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Davide Landoni
Leggi i suoi articoliAlla sua trentesima edizione, miart 2026 inaugura una trasformazione profonda che investe tanto l’impianto curatoriale quanto la configurazione fisica degli spazi. In programma dal 17 al 19 aprile (preview il 16), la fiera diretta da Nicola Ricciardi si trasferisce nella South Wing dell’Allianz MiCo, nel quartiere CityLife, adottando un layout completamente ripensato. Il titolo New Directions, omaggio all’album del 1963 di John Coltrane, sintetizza l’approccio della nuova edizione: assumere il jazz come modello di lavoro, capace di trasformare una struttura consolidata in un terreno aperto all’innovazione. «Abbiamo cambiato completamente l’idea della nostra fiera», ha dichiarato Ricciardi, parlando di un’edizione «più dinamica, quasi jazz e rock’n’roll».
La trasformazione si riflette innanzitutto nella configurazione degli spazi. La fiera abbandona la tradizionale organizzazione lineare per articolarsi su tre livelli distinti, concepiti come un percorso progressivo. «Non c’è più un unico corridoio», ha spiegato Ricciardi, «ma più direzioni possibili: il visitatore si muove in modo più libero, attraversando lo spazio». Al piano d’ingresso si apre la sezione Emergent, punto di partenza del percorso e ambito privilegiato della sperimentazione. Curata da Attilia Fattori Franchini, la sezione cresce fino a coinvolgere 29 gallerie internazionali, diventando l’unico segmento in espansione. «È una scelta precisa: investire sull’emergente», ha sottolineato Ricciardi. Qui i progetti espositivi affrontano temi come identità, memoria, corpo e cambiamento climatico, attraverso pittura, scultura, ceramica, tessile, video e fotografia. Ampio spazio è dato a solo show e installazioni site-specific, spesso realizzate da artiste, confermando una forte attenzione alla produzione contemporanea.
Il livello inferiore (Level 0) ospita la sezione Established, con 111 gallerie che coprono un arco cronologico dal primo Novecento a oggi, includendo anche il design da collezione. Qui emerge con chiarezza una delle direttrici della fiera, ovvero la convivenza di temporalità e linguaggi diversi. «È interessante vedere come moderno e contemporaneo convivano nello stesso spazio», ha osservato Ricciardi, «creando continuità ma anche deviazioni e ritorni». All’interno della sezione si registra una crescente radicalità nelle scelte espositive. «Ho visto molte gallerie rischiare», ha dichiarato il direttore. «Sempre più spesso si sceglie di puntare su un solo artista: è una decisione che riduce la varietà, ma rafforza l’identità del progetto». Accanto agli stand monografici, si sviluppano poi dialoghi generazionali e focus tematici o storici, dando forma a una vera e propria costellazione di progetti.
Il piano superiore introduce un ulteriore cambio di registro, anche architettonico, con spazi più ampi, pavimenti in legno e una dimensione più vicina a quella museale. Qui si sviluppa la sezione Established Anthology, nuova sezione che riunisce 20 gallerie internazionali attorno a una riflessione sul tempo. «Abbiamo immaginato progetti che invitano a trascendere il tempo lineare», ha affermato Ricciardi. Le opere indagano ciclicità, metamorfosi, memoria e futuri possibili, attraverso esposizioni tematiche, focus monografici e accostamenti generazionali. Il risultato è una lettura della storia dell’arte come campo aperto, fatto di stratificazioni e riscritture.
A rafforzare la dimensione sperimentale contribuisce il progetto Movements, sviluppato con il St. Moritz Art Film Festival e curato da Stefano Rabolli Pansera. Il programma presenta 20 film d’artista, proposti da 15 gallerie, introducendo per la prima volta a miart in modo strutturato il linguaggio dell’immagine in movimento. Articolata in cinque «movimenti» - Materia e paesaggio, Voce e traduzione, Spazio ritmico, Coreografia e Ritmo del lavoro - la rassegna esplora il rapporto tra musica e immagine come esperienza immersiva. «Qui la musica non accompagna le immagini, ma le genera», ha osservato Ricciardi, sottolineando la dimensione sensoriale del progetto.
Nel complesso, miart 2026 riunisce 160 gallerie provenienti da 24 Paesi, confermandosi come una delle fiere leader in Italia, anche grazie al consueto sostegno di Intesa Sanpaolo e di una vasta rete di partner. «Abbiamo lavorato molto di più sulla cura dei progetti», ha dichiarato Ricciardi. «Questo rende la fiera forse più complessa, ma anche più coerente e significativa». Il tema del rischio attraversa tutte le sezioni. «Correre dei rischi è fondamentale», ha concluso. «Significa sperimentare davvero, non solo nei progetti degli altri ma anche nelle nostre scelte». In questo senso, il riferimento al jazz - da Miles Davis a Robert Ryman - diventa una chiave operativa oltre che simbolica.
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