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Lucio Fontana, Mezzogiorno in Piazza S. Marco, 1961

Sotheby’s

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Lucio Fontana, Mezzogiorno in Piazza S. Marco, 1961

Sotheby’s

«L’oro è bello come il Sole»: il mezzogiorno in Piazza S. Marco visto da Lucio Fontana

«Concetto Spaziale, Mezzogiorno in Piazza S. Marco» (1961) debutterà all'asta da Christie's a Parigi il 22 ottobre. Un'opera rara del ciclo veneziano di Lucio Fontana, stimata di 5,5-7,5 milioni di euro

Alberto Camogli

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«L’oro è bello come il Sole». Nella folgorante sintesi di Lucio Fontana è racchiusa la genesi di uno dei cicli più iconici, sensuali e spiazzanti dello Spazialismo: la serie delle Venezie, eseguita nel 1961. A guidare la prossima asta dedicata all'arte italiana di Christie’s, in programma il 22 ottobre, sarà proprio un vertice inedito di questo corpus: Concetto Spaziale, Mezzogiorno in Piazza S. Marco (1961), presentato al mercato per la prima volta con una stima di 5,5-7,5 milioni di euro.

L'opera vanta una provenienza sostanzialmente immacolata, essendo rimasta all'interno della medesima collezione di famiglia per oltre quarant'anni, proveniente direttamente dal primo proprietario. Fu infatti acquistata da Paolo Marinotti - mecenate, collezionista e fondatore del centro espositivo di Palazzo Grassi - e da allora è apparsa in pubblico soltanto tre volte. La primissima mostra risale proprio al luglio 1961 a Palazzo Grassi, a pochissimi mesi dalla sua creazione; le uniche due apparizioni successive sono state le grandi retrospettive museali alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia e al Solomon R. Guggenheim Museum di New York tra il 2006 e il 2007. Una sparuta ma prestigiosa storia espositiva.

All'interno della celebre serie composta da soli ventidue esemplari, Mezzogiorno in Piazza S. Marco si distingue per la sua esplicita radice figurativo-atmosferica. Diversamente dalla maggior parte dei Concetti Spaziali, legati a una dimensione cosmica e astratta, i dipinti veneziani di Fontana dialogano con luoghi fisici, momenti del giorno e condizioni di luce specifici della Laguna. Venezia diventa il pretesto per trasformare lo spazio in un'esperienza percettiva e viscerale. Fontana cattura qui il bagliore zenitale del sole in una delle piazza più iconiche del mondo, traducendo i rifrangenti mosaici dorati della Basilica di San Marco in un linguaggio plastico radicale: la superficie si accende di un giallo luminoso, dominato da un anello dorato centrale e punteggiato dalle iconiche perforazioni.

«Non si tratta di dipingere la luce di Venezia, ma di restituire la pittura alla sua consistenza di materia e spazio», raccontava l'artista, condensando la sua poetica. Sul piano strettamente tecnico, la serie delle Venezie segna uno snodo fondamentale nell'evoluzione artistica di Fontana. Ampliando le intuizioni teoriche e la severità gestuale dei tagli (Attese), l'artista introduce una nuova esuberanza cromatica e una spessa densità materica. Per modellare la superficie, Fontana impiega una pittura sintetica di nuova concezione, capace di asciugare rapidamente conservando i solchi, i rilievi e le impronte lasciati da spatole, strumenti da intaglio e dalle sue stesse mani.

Trattata alla stregua di una scultura a rilievo, la tela cessa di essere un supporto passivo. Il colore si trasforma in luce solidificata, modificandosi continuamente a seconda del punto di vista dell'osservatore. Nel Mezzogiorno in Piazza S. Marco, l'anello dorato agisce al contempo da perno compositivo e da rilievo plastico, superando definitivamente i confini tradizionali tra pittura e scultura per spalancare la superficie pittorica verso la dimensione cosmica dello Spazialismo.

Lucio Fontana, Mezzogiorno in Piazza S. Marco, 1961

Alberto Camogli, 29 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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