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Giulia Rogni
Leggi i suoi articoliIl Miami Design District sorge appena a nord del quartiere di Wynwood, su un’area che in origine faceva parte del villaggio di Buena Vista, una zona agricola poi degradatasi a causa della crisi del comparto manifatturiero. Negli anni ’90, però, la zona è stata riscoperta grazie a Craig Robins e alla sua società immobiliare Dacra: Robins trasformò i vecchi magazzini in spazi da offrire a designer, gallerie d’arte e brand di moda. Da allora il quartiere si è evoluto e ampliato: oggi conta decine di isolati, un “distretto” urbano che fonde architettura contemporanea, retail di lusso, arte pubblica e cultura. Il Design District è noto soprattutto per lo shopping: ospita boutique e flagship store di alcune delle maison più prestigiose al mondo. Ma ridurre il quartiere a semplice “salotto dello shopping” sarebbe un errore: la sua forza è proprio nella commistione fra moda, arte e architettura. Il Design District dimostra che il lusso e l’arte non devono essere separati, ma possono coesistere in modo armonico, elevando il semplice consumo a esperienza estetica.
Camminando per le strade del Design District si è spesso accolti da installazioni e opere d’arte pubblica: la date in programma sono molte, e completano l’esperienza delle boutique e dei ristoranti. Un’icona del quartiere è la Fly's Eye Dome dell’architetto e teorico del design Buckminster Fuller, una cupola geodetica che compare in alcuni scorci di Palm Court, diventando simbolo della vocazione creativa e internazionale del quartiere. Importante anche la presenza del museo Institute of Contemporary Art, Miami (ICA Miami), inaugurato nella sua sede attuale nel quartiere nel 2017: un centro di arte contemporanea che offre programmazione critica e sperimentale, rafforzando la dimensione culturale del distretto. Con spazi pubblici, installazioni gratuite e musei come l’ICA, l’arte contemporanea diventa parte della vita quotidiana, non confinata a poche istituzioni “d'élite”.
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