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Carlo Repetto

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MIART NEW DIRECTIONS | Repetto Gallery

In vista della trentesima edizione di Miart, una serie di conversazioni con le gallerie protagoniste della fiera per delineare una mappa di orientamenti, strategie e visioni

Jenny Dogliani

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Fondata nel 2007 a Milano, poi con sede a Londra e dal 2022 attiva a Lugano, Repetto Gallery sviluppa un programma rugoroso sul secondo Novecento italiano, con un focus su Arte Povera, concettuale e ricerche post-informali il dialogo con la scena internazionale. L’attività si distingue per mostre a impianto critico, spesso sviluppate con curatori e fondazioni, e per un lavoro continuativo su figure come Munari e Bentivoglio, affiancato a progetti che mettono in relazione artisti storici e contemporanei. La presenza nelle principali fiere internazionali, Art Basel a Basilea, The Armory Show a New York, Frieze Masters a Londra, Brafa e Art Brussels a Brussels, consolida questo posizionamento tra ricerca e mercato.

Il tema della trentesima edizione di miart è New Directions, un concetto che richiama il jazz e l’idea di variazione sul tema attraverso l’improvvisazione. Nel vostro percorso di galleristi, vi siete mai trovati in una situazione in cui avete dovuto contare sulla vostra capacità di improvvisazione?
La nostra storia, iniziata nel 1967 con Aurelio Repetto, ci ha visti più volte affrontare situazioni in cui è stato necessario prendere decisioni rapide, riformulare progetti o cogliere opportunità inaspettate. In questi casi, l’improvvisazione non è mai un gesto casuale, ma il risultato di un’esperienza accumulata nel tempo. Nel lavoro di una galleria d’arte c’è sempre una struttura solida, una visione costruita nel tempo. Accanto a questa struttura, tuttavia, c’è inevitabilmente anche una dimensione di intuizione, un po’ come nel jazz: si parte da una struttura condivisa, ma è nella variazione che può emergere qualcosa di nuovo e significativo.

Le fiere d’arte giocano un ruolo significativo per le gallerie. Qual è l’obiettivo di esporre a una fiera internazionale come miart?
Per una galleria, partecipare a una fiera come miart significa entrare in un contesto di confronto molto ampio che riunisce collezionisti, curatori, istituzioni e professionisti provenienti da contesti diversi. Al di là della dimensione commerciale, la fiera è per noi soprattutto uno spazio di dialogo. È l’occasione per presentare il lavoro degli artisti in un contesto internazionale, per rafforzare relazioni esistenti e per aprirne di nuove. In pochi giorni si concentrano incontri e conversazioni che spesso diventano il punto di partenza per future collaborazioni.

Pier Paolo Calzolari (1943), Occhiali, 2012, Courtesy Repetto Gallery

Con quali artisti, tipologie di opere e concept curatoriale partecipate a miart?
La nostra partecipazione a miart riflette la linea che da sempre caratterizza il lavoro della galleria: creare un dialogo tra ricerche artistiche diverse, ma accomunate da una forte attenzione alla materia e alla dimensione concettuale dell’opera. Il progetto che porteremo a miart 2026 parte dal presupposto che l’arte non si limiti a registrare il flusso del tempo, ma lo generi. Da questa prospettiva, gli artisti non sono semplici osservatori della storia, ma suoi agenti anticipatori: operano come sismografi del cambiamento temporale. Creare significa anticipare, portare in visibilità ciò che non è ancora: questa dimensione attraversa le opere di artisti quali Pier Paolo Calzolari, Enrico Castellani, Christo, Bruno Munari, Alessandro Piangiamore e Arcangelo Sassolino. Lo stand presenta una selezione di opere che spaziano dalla scultura all’installazione, fino alle opere su carta, che incarnano complessità temporali e processi di trasformazione. Rispetto al proporre un semplice insieme di lavori, cerchiamo sempre di costruire un piccolo racconto curatoriale che metta in luce affinità e tensioni tra artisti di generazioni e percorsi differenti.

 Milano è ricca di musei e gallerie, ma è anche la città della moda e del design. Quanto questo ecosistema ibrido si riflette sul pubblico e sul collezionismo che frequenta miart?
Milano è una città in cui arte, design, moda e architettura convivono in modo molto naturale. Questo intreccio crea un ambiente culturale dinamico e contribuisce a formare un pubblico curioso, abituato a muoversi tra linguaggi diversi. Anche il collezionismo che frequenta miart riflette questa pluralità: accanto ai collezionisti storici d’arte contemporanea, si incontrano figure provenienti dal mondo del design, della moda o dell’imprenditoria creativa. Questa apertura verso ambiti differenti rende il contesto milanese particolarmente fertile, favorendo uno sguardo meno specialistico, ma spesso molto attento alla qualità e alla forza delle opere.

Jenny Dogliani, 25 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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