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Lorenza Santa
Leggi i suoi articoliUno dei momenti fondanti e più straordinari della storia dell’arte si colloca nell’opera di Masaccio, caposaldo del Quattrocento italiano da sempre ammirato e studiato in tutto il mondo. La storia del grande pittore toscano è ora ripresa dal giornalista e storico dell’arte Alessandro Masi in un racconto agile e scorrevole, adatto anche per la lettura in treno e in vacanza. Come racconta l’autore, il libro nasce nel 2023 e si articola in brevi capitoli dedicati a un «artista che amiamo molto e di cui poco sappiamo».
Masaccio affascina sempre per le novità sorprendenti delle sue opere, espressioni di un linguaggio del tutto nuovo per l’arte occidentale, ma anche per i numerosi aspetti oscuri della sua breve vita, iniziata a Castel San Giovanni in Altura nelle campagne di Valdarno nel 1401. Masi rilegge le fonti, illustra passi di documenti, riprende le Vite di Giorgio Vasari, gli studi di Giovan Battista Cavalcaselle, Bernard Berenson, Roberto Longhi, John Spike e compone tutto in una narrazione piana da cui emergono alcuni punti nodali. Anzitutto il carattere del celebre pittore Tommaso di ser Giovanni Cassai, figlio di notaio, estroverso, «astrattissimo» secondo Vasari, da sempre noto con il nomignolo dispregiativo Masaccio, e le relazioni intrattenute nella Firenze del primo Quattrocento dove, adolescente, si trasferisce. Spiccano così i nomi di Donatello e Filippo Brunelleschi che lo introduce alla visione prospettica geometrico-lineare. Il reale entra nella pittura, buca le pareti e l’uomo diventa protagonista assoluto delle scene, costruite in modo razionale, che dal pennello di Masaccio escono dense di pathos e solennità.
L’autore indaga poi i rapporti sia con il fratello Giovanni detto lo Scheggia per lo svelto fisico minuto, anch’egli pittore e autore di cassoni, deschi da parto e forzieri, sia con il più anziano Masolino da Panicale, con cui condivide esperienze di lavoro celeberrime quali, ad esempio, le «Storie di san Pietro» nella Cappella del mercante Felice Brancacci nel transetto della Chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze, autentica «scuola del mondo» per tutti gli artisti successivi, come definito da Benvenuto Cellini. Masi affronta la vexata quaestio del legame tra i due artisti, vicini sui ponteggi del Carmine eppure tanto diversi, ma il racconto non si ferma a Firenze, dove rimane pure la straordinaria «Trinità» nella Chiesa di Santa Maria Novella, recentemente restaurata, poiché nella carriera di Masaccio rientrano anche Pisa e Roma all’epoca di papa Martino V. Le pagine dedicate al soggiorno romano documentano il dibattito tra gli storici e si soffermano sui cantieri artistici della Basilica di Santa Maria Maggiore e della Cappella di Santa Caterina di Branda Castiglioni nella Basilica di San Clemente.
Il volume si chiude con la misteriosa morte dell’irrequieto artista, avvenuta precocemente a Roma nel 1428, forse per veleno, al culmine di una carriera che aveva rivoluzionato lo studio della realtà e la rappresentazione dello spazio dopo il varco aperto da Giotto.
L’opera perfetta. Vita e morte di Masaccio,
di Alessandro Masi, 176 pp., Neri Pozza, Verona 2026, € 21
Lorenza Santa
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