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Una veduta aerea sulla Tenuta Montauto a Manciano (Gr)

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Una veduta aerea sulla Tenuta Montauto a Manciano (Gr)

Manciano, il Museo di Preistoria e l’attualità della Tenuta Montauto

Nel comune toscano è organizzata una mostra per «riportare a casa» una serie di reperti archeologici rinvenuti nel territorio fin dalla seconda metà dell’Ottocento, a pochi passi dai 200 ettari della produzione monovitigno capace di restituire con chiarezza il rapporto tra varietà, suolo e clima

Gianfranco Ferroni

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In Toscana, Manciano custodisce il Museo di Preistoria e Protostoria della Valle del Fiume Fiora, e qui fino al prossimo 15 giugno è visibile, per celebrare i 40 anni dall’inaugurazione dell’istituzione, la mostra «Tesori ritrovati, memorie custodite», pensata per «riportare a casa» una serie di reperti archeologici rinvenuti nel territorio comunale fin dalla seconda metà dell’Ottocento. Ai materiali già presenti sono stati aggiunti oltre 100 reperti prestati dal Museo delle Civiltà di Roma, dal Maam di Grosseto, dal Museo Archeologico di Firenze e dal Museo Archeologico Nazionale di Siena. E nei territori vicini le sorprese non sono mai mancate, come l’abitato di Poggio Olivastro, risalente alla prima metà del V millennio, che sorge in posizione elevata sui versanti dei Monti di Canino, da cui domina per lungo tratto la piana dove poi sorgerà la città etrusca di Vulci, fino al mare. Un insediamento rinvenuto casualmente durante lo sbancamento di una cava di travertino che, come spesso accade, ha contribuito alla sua scoperta, ma anche alla sua parziale distruzione. L’insediamento si trovava sulla cima di un’altura ed era circondato da un grande fossato difensivo di forma ellittica, largo circa 3 metri, con un diametro di circa 90 metri. Al suo interno si trovavano numerose capanne, e qui sono individuati oltre 400 buchi di palo, la cui posizione, non sulla terra da coltivare, ma su un sito distante e in posizione elevata, testimonia l’inizio di un rapporto con il territorio che giunge fino ai giorni nostri.

L’ambiente della Maremma è uno dei paradisi italiani, e nell’area esistono realtà che permettono di vivere nel mondo contemporaneo curando con attenzione vasti territori: come a Campigliola, nel comune di Manciano, dove Tenuta Montauto conta 200 ettari e si sviluppa in un contesto in cui vigneti, bosco e macchia mediterranea convivono in modo naturale. I terreni, prevalentemente argillosi e ricchi di quarzo e ferro, si trovano a circa 200 metri sul livello del mare e a 10 chilometri dalla costa, in un’area caratterizzata da ventilazione costante ed escursioni termiche significative. Qui Riccardo Lepri ha voluto creare un’identità della tenuta, con un progetto costruito esclusivamente su uve di proprietà, condotto con metodo biologico e orientato a una produzione monovitigno capace di restituire con chiarezza il rapporto tra varietà, suolo e clima. Una cantina a conduzione familiare, indipendente, dove regna la biodiversità, con aree lasciate a vegetazione spontanea e una presenza attiva di avifauna tra i filari, parte integrante di questa impostazione agricola e produttiva. Ecco così «Enos I 2023», Sauvignon da vigne vecchie allevate a 3.300 ceppi per ettaro, con un profilo giocato su frutta esotica, pietra focaia, freschezza e sapidità. «Gessaia», sempre Sauvignon ma proveniente da vigne di 14 anni e da un impianto di 4mila viti per ettaro, con note vegetali e sentori agrumati. Il «Pinot Nero Toscana Igt» con vigne di 15 anni, con affinamento di 10 mesi, con un terzo della massa in barrique nuove e i restanti due terzi in barrique di rovere, con un tannino equilibrato. Infine «Silio 2023», Ciliegiolo Doc Maremma Toscana da vigne tra i 10 e i 15 anni, uve selezionate e raccolte manualmente e adagiate in cassette da 18 kg come da tradizione aziendale, affinamento suddiviso tra acciaio e legno e un sorso ampio, fresco e sapido, sostenuto da note di ciliegia, amarena, macchia mediterranea e spezie. Senza dimenticare un patrimonio di mille ulivi di varietà Caninese, Moraiolo, Leccino e Frantoio. Nell'aria si respira la storia di antiche civiltà.

Gianfranco Ferroni, 23 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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