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Jacopo Negretti detto Palma il Giovane, «Adorazione dei Pastori» (1610 ca; particolare). Brescia, Collezione Faustino Lechi

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Jacopo Negretti detto Palma il Giovane, «Adorazione dei Pastori» (1610 ca; particolare). Brescia, Collezione Faustino Lechi

Palma il Giovane: si celebrano i quattrocento anni della pala d’altare del Duomo Nuovo di Brescia

Per la ricorrenza, a dicembre Casa Museo Zani ricorda il maestro veneziano con un’esposizione di quattro dipinti. Al via anche il restauro dell’opera in Cattedrale, sostenuto da Fondazione Zani

Valeria Sermonti

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Quattrocento anni dopo la sua realizzazione, la grande pala d’altare di Palma il Giovane, conservata nel Duomo Nuovo di Brescia, diventa l’occasione per riscoprire il profondo legame tra il pittore veneziano e il territorio bresciano. L’opera, intitolata «Assunta e i santi Carlo Borromeo, Francesco e il vescovo Marino Zorzi», è al centro di un duplice progetto promosso da Casa Museo Zani (a Cellatica, Bs) in occasione delle festività natalizie: l’avvio del suo restauro, sostenuto da Fondazione Zani, e la mostra «Palma il Giovane e Brescia. Omaggio a Palma», in programma dal 4 dicembre al 28 febbraio.

La rassegna propone quattro significative opere su tela che raccontano la fortuna artistica del maestro veneziano e la diffusione della sua produzione nel Bresciano, grazie a una ricca rete di committenze religiose e private. Tra i lavori esposti figura il dittico con l’«Arcangelo Gabriele annunciante» e la «Madonna annunciata», oggi custodito al Museo dei Cappuccini di Milano, ma proveniente dall’antica chiesa dei Cappuccini di Brescia. In mostra anche l’«Adorazione dei pastori», documentata nel Settecento nella collezione di Casa Avogadro, testimonianza della presenza delle opere dell’artista nelle dimore private cittadine.

Particolarmente interessante è il bozzetto dell’«Allegoria della Battaglia di Lepanto», preparatorio per il grande dipinto realizzato per la Cappella del Rosario della Chiesa di San Domenico, edificio scomparso alla fine dell’Ottocento. Riscoperta soltanto in tempi recenti, l’opera è stata restituita alla sua leggibilità grazie a un complesso intervento di recupero presso il Centro di Conservazione e Restauro di Venaria Reale (To) e documenta uno dei più importanti cicli decorativi realizzati da Palma per Brescia.

Definito nel 1648 da Carlo Ridolfi «il trionfatore dell’arte nel suo secolo», Palma il Giovane nacque tra il 1548 e il 1550 a Venezia, dove morì nel 1628. Fu autore di una vastissima produzione di pale d’altare, grandi tele e dipinti destinati a chiese e collezioni private. Il rapporto con Brescia e con i territori della Terraferma veneziana fu particolarmente intenso, come dimostrano le numerose opere ancora presenti nelle chiese cittadine, in Franciacorta, sul Garda e nelle valli bresciane.

La sua pittura, capace di fondere il vivace colorismo della tradizione veneziana con la monumentalità e la compostezza formale maturate durante il soggiorno romano, esercitò una notevole influenza sulla cultura figurativa lombarda tra Cinque e Seicento.

La mostra, curata da Angelo Loda, responsabile del settore storico-artistico della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Bergamo e Brescia, offre dunque un’occasione per approfondire la presenza e l’eredità di uno dei protagonisti della pittura veneziana tra XVI e XVII secolo, valorizzando al tempo stesso un patrimonio artistico che continua a raccontare la storia culturale del territorio bresciano.

Valeria Sermonti, 06 novembre 2026 | © Riproduzione riservata

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