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Ludovica Zecchini
Leggi i suoi articoliNegli ultimi anni l'Upper East Side ha visto ridimensionarsi la propria centralità nella mappa delle grandi gallerie internazionali di New York. È forse la fine di una stagione? Nel 2020 era stata la brasiliana Nara Roesler, una delle realtà più affermate del mercato latinoamericano, a lasciare il quartiere. Nel 2025 aveva seguito la stessa strada Hauser & Wirth, abbandonando la townhouse al 32 East 69th Street, poi venduta da Manuela e Iwan Wirth - che utilizzavano l’edificio anche come abitazione privata — per 10,5 milioni di dollari. Ora è arrivato il turno di David Zwirner, che ha chiuso la propria sede al 34 East 69th Street, aperta nel 2017.
Difatti, il movimento racconta una trasformazione più ampia della geografia dell’arte a Manhattan. Le mega-gallerie internazionali stanno concentrando sempre più le proprie attività a Chelsea e nei nuovi distretti del mercato contemporaneo, mentre l’Upper East Side sembra avviarsi verso un modello diverso, fatto di dealer specializzati, gallerie storiche, arte antica e nuovi spazi più agili.
La decisione di David Zwirner era comunque programmata. «Era sempre stato nei nostri piani lasciare l’Upper East Side una volta completata l’ultima fase del rinnovamento della nostra sede di Chelsea», ha spiegato un portavoce della galleria. Con la riapertura dello spazio al 525 West 19th Street, progettato dall’architetta Annabelle Selldorf e rinnovato dopo i lavori, «quel momento è arrivato, anche se siamo dispiaciuti di lasciare l’Upper East Side».
La sede di East 69th Street occupava una townhouse, di cui Zwirner utilizzava i primi tre piani, mentre il quarto era occupato dalla società di advisory Adler Beatty. In quasi dieci anni di attività lo spazio aveva ospitato circa trenta mostre, costruendo un programma capace di alternare grandi nomi della storia dell’arte e artisti contemporanei. Qui erano passati autori come Yayoi Kusama, Bill Traylor e Dan Flavin, ma anche artisti rappresentati stabilmente dalla galleria come Sherrie Levine e Marcel Dzama. Non erano mancati progetti dedicati alle generazioni più giovani, come quello di P. Staff, che aveva trasformato gli interni eleganti della townhouse in una videoinstallazione dalle atmosfere volutamente inquietanti. L’ultimo appuntamento della sede è stato «Set in Stone», mostra organizzata in collaborazione con la galleria parigina Galerie Kugel e chiusa il 26 giugno.
Il trasferimento non coincide però con un ridimensionamento della galleria, che al contrario sta rafforzando la propria struttura a Chelsea. David Zwirner dispone oggi di un vero e proprio campus a West Chelsea, lo spazio al 537 West 20th Street e una serie di sedi collegate tra loro ai numeri 519, 525 e 533 di West 19th Street. A questi indirizzi si aggiunge la sede di Tribeca, nell’ex spazio 52 Walker, ribattezzato quest’anno David Zwirner Tribeca. La galleria mantiene inoltre sedi a Los Angeles, Londra, Parigi e Hong Kong, oltre alla presenza costante nelle principali fiere d’arte internazionali.
La perdita degli indirizzi delle grandi gallerie non significa però che l’Upper East Side abbia smesso di essere un polo artistico. Il quartiere sta semplicemente cambiando identità. Dal 2025 il dealer Felix Rødder propone mostre originali e fuori dagli schemi in un edificio di East 80th Street che ospita anche la galleria Sprüth Magers e Robert Simon, specialista di Old Masters diventato noto al grande pubblico per la vicenda del «Salvator Mundi».
Anche Opera Gallery ha scelto di investire nella zona, aprendo nel 2025 una sede su East 69th Street dopo il trasferimento più a sud di Dolce & Gabbana. E un ruolo importante nel rilancio dell’area è svolto anche da Sotheby’s, che con l’acquisizione del Breuer Building ha riportato attenzione sul quartiere. Non soltanto grazie alla nuova presenza della casa d’aste, ma anche al ristorante Marcel, aperto nel seminterrato dell’edificio e diventato rapidamente un nuovo punto di riferimento per il pubblico dell’arte.
Ludovica Zecchini
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