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Le tre monoteiste d’Egitto

Francesco Tiradritti

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Al British Museum l’origine delle tre religioni: ebraica, cristiana e musulmana

L’Egitto è spesso considerato la culla del monoteismo. Anche se gli studi più recenti hanno dimostrato che quest’affermazione è solo parzialmente corretta, è vero che gli Egizi, seppur tributando adorazione a una moltitudine di esseri divini, manifestarono sempre la tendenza a porre al centro della propria devozione un unico dio. Reminiscenze del pensiero faraonico sono rilevabili nelle tre grandi religioni monoteistiche nate e sviluppatesi nel Mediterraneo orientale ed è proprio partendo da questo assunto che muove i passi la mostra in corso al British Museum «Egitto: la fede dopo i faraoni» (fino al 7 febbraio). È il primo tentativo di descrivere le modalità in cui le comunità ebraiche, cristiane e musulmane residenti nella valle del Nilo interagirono l’una con l’altra integrando il longevo e autorevole passato della civiltà che le aveva precedute. La mostra prende avvio da esemplari estremamente significativi della Bibbia, del Nuovo Testamento e del Corano, esposti accanto a loro controparti di uso comune. La scelta di accostare libri di poco prezzo a reperti di inestimabile valore ha il senso di sottolineare la dicotomia tra aspetto istituzionale e pratica quotidiana che caratterizza le tre fedi. 

Dei tre volumi esposti il Codex Sinaiticus è sicuramente quello di maggior valore antiquario. Si tratta di una manoscritto in greco della Bibbia cristiana risalente al IV secolo d.C. Contiene la versione dei Settanta dell’Antico Testamento e la più antica copia del Nuovo Testamento. È considerato uno dei libri più importanti del mondo ed è oggetto di continui studi.  

Partendo dai tre volumi, la mostra si dipana lungo un percorso cronologico che ha inizio nel 30 a.C. quando, alla morte di Cleopatra e Marco Antonio, l’Egitto entrò a far parte dell’Impero romano. I primi ad assimilare elementi della religione faraonica furono proprio i Romani come dimostra la statuetta raffigurante il dio a testa di falco Horus che indossa un’armatura da legionario.La ripresa di concetti e simboli della civiltà egizia viene proseguita dalla religione cristiana che oltre ad assimilare alcune divinità nel proprio culto si impossessò dei templi che sorgevano nella valle del Nilo trasformandoli in chiese. 

Con la conquista dei musulmani il processo proseguì e non è raro ritrovare frammenti architettonici egizi o colonne di epoca romana reimpiegati nelle moschee. Nonostante la loro varia antichità, i duecento oggetti esposti al British sono portatori di un messaggio di urgente attualità perché sono la dimostrazione tangibile della possibile convivenza delle tre religioni del Libro in un’unica terra. In tempi come quelli che stiamo vivendo, il loro valore simbolico supera di gran lunga quello scientifico, altissimo, che i curatori hanno voluto attribuire alla mostra.

Francesco Tiradritti, 10 dicembre 2015 | © Riproduzione riservata

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