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Davide Landoni
Leggi i suoi articoliDue dipinti invisibili per oltre un secolo, come fossero rimasti a lungo immersi nella stessa acqua che rappresentano, riemergono all'attenzione del pubblico grazie a Sotheby's. Una riscoperta a favore di vendita, e non potrebbe essere altrimenti, per la maison, che proporrà le due opere durante l'asta di arte moderna e contemporanea del 16 aprile, a Parigi. E poco importa se all'evento potranno dire la loro solo pochi e facoltosi collezionisti. L'occasione è infatti ghiotta per ogni appassionato, che - anche senza poter alzare la paletta delle offerte - giova della grandi opportunità che le aste offrono a ognuno di noi: apprezzare opere di valore museale ma destinate, salvo possibili colpi di scena, al collezionismo privato. E che quindi non avremo altrimenti modo di godere. Come e quando farlo, dunque? Nei giorni precedenti alla vendita, nella sede parigina di Sotheby's, all'83 rue du Faubourg Saint-Honoré. O, con meno soddisfazione, dalle pagine di chi come noi prova a raccontare il valore dei due dipinti in questione.
E se il climax pare certo discendente, è però curioso e utile fare notare come di «Les Îles de Port-Villez» (stima 3-5 milioni di euro), esposto per l'ultima volta nel 1954, non esisteva nemmeno una foto a colori prima d'ora. Realizzata nel 1883, l'opera risale a un momento che per Monet è ancora di formazione. Il pittore è appena arrivato a Giverny, località che ne ispirerà i paesaggi più lirici e sognanti, e lo scenario lungo la Senna gli si offre come una rivelazione continua. In particolare, il dipinto fa parte dei sette lavori - uno di questi, per intenderci, è al Musée d’Orsay - in cui il pittore raffigura Port-Villez, un piccolo borgo situato proprio di fronte a Giverny, vicino alla foce del fiume Epte, affluente della Senna.
Qui sceglie di lavorare direttamente sull’acqua, a bordo di una sorta di atelier galleggiante. Cercando una prossimità fisica con il soggetto, portando all'estremo, in maniera quasi performativa, l'idea di immergersi nel paesaggio da rappresentare. Ne risulta una prospettiva totalizzante, suggestiva. Gli isolotti alberati che punteggiano il fiume appaiono come presenze sospese, quasi smaterializzate nel gioco dei riflessi. La linea dell’orizzonte si alza, comprimendo il cielo e lasciando che sia l’acqua a dominare la scena. È una superficie mobile, quella del fiume, costruita da tocchi rapidi di colore, in cui verdi e azzurri si intrecciano senza gerarchie. La luce pare instabile, rende l'idea di un tremolio, come il lento ondeggiare della barca su cui Monet sedeva. Alla stegua di tutti suoi futuri dipinti, Ninfee comprese, il tentativo è quello di sciogliere la realtà. renderla sensazione.
Claude Monet, Vétheuil, effet du matin. Stima 6-8 milioni di euro
Claude Monet, Les Îles de Port-Villez. Stima 3-5 milioni di euro
Nel 1901, quasi vent'anni dopo, Monet lasciò temporaneamente il suo giardino a Giverny e si stabilì dall’altra parte del fiume a Lavacourt, dove affittò una modesta casa affacciata sulla Senna. Siamo circa a una ventina di chilometri da Port-Villez. Qui, da un balcone rivolto verso Vétheuil, dipinse una serie di vedute del villaggio, con diverse condizioni di luce e di meteo. «Ho dipinto la Senna per tutta la vita, ed è sempre nuova», osservava l'autore. Del gruppo si conoscono circa quindici dipinti, e quello proposto da Sotheby'a a 6-8 milioni di euro, «Vétheuil, effet du matin», è uno di questi. Nell'opera, il nucleo urbano - dominato dalla chiesa di Notre-Dame de Vétheuil - si erge sopra il fiume, mentre l'ampia superficie della Senna riempie il primo piano.
Una piccola barca scivola sull’acqua, introducendo una presenza umana sileziosa, discreta. L'acqua è di nuovo il fulcro della composizione, con la sua superficie, frammentata in riflessi scintillanti, resa attraverso rapide pennellate orizzontali di blu, verde e viola. Anche in questo caso, il dipinto cela una curiosità non da poco. L'opera fu infatti acquistata - direttamente dall’artista, poco che l'ebbe completata - dalla galleria Bernheim-Jeune, un tempo situata proprio nell’edificio che oggi ospita Sotheby’s a Parigi, all’83 di rue du Faubourg Saint-Honoré. Successivamente entrò a far parte di prestigiose collezioni parigine, prima di trovare posto nella collezione privata dove è conservata dal 1972. L'ultima volta che fu vista in pubblico era però il 1928, ben 98 anni fa.
Rivederli, entrambi, dopo tanti anni, insieme, stimola vecchie e nuove riflessioni sull'arte e sulla vita di Monet. Ne immaginiamo i viaggi lungo la Senna, i pomeriggi soleggiati passati a decifrare i riflessi nelle pieghe del fiume, a tradurre in una grammatica personale, estetica ed emotiva, gli stimoli della natura. E proprio attorno alla natura, su quel corso d'acqua a lui tanto caro, si innesca il confronto attorno ai due dipinti realizzati da Monet a vent'anni di distanza. Poste le analogie in termini di stile di cui abbiamo parlato, una questione di interpretazione tematica stuzzica chi guarda.
Se il tema, è chiaro, è in entrambi la Senna, il fine interrogativo diventa: in quale dei due è maggiormente protagonista? In «Les Îles de Port-Villez», dove il fiume si prende quasi tutto lo spazio, riducendo la vegetazione a mero espediente per innescare la qualità dello specchio di riflettere e distorcere le forme? O in «Vétheuil, effet du matin», dove il corso d'acqua spartisce, ma interagisce, con un contesto cittadino, degli elementi umani e differenti piani che ne diluiscono l'impatto? Risalta chi si prende da solo il palco o chi, in mezzo algli altri attori, sembra brillare maggiormente? Ora che finalmente possiamo tornare a guardarli, risolverci per l'una o per l'altra soluzione appare un poco più semplice.
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