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Rosalba Cignetti
Leggi i suoi articoliFino al 3 giugno, Palazzo Boncompagni a Bologna ospita la mostra «Michelangelo Pistoletto. Dalla Cittadellarte allo Statodellarte», a cura di Silvia Evangelisti. Un percorso di oltre sessant’anni di ricerca dell’artista, che mette al centro il rapporto tra arte, società e politica attraverso opere quali la Venere degli stracci (1966), il Mappamondo (1965-66) e Il presente. Autoritratti in camicia (1961). L’antica storia della città scritta nell’architettura del palazzo incontra così il lavoro di un artista che ha posto al centro della propria ricerca la relazione tra individuo e sistema sociale, trasformando l’architettura in parte attiva del racconto. I passaggi tra gli ambienti guidano il visitatore in un dialogo continuo tra memoria istituzionale e pratica artistica. Superfici decorate, prospettive dei corridoi e sequenza delle stanze accompagnano la trasformazione del lavoro di Pistoletto da ricerca individuale a progetto che coinvolge comunità, politica, economia e formazione. Il percorso prende avvio dagli anni della formazione e dalla nascita dei quadri specchianti. In questo primo nucleo si accende la relazione tra immagine e presenza del pubblico. Chi guarda entra nel lavoro, ne diventa parte, innescando un cortocircuito tra tempo e spazio dell’opera e tempo e spazio del presente. La collocazione di questi lavori in sale che conservano tracce di funzioni istituzionali introduce un ulteriore livello di lettura: lo spettatore si riflette dentro uno spazio che è stato luogo di decisione politica e religiosa, in uno slittamento che rafforza il tema della responsabilità individuale nella dimensione collettiva.
Elemento centrale della mostra il Tavolo Love Difference, nella Sala delle Udienze Papali. Opera, simbolo del movimento Love Difference – Movimento Artistico per una Politica InterMediterranea, è un tavolo specchiante a forma di bacino del Mediterraneo, circondato da sedie provenienti dai Paesi affacciati su questo mare. Attorno al Tavolo si sviluppa il Public Program «Conversazioni intorno al Tavolo Love Difference», curato da Chiara Belliti, con incontri dedicati ad arte, spiritualità, religione, etica, politica, intelligenza artificiale e moda sostenibile come responsabilità culturale e sociale. Procedendo nel percorso emergono le opere che segnano il passaggio verso la ridefinizione del concetto di materia ed energia propria dell’Arte Povera. La Venere degli stracci introduce una frattura simbolica: il dialogo tra la figura classica e l’accumulo di materiali di scarto che non si presenta, però, come rottura con la storia, ma come rinegoziazione del rapporto tra cultura e produzione industriale. Inserita in uno spazio che conserva riferimenti al potere storico, l’opera genera una tensione tra due sistemi di valore: quello della tradizione culturale e quello della società dei consumi, suscitando una riflessione sul destino degli oggetti e sul ruolo dell’arte nel sistema economico. Il percorso prosegue poi con lavori che segnano l’espansione del pensiero di Pistoletto verso la dimensione sociale e politica. Il Mappamondo riflette sul mondo come oggetto che può essere spostato, attraversato, riequilibrato. All’interno del percorso espositivo diventa passaggio simbolico tra dimensione personale e dimensione planetaria, anticipando progetti in cui l’arte si configura come strumento di trasformazione sociale. Questo processo trova sintesi nel Tavolo Love Difference, dove il dialogo tra opera e architettura raggiunge un’intensità ulteriore diventando il tavolo un dispositivo di incontro, discussione e costruzione di responsabilità condivise. Lo spazio che un tempo ospitava il potere spirituale diventa luogo di confronto tra soggetti diversi, senza gerarchie precostituite, attivando una riflessione sul ruolo delle istituzioni nel presente e sulla possibilità di immaginare nuove forme di partecipazione politica e culturale. Una dimensione partecipativa che si sviluppa anche attraverso il programma di incontri che estendono il progetto oltre l’oggetto artistico. In questo modo la mostra supera la dimensione espositiva e si proietta nel dibattito pubblico.
Nel percorso emerge inoltre il ruolo di Cittadellarte come laboratorio di trasformazione sociale. Documenti, materiali, opere e testimonianze raccontano la nascita di un modello in cui l’arte si confronta con economia, educazione, produzione e ricerca scientifica. Qui il concetto di «Stato dell’arte» si configura come un processo aperto. L’arte diventa strumento per leggere il presente e per costruire scenari futuri. L’allestimento accompagna questa trasformazione attraverso un uso dello spazio che evita separazioni nette tra le fasi della ricerca. Le opere dialogano anche quando appartengono a momenti diversi del lavoro dell’artista, in un processo continuo di arte e di vita. Il rapporto tra opera e pubblico resta il filo conduttore del percorso. La mostra non richiede una contemplazione distante, ma una presa di posizione su temi quali identità, responsabilità e ruolo dell’arte nel sistema sociale. Il percorso non costruisce una narrazione celebrativa, ma apre una riflessione sul ruolo dell’artista nella società contemporanea. Non solo una storia artistica, ma un sistema di pensiero.
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