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Parigi, il Salon du Dessin è alle porte: i dettagli dell’edizione 2026

Il nuovo appuntamento non tradisce la natura intima e iper-selezionata della fiera, dove epoche e generi si ritrovano a dialogare senza limiti di continuità in uno spazio facilmente fruibile e suggestivo

Davide Landoni

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La primavera a Parigi ha il suono della carta. Un fruscio che aleggia per tutte le vie e va intensificandosi mano a mano che ci si avvicina al Palais Brongniart, dove diventa intenso sfogliare. Qui il disegno - antico, moderno, contemporaneo - si rivela in tutte le sue forme: intuizione, gesto, studio, bozza, passaggio preparatorio, opera finita. È la trentaquattresima edizione del Salon du Dessin, la più importante fiera al mondo dedicata al medium cartaceo. Appuntamento quindi dal 25 al 30 marzo 2026, con preview e visita stampa il 24 marzo, con le trentanove gallerie partecipanti, diciotto delle quali internazionali. Un evento catalizzatore che non si esaurisce nel perimetro della fiera, ma coinvolge musei, fondazioni e istituzioni trasformando la città nella capitale globale dell’arte su carta. L'occasione per collezionisti, addetti ai lavori e appassionati di convergere in un unico, magico luogo.

L'edizione 2026 del Salon non tradisce infatti la natura intima e iper-selezionata della fiera, dove epoche e generi si ritrovano a dialogare senza limiti di continuità in uno spazio facilmente fruibile e suggestivo, che favorisce il dialogo diretto con le opere e con chi le presenta. Accanto alle gallerie che ne hanno costruito l’identità nel tempo, si segnalano nuovi ingressi significativi come Demisch Danant, che presenta una mostra monografica dedicata a Eugène Isabey, Galerie Lowet de Wotrenge, specializzata in disegni antichi, Galerie La Forest Divonne, attenta alle ricerche contemporanee, e Galerie Jean-François Cazeau, che rafforza il dialogo tra storicità e modernità del segno. Il ritorno di gallerie storiche dopo alcune edizioni di assenza testimonia inoltee la vitalità del Salon e il suo ruolo centrale nel mercato internazionale del disegno.

Ospite d’onore del 2026 è il Musée d’art moderne André Malraux di Le Havre, il MuMa, che porta al Salon una selezione di trentasei fogli provenienti da una delle più importanti collezioni pubbliche francesi. Il percorso proposto attraversa l’Ottocento e il Novecento, dall’Académie d’homme di Pierre-Paul Prud’hon al disegno preparatorio per Les Romains de la décadence di Thomas Couture, passando per i pastelli di Edgar Degas, le acque leggere di Eugène Boudin, le vibrazioni cromatiche di Raoul Dufy e le sperimentazioni astratte di Jean-Michel Coulon. È un racconto che intreccia Impressionismo, Simbolismo, Fauvismo e modernità, sottolineando il ruolo del disegno come campo di sperimentazione per la pittura.

Cuno Amiet (1868-1961), Rosa Luder, 1900, Crayon de couleur sur papier, 460 x 460 mm © Bottegantica

Pablo Picasso (1881-1973), Pomme (recto) et Guitare au guéridon (verso), 1916 Gouache et aquarelle (recto) / Graphite sur papier (verso) 29 x 22.6 cm

All’interno della fiera, il dialogo tra epoche si traduce in accostamenti di grande intensità. La Galerie Lowet de Wotrenge presenta il ritratto incisivo di Cornelis Visscher con «Portrait of Philippus Rovenius» e la potenza plastica dell’«Academy of a Male Nude» di Jacob Jordaens, mentre la Galerie de Bayser espone la raffinata tensione luminosa di Pierre-Paul Prud’hon in «The Torch of Venus». La tradizione settecentesca e neoclassica trova espressione anche alla W. M. Brady & Co, con «Young Woman Reading» di Étienne-Charles Le Guay, e alla Galerie Éric Coatalem, dove Tiepolo anima la scena con «The Wedding Procession of Polichinelle».

L’Ottocento romantico e realistico emerge con forza grazie a Théodore Géricault e al suo «An Arabian Horse», presentato da Härb Nuti, e con il rigore formale di Jean-Auguste-Dominique Ingres nel «Portrait of Gaspard Bonnet» proposto da Stephen Ongpin Fine Art. La soglia della modernità è segnata da opere come «La mujer del cantaro» di Pablo Picasso alla Galerie Dina Vierny, dal lirismo colorato di Cuno Amiet con «Rosa Luder» da Bottegantica, e dai pastelli di Edgar Degas ancora una volta presenti nello stand di Stephen Ongpin Fine Art. La Galerie de la Présidence intreccia invece la finezza del segno di Eugène Boudin, l’intimità di Suzanne Valadon e il ritmo cromatico di Sonia Delaunay, offrendo una visione coerente del disegno come spazio di sperimentazione.

Il Novecento avanzato e il contemporaneo confermano poi la centralità del disegno come fondamento di ogni pratica artistica. La Galerie AB presenta Joan Miró con «Untitled, Women and Bird», la Galerie Berès espone un intenso foglio di Wifredo Lam, mentre la Galerie Jean-François Cazeau propone la forza materica della gouache di Pierre Soulages. Con Galerie La Forest Divonne, il lavoro di Alexandre Hollan restituisce al segno una dimensione meditativa e quasi ascetica, in cui il tempo diventa materia.

Intorno alla fiera, il Salon du Dessin anima per il ventiseiesimo anno consecutivo la Drawing Week, coinvolgendo musei e istituzioni di primo piano, e ospita un simposio internazionale dedicato alla materialità del disegno, ai suoi supporti e alle sue tecniche. Il concorso di disegno per bambini, realizzato in collaborazione con Le Petit Léonard, e la partnership con Drawing Now Paris completano un ecosistema che rende il Salon non solo una fiera, ma un vero e proprio momento di riflessione collettiva sull’arte su carta.

Davide Landoni, 07 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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