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Elena Correggia
Leggi i suoi articoliModernità e ricambio generazionale sono le due parole magiche che stanno cambiando l’identità del mercato delle auto da collezione. Durante la Monterey Car Week che ad agosto ha ospitato sulla costa californiana gli incanti delle case d’aste più importanti al mondo, il fatturato globale raggiunto è stato da record, ovvero 755,6 milioni di dollari, superiore addirittura ai numeri del 2022 post pandemico. Ma al di là del buono stato di salute del settore, sono gli interessi degli acquirenti a essere mutati, consolidando una tendenza in crescita.
«Il nostro database raccoglie le transazioni annuali all’asta delle auto da collezione e se consideriamo il periodo dal 2015 al 2025 abbiamo registrato uno spostamento dei volumi verso il contemporaneo: sono sempre maggiori le richieste per le youngtimer (anni ’80-90) ma anche per le auto di oggi, le cosiddette «instant classic», una tendenza molto evidente negli ultimi cinque anni», spiega Gianluigi Vignola, amministratore delegato di Ademy (Automotive Data Evaluation Market Yields), società di analisi e valutazione di mercato per le auto da collezione. I motivi sono molteplici. Innanzitutto c’è un passaggio di testimone alle più giovani generazioni. Poi c’è il fatto che i costruttori producono il nuovo in serie limitata proprio per ingolosire i collezionisti: chi acquista in asta senza rivendere subito dà prova di fedeltà a un certo marchio e può rafforzare la propria posizione quando quel marchio deve scegliere a chi vendere un nuovo modello super esclusivo. Non manca, di conseguenza, una forte percezione delle opportunità di investimento per queste vetture molto recenti ma dalla forte reputazione fra gli appassionati. «L’interesse per l’investimento è tale per cui spesso l’auto acquistata viene trattata alla stregua di un quadro o di un’altra opera d’arte: magari esposta, ma non utilizzata, per evitare il deprezzamento connesso soprattutto ai chilometri di percorrenza», aggiunge Vignola.
A titolo di esempio dello spostamento della domanda dalle auto degli anni ’50-60 alle youngtimer, Ademy segnala due lotti significativi. Il primo è una Ferrari 250 GT California spider passo lungo del 1959, nata come auto da competizione, che è stata venduta nel 2017 a quasi 18 milioni di dollari e poi rivenduta nel 2025, sempre negli Stati Uniti, da Broad Arrow Auctions, per una cifra di poco inferiore a 9,5 milioni, pari a una svalutazione del 48% in poco più di sette anni. Al contrario, una Mercedes-Benz AMG 300 E «Hammer» del 1988, peraltro proveniente dalla collezione di Raul Gardini, venduta da RM Sotheby’s a Milano nell’asta Duemila Ruote del 2016 per 84mila euro, ha moltiplicato di otto volte il suo prezzo in nove anni. È infatti stata rivenduta nel 2025 ad Amelia Island, dove ha trovato un compratore disposto a sborsare ben 753mila dollari. Pur con queste distinzioni, è bene sottolineare come nel settore più dinamico, ovvero quello delle auto da un milione di dollari in su, esistono comunque alcune eccellenze indiscutibili in bassissima tiratura e con componenti originali che continuano a essere apprezzate, benché di epoche meno recenti.
A Monterey ad esempio, fra le Ferrari, uno dei marchi evergreen, una 250P Spider del 1963, stimata 15-20 milioni di dollari, il 14 agosto ha segnato il record per il modello, passando di mano per 18,7 milioni, nell’asta di Gooding Christie’s. Nella stessa vendita, ha superato le aspettative anche una Ferrari 225 Sport «Tuboscocca» Spider del 1952, valutata 2-3 milioni e aggiudicata per 4.295.000, miglior risultato di sempre per il modello. Se il top lot assoluto della settimana di incanti, una Shelby Cobra Daytona coupé del 1964 aggiudicata da Gooding Christie’s a 42,9 milioni, riflette una passione tipica del mercato americano, la Mercedes-Benz 300SL Gullwing coupé del 1955 venduta a 2.975.000 dollari (stima 2,5-3 milioni) incarna invece una fuoriclasse senza tempo e oltre le mode. Una domanda più speculativa ha contribuito poi all’ottima performance di una Ferrari Daytona SP3 coupé del 2023 con motore aspirato V12 ad alte prestazioni che da RM Sotheby’s il 14 agosto ha cambiato proprietario per 17,8 milioni (il suo miglior risultato precedente era stato di 7,26 milioni). Nella stessa asta una rombante e coloratissima McLaren F1 GTR del 1996 (una delle nove della serie), prototipo da corsa e omologata anche per strada, appartenuta al batterista dei Pink Floyd Nick Mason, ha realizzato 34,65 milioni, l’auto inglese più cara mai battuta all’asta.
Ha infine raggiunto gli incanti con un exploit persino un’auto del 2026. Si tratta della Ferrari Luce «Tailor Made», con chassis 0, primo modello elettrico del Cavallino Rampante venduta da RM Sotheby’s a 40 milioni, devoluti tutti in beneficenza alla Fondazione Ferrari, una cifra record per una «new car». Un caso, tuttavia, più unico che raro, su cui ha pesato anche l’effetto promozionale dell’iniziativa e che non è necessariamente destinato a trovare conferme future.
2023 Ferrari-Daytona SP3, cortesia di Rm Sotheby's
Elena Correggia
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