, come suggeriva Maurizio Fagiolo dell’Arco.
Eugenio Polesello, «Mattino sui canali. Burano», Collezione privata
Eugenio Polesello, «Natura morta con violino», Collezione privata
Eugenio Polesello, «Ritratto dellla moglie Adele», Collezione privata
Eugenio Polesello, «Strada dello Stelvio d’Ortles», Collezione privata