Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Henri Matisse, «Girls in the Garden», 1919, La-Chaux-de-Fonds, Musée des Beaux-Arts de La-Chaux-de-Fonds.

Image

Henri Matisse, «Girls in the Garden», 1919, La-Chaux-de-Fonds, Musée des Beaux-Arts de La-Chaux-de-Fonds.

Matisse e l’Oriente inventato

Dall’arte islamica alle stampe giapponesi, dai tessuti persiani alla pittura cinese: il viaggio di Matisse attraverso un Oriente immaginato che diventa una delle matrici della sua rivoluzione artistica.

Chiara Gatti

Leggi i suoi articoli

«Un poeta mi ha mostrato tutti gli splendori dei maestri cinesi: è stata per me la rivelazione di un mondo nuovo». Quando Matisse scopre l’Oriente ne resta folgorato. I tessuti dell’Asia centrale, le ceramiche dell’Anatolia, le miniature e gli oggetti persiani incisi sull’ottone con arabeschi morbidissimi, lo affascinano più di qualsiasi altra lezione dal passato. Accarezza i tappeti di lana annodati e pensa a come tradurre le loro geometrie in una pittura ugualmente «istintiva» dice, dove non ci siano gerarchie fra i piani. Addio Rinascimento, addio prospettiva, addio mimesi. Davanti a lui, si erge un immaginario dominato da potenti dualismi: linea e colore, vuoto e pieno, ombra e luce. «L’Oriente ci ha salvati» ripete. E allude alla rinascita di un Occidente ormai stremato dalla rigidità accademica e dalle regole classiche. «Ma quale Oriente?» la domanda che scorre in sottotraccia alla mostra «Matisse. Il mondo in una stanza», protagonista dell’autunno al Mudec (8 ottobre-21 febbraio 2027). Pronunciare la parola «Oriente» nell’Europa di fine Ottocento significa alludere a una vasta area geografica, estesa ben oltre le coordinate consuete degli atlanti. 

L’Oriente di Matisse non è un luogo fisico, ma è un immaginario che si fa luogo, è un’«invenzione» che, dal Marocco fino al Giappone, dilaga in una mappa di fantasie. L’egittomania esplosa con la campagna napoleonica del 1798 o le trame sensuali di Flaubert intessute nel Vicino Oriente islamico sono gli antecedenti di questa ossessione collettiva, che risponde a una parola inebriante quanto fittizia: esotico. L’esperienza quotidiana di Matisse, soprattutto nel suo «periodo di Nizza», si nutre di questi venti caldi dell’Est che, fra le palme della Costa Azzurra, ospitano le feste arabe dell’Hotel Rhul o ambientano pellicole dal sapore mediorientale, come «La Sultane de l’amour» di Burguet e Le Somptier, mentre i celeberrimi Balletti Russi mettono in scena «Cléopâtre» e «Shéhérazade». Ma «le mille e una notte in salsa provenzale» sono solo un contorno eccentrico a una ricerca che Matisse conduce seriamente già dal 1910. Da quando, cioè, visita la grande mostra di Monaco «Meisterwerke muhammedanischer Kunst» dedicata ai capolavori dell’arte islamica: 3.600 oggetti in arrivo da Persia, Turchia, Andalusia, Siria, Egitto, hanno su di lui un effetto dirompente. 

Davanti ad acquamanili, candelabri e paraventi «moucharabieh», comprende la forza di quella sintesi assoluta che da anni sta cercando disperatamente. «Matisse, spiega lo storico Rémi Labrusse, utilizza le arti orientali come via d’accesso alla propria estetica». Non stupisce che nei suoi atelier di Parigi, Nizza o Vence, tutto si mescoli come in un piccolo teatro sincretico. E che, nelle sue opere, accada lo stesso. Un gioco ibrido di riferimenti culturali fonde le decorazioni islamiche con le geometrie dell’abbigliamento rumeno, i lineamenti delle splendide donne bijin-ga di Utamaro con i motivi optical dei caftani ottomani. Il suo sguardo emancipato si posa su fonti che rigenerano un’assopita ispirazione europea e la nutrono di nuova linfa. Come quella degli alberi che i maestri cinesi insegnano a disegnare col corpo, ripetendo ai loro allievi: «Provate la sensazione di crescere con lui, dal basso». Matisse li prende in parola: l’ultima scultura della sua vita, «Katia», ha un soprannome arboreo: «il platano»; e solleva le braccia al cielo come la fronda di un albero.

Chiara Gatti, 05 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Chiara Gatti

Leggi i suoi articoli

Matisse e l’Oriente inventato | Chiara Gatti

Matisse e l’Oriente inventato | Chiara Gatti