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Gianfranco Ferroni
Leggi i suoi articoliA Roma, a Palazzo Ripetta, la presenza di una «Sfera» di Arnaldo Pomodoro segnala una passione per l’arte contemporanea. In un volume fotografico firmato da Aurelio Amendola (classe 1938), con immagini in bianco e nero, l’edificio ora viene valorizzato per la sua storia e la sua necessaria, indispensabile, quotidianità: nato nel 1672 come Conservatorio della Divina Provvidenza per volontà di Papa Innocenzo XI, il palazzo ha attraversato i secoli trasformandosi prima in residenza nobiliare e successivamente, dagli anni Cinquanta del secolo scorso, in una struttura ricettiva della famiglia Ginobbi. Il restauro concluso nel 2022 ne ha ulteriormente consolidato il dialogo tra passato e presente.
Amendola, per il volume pubblicato da Rizzoli, confessa come è nata l’avventura: «Quando mi è arrivata una telefonata in cui mi si chiedeva di fotografare Palazzo Ripetta, la mia prima obiezione è stata: io non fotografo gli alberghi. Ma quando l’ho visitato con mia figlia mi sono ricordato che lo conoscevo. Lo avevo frequentato negli anni Sessanta e Settanta, quando ci andavano artisti come Liberatore, Fazzini e Manzù». Il fotografo è un fiume in piena: «Mi sono preso del tempo per pensarci. Poi ho deciso di fotografarlo in bianco e nero. Volevo mescolare le mie luci, e credo che il bianco e nero sia la scelta più elegante. Non è stato facile. Si tratta di spazi molto delicati: è stato un lavoro lungo. Andavo e venivo. Ma quando faccio una cosa, mi piace farla per bene». E non sono mancate le difficoltà: «Per gli esterni, era impossibile inquadrare il palazzo nella sua interezza, in una strada così stretta. La fortuna ci ha aiutato, e mi è stato possibile salire sul tetto di una casa vicina. E così, eccolo, il cielo romano. Palazzo Ripetta e Roma, misteriosa e bellissima». Ma il viaggio era solo all’inizio: «Più mi addentravo nei corridoi, più rimanevo catturato dall’eleganza degli spazi. Osservando le sculture, compresa l’opera di Pomodoro, ho deciso di fotografare l’albergo come fotograferei l’architettura, un pezzo di storia, con luci e ombre. Gli volevo dare un senso magico. La porta della Suite Roma: che c’è di là? Qui c’è fascino antico». Perché, come sottolinea Francesca Ginobbi, Palazzo Ripetta è «l’incarnazione di un sogno tramandato nel tempo», e «le immagini di Amendola non raccontano soltanto gli spazi, l’arte e la bellezza architettonica, ma costituiscono l’anima che mio padre vi ha infuso: la cura del dettaglio, il dialogo costante tra passato e presente, il rapporto profondo per la storia del luogo». Emozioni che si rinnovano camminando nel Salone Bernini, un tempo cappella del Conservatorio della Divina Provvidenza, guardando la scultura «Picco» di Bruno Liberatore, sfiorando le opere di Sinisca, fermandosi davanti al «Cardinale» di Giacomo Manzù.
Palazzo Ripetta. Arte e ospitalità a Roma
autori vari, 128 pp., Rizzoli, Milano 2026, € 70
La copertina del volume
Gianfranco Ferroni
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