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L’allestimento della mostra «Nel tempo del Déco. Albisola 1925» nel Museo della Ceramica di Savona

Foto Claudio Pagnacco

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L’allestimento della mostra «Nel tempo del Déco. Albisola 1925» nel Museo della Ceramica di Savona

Foto Claudio Pagnacco

Nella Baia della ceramica tra Savona, Albissola Marina e Albisola Superiore

Dal Museo della Ceramica alla Casa Museo Asger Jorn, dal Lungomare degli artisti alle molte fornaci ancora attive, in occasione della mostra sullo stile «Albisola 1925» il panorama savonese offre un viaggio tra grandi maestri e giovani artisti di oggi

Alessandro Martini

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Savona e la ceramica (in particolare la maiolica bianco-blu) hanno un legame profondissimo, quasi identitario: la città è fin dal Medioevo uno dei più importanti centri ceramici del Mediterraneo, insieme ad Albissola Marina e Albisola Superiore, formando quello che oggi viene chiamato il «Distretto della Ceramica del Savonese». È un territorio di «taerra bunn-a», in dialetto locale «terra buona». Cioè l’argilla, appunto, che ha fatto prosperare le fornaci e ha richiamato artisti dall’Italia e dal mondo: prima grazie a Tullio Mazzotti (Tullio d’Albisola) e la sua fabbrica, che ha attirato i futuristi da Torino, Milano e Genova (Fillìa, Depero, Diulgheroff, Rosso...); poi, negli anni ’50, con artisti internazionali come Lucio Fontana, Asger Jorn, Wifredo Lam e Agenore Fabbri, qui attratti dalle competenze artigianali delle manifatture locali per realizzare le loro opere. Oggi, a confermare e diffondere la centralità di questo territorio nella manifattura e nell’arte è una mostra, intitolata «Nel tempo del Déco. Albisola 1925» (Museo della Ceramica di Savona). Attorno, un sistema di musei, un progetto di valorizzazione del patrimonio diffuso delle due Albisole e una serie di iniziative, pubbliche e private, in gran parte sostenute dalla Fondazione (di origine bancaria) De Mari CR Savona, intitolata al vescovo mecenate Agostino De Mari.

Savona e il suo museo

Il Museo della Ceramica di Savona, inaugurato nel 2014 e adiacente alla Pinacoteca Civica di Palazzo Gavotti (conserva la collezione ceramica della scrittrice savonese Milena Milani, compagna del gallerista Carlo Cardazzo, con opere di Capogrossi, de Chirico, Fontana, Magritte, Miró, Picasso e Twombly) è gestito dalla Fondazione Museo della Ceramica di Savona Onlus, ente strumentale della Fondazione De Mari CR Savona che è anche proprietaria del Palazzo del Monte di Pietà in cui il museo ha sede. Il patrimonio museale è costituito da due nuclei principali: le collezioni del Comune di Savona e le acquisizioni della Fondazione De Mari CR Savona, di cui fanno parte anche le opere realizzate nell’ambito della Biennale di Ceramica. Tra le opere più antiche e significative, perlopiù di area savonese, sono alcune straordinarie di Bartolomeo Guidobono, autore sia delle opere ceramiche che dell’affresco del soffitto delle sale barocche. Alla sezione novecentesca è direttamente legata l’importante mostra «Nel tempo del Déco. Albisola 1925» (fino all’1 marzo, a cura di Donatella Ventura e Stella Cattaneo), in occasione del centenario dell’Art Déco codificato dall’Esposizione internazionale di Parigi del 1925. Con oltre 700 manufatti d’epoca, è la prima grande mostra dedicata allo stile «Albisola 1925»: un linguaggio che, tra gli anni ’20 e ’30, rese la ceramica albisolese protagonista di una raffinata stagione artistica internazionale, aprendo la tradizione al gusto moderno. In mostra, opere provenienti dalle botteghe dell’epoca: la Fenice di Manlio Trucco, la Casa dell’Arte, la Fabbrica Mazzotti, l’Alba Docilia, la Landa, la C.A.S. (Ceramiche Artistiche Savonesi), ma anche manifatture meno conosciute. In mostra anche le opere di Andrea Salvatori, ceramista faentino qui anche in veste di collezionista. Al piano terreno, il ristorante Bino (dello chef stellato Giuse Ricchebuono) offre cucina del territorio e accoglie lo scenografico rilievo in terracotta «La Nascita della Ceramica» di Agenore Fabbri.

Le opere di Lucio Fontana sul Lungomare degli Artisti di Albissola Marina. © Collezione Comune di Albissola Marina, MuDA Lungomare degli Artisti. Foto- Gianluca Anselmo

Le due Albisole: Asger Jorn, il MuDA e il Lungomare

Oggi popolari località di mare, da secoli meta di villeggiatura anche aristocratica (lo testimoniano, tra l’altro, la villa Faraggiana e la straordinaria villa Gavotti in «Barocchetto genovese», con le sue sontuose scalinate curvilinee, infilate di statue, vasche d’acqua e giardini all’italiana), Albisola Superiore e l’adiacente Albissola Marina sono un concentrato di storia, produzione e opere d’arte. Ad Albisola Superiore, sorge il Museo della Ceramica intitolato all’artista Manlio Trucco, ospitato nella casa laboratorio progettata nel 1928 da Mario Labò, con opere di Arturo Martini, Francesco Messina ed Emanuele Luzzati. Poco distante, a ridosso del mare, la gallerista Raffaella Cortese, alle sue sedi milanesi ha affiancato una «vetrina» (in via Colombo 54): fino al 17 gennaio espone l’opera «La Conversione di san Paolo» di Marcello Maloberti, un Cristo in croce che dà le spalle al visitatore, e lancia il proprio sguardo verso il mare. 

L’«età dell’oro» di Albissola Marina, che tra anni ’20 e ’60 accolse artisti, letterati, collezionisti e galleristi dall’Italia e dall’estero, è testimoniata dal Lungomare degli artisti, inaugurato il 10 agosto 1963. Oggi offre un chilometro e oltre 4mila metri quadrati di mosaici pavimentali (restaurati nei primi anni 2000) disegnati da 27 maestri tra cui Capogrossi, Crippa, Fabbri, Fontana, Garelli, Luzzati, Asger Jorn, Wifredo Lam e, tra gli ultimi, Eduardo Arroyo. Il lungomare ospita anche diverse sculture tra cui il «Monumento ai Caduti di tutte le guerre» (1956-57) di Leoncillo Leonardi, restaurato nel 2022. Se la manifattura storica nasce dalla compresenza di materie prime (argille rosse e terre bianche nel sottosuolo, boschi per il legname utile ai forni) e di prossimità al mare, da sempre indispensabile al commercio dei prodotti finiti, la sua fioritura nei secoli si è manifestata in un ecosistema di fornaci, botteghe, industrie, artigiani, designer e artisti che ancora oggi caratterizzano il panorama urbano, produttivo e museale. Sintesi di tutto questo, e guida utilisima al visitatore, è il MuDA. Museo Diffuso Albisola (museodiffusoalbisola.it), nato nel 2011 su iniziativa del Comune e attivo anche per incentivare la sinergia delle diverse realtà storico artistiche con l’artigianato e il turismo di qualità. Inaugurato nel 2014, il Centro Esposizioni del MuDA accoglie opere importanti tra cui, di Lucio Fontana, la «Dama bianca»  (1953) e i quattro pannelli realizzati nel 1949 per il transatlantico Conte Grande. Al Muda fa riferimento un’estesa rete di fornaci e manifatture, tra cui la Fornace Alba Docilia, attiva sin dal ’600, e il tempio del Futurismo rappresentato dalle Ceramiche Mazzotti e dalle Ceramiche G. Mazzotti 1903

Concludiamo il nostro itinerario in un luogo meraviglioso, la Casa Museo Asger Jorn sulle alture di Albissola Marina che dominano il golfo. Dopo tre anni passati accampato in tenda e ospitato dall’amico Lucio Fontana nello studio albisolese di Pozzo Garitta, nel 1957 l’artista danese (tra i fondatori del gruppo CoBrA, del Bauhaus Immaginista, dell’Internazionale Situazionista e dell’Istituto Scandinavo per il Vandalismo Comparato) acquista questa casa con studio e giardino. 

La ristruttura con l’aiuto dell’amico Berto Gambetta e negli anni la trasforma in un’«opera d’arte totale», un’architettura spontanea (forse l’unica architettura «situazionista» esistente) immersa nella natura. A dominare gli spazi interni ed esterni è la vulcanica (e convintamente anti funzionalista) creatività dell’artista, espressa in ceramiche, sculture, dipinti, oggetti di recupero... Lasciata in eredità al Comune, dal 2014 ospita la Casa Museo Jorn che, oltre a esporre le opere dell’artista, ospita mostre temporanee, progetti speciali, residenze d’artista e il Centro Studi Asger Jorn. Imperdibile, sino al 14 marzo, la mostra «Sur Plus Plus» (a cura di Luca Bochicchio e Gabriele Cordì), prima personale in Italia dell’artista olandese Koen Taselaar: un’esplosione di fantasia e di tecnica (stupefacenti gli arazzi), e un colto omaggio alla tradizione artistica locale. 

L’opera di Koen Taselaar nella Casa Museo Jorn. Foto Claudio Pagnacco

Alessandro Martini, 11 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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