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Redazione
Leggi i suoi articoliPer una volta l'opera non si vede, ma è tutta da percepire. Dal 4 al 7 giugno 2026, gli spazi milanesi di 10·Corso·Como, a Milano, si trasformano nel teatro di «Olfactory Signals», il salone-incubatore ideato nel 2024 da System Preferences per sottrarre il profumo alle logiche commerciali della profumeria d’élite e restituirgli lo status di medium interpretativo della contemporaneità. La terza edizione della manifestazione scardina l’idea della fragranza come semplice accessorio decorativo, proponedola invece come risultato e agente di complesse interazioni tra corpo, memoria e contesto circostante.
Il fulcro dell'iniziativa si sviluppa nella Project Room, dove oltre trenta produttori e laboratori internazionali presentano i propri universi olfattivi. L’allestimento, curato dallo studio di architettura 2050+, si struttura lungo una serie di tavoli modulari in acciaio pantografo pensati per spezzare le distanze tra creatore e pubblico, favorendo il dialogo diretto con nasi e direttori artistici. La selezione spazia dalle edizioni rare di eau de parfum agli incensi storici, fino alle candele e agli oggetti d'arte, muovendosi su un doppio binario commerciale che unisce la vendita al dettaglio alle opportunità di sviluppo all'ingrosso.
La transizione verso la dimensione più propriamente artistica si compie nella Galleria e nel Mezzanino, dove gli interventi dei brand dialogano con installazioni site-specific volte a dare una forma tangibile all’invisibile. I progetti presentati affrontano il tema dell'olfatto come strumento mitico e sollevano interrogativi filosofici sulla trasmissione e sulla proprietà dell'aria. Ne è un esempio «The Field of Possibilities» di Chiara Capellini, in cui la fragranza è sigillata e resa inaccessibile all'interno di un recipiente, o la «Fragrance Fountain» nata dalla collaborazione tra Fabian Bergmark Näsman e Haisam Mohammed, dove il profumo viene nebulizzato nell’ambiente dai rami di un albero in miniatura. A garantire la leggibilità delle singole proposte olfattive interviene un sistema di purificatori «Zeroth», ideati da Octave Perrault per rigenerare costantemente l’atmosfera delle sale.
L'evoluzione radicale della manifestazione, che nelle precedenti edizioni aveva visto Sissel Tolaas installare oltre due tonnellate di carta industriale impregnata di molecole astratte, trova quest'anno il suo vertice sulla terrazza dello spazio milanese. Con il progetto «OPEN AI», la stessa Tolaas, artista e ricercatrice norvegese, torna a collaborare con Octave Perrault per ripensare lo spazio all'aperto come un’interfaccia fluida con il cielo, partendo dal presupposto che l'aria sia l'ultimo elemento realmente libero. L'installazione si articola attraverso diverse «aree cuscino» orientate secondo i punti cardinali del vento: ogni nucleo è nano-incorporato con strutture molecolari che reagiscono al mutare della luce, della temperatura e del tempo, tracciando una coreografia percettiva mutevole. Qui, l’introduzione di molecole artificiali nel giardino organico genera un attrito invisibile che si estende fino all’esperienza del gusto, con l'offerta agli ospiti di acqua infusa con molecole concepita come prosecuzione logica e sensoriale dell'intervento.
© Matteo Viti, © Federico Gherardi
© Matteo Viti, © Federico Gherardi
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