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Francesco Tiradritti
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Chi ancora crede nella maledizione di Tutankhamon porta a testimonianza la repentina morte del finanziatore degli scavi Lord George Herbert, V conte di Carnarvon (1866 -1923) o quella altrettanto inaspettata di uno dei capi operai di Howard Carter (1874-1939). Già molto tempo fa un documentario della Bbc aveva invece dimostrato che quanti avevano partecipato alla scoperta della tomba del giovane sovrano erano vissuti in media più di ottant’anni. Se questa è una maledizione… Infatti, non lo è. Chi è un po’ addentro nelle cose egittologiche sa da tempo che si tratta di un’invenzione frutto di una riuscita trovata giornalistica.
Lo dimostra chiaramente, se mai ve ne fosse stato bisogno la lettera di Howard Carter, datata il 21 gennaio 1934 e recentemente venduta dalla RR Auction di Amherst (New Hampshire). È indirizzata all’illustratrice Helen Euphrosyne «Lallie» Ionides (1871-1967), figlia di Constantine Alexander, noto per un generoso lascito di dipinti al V&A Museum di Londra. Carter ringrazia Miss Ionides per le due lettere e il ritaglio di giornale che gli ha inviato. Quest’ultimo doveva contenere i necrologi di María del Rosario de Silva y Gurtubay, duchessa d’Alba, morta l’11 gennaio precedente, e dell’egittologo e giornalista Arthur Weigall, deceduto il 2 gennaio. Carter si dichiara profondamente rattristato dalla prima notizia, ammettendo invece «di non provare il medesimo sentimento» per la seconda. Anzi, definisce la morte di Weigall una vera benedizione per l’archeologia. Si spiega poi meglio affermando che il collega (Weigall e Carter erano stati entrambi ispettori del Servizio delle Antichità egiziano) era bravo a scrivere, ma anche molto astuto. Carter afferma che sarebbe stato proprio Weigall all’origine della «Maledizione di Tutankhamon».
All’epoca della scoperta di Tutankhamon Weigall lavorava come corrispondente per «The Daily Mail» e conoscendo personalmente e da tempo Carter e Carnarvon, riteneva di avere diritto a un trattamento di favore rispetto agli altri giornalisti. Poiché Carnarvon aveva già venduto l’esclusiva delle notizie a «The Times», rimase deluso e si inventò perciò la storia della maledizione. Soddisfatto di essersi sfogato Carter passa a trattare altri argomenti con meno acrimonia.
La lettera dà conto di un aspetto che ha contributo ad aumentarne il già notevole fascino della vicenda legata alla scoperta della Tomba di Tutankhamon.
Degna di nota è però anche la valigetta in pelle marrone che compare al lotto successivo nella medesima vendita di RR Auction. Anche questa apparteneva a Howard Carter, cosa che risulta chiaramente dimostrata dall’inconfondibile monogramma. È stata venduta per 3.453 dollari (3.075 euro) comprese le commissioni. Nel febbraio 2025 una valigia, sempre attribuita a Carter, era stata invece battuta per 12mila sterline (14.350 euro) escluse le commissioni. La cosa straordinaria è che quella messa all’asta di recente è sicuramente vera, mentre quella venduta l’anno passato suscita non pochi dubbi sulla sua autenticità. Un altro mistero che va ad aggiungersi agli innumerevoli che già gravano sulla scoperta della Tomba di Tutankhamon.
La valigetta in pelle marrone di Howard Carter che compare nella medesima vendita di RR Auction
Francesco Tiradritti
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