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Camilla Sordi
Leggi i suoi articoliL'opera più efficace contro gli smart glasses di Meta che, ricordiamo, integrano microcamere, microfoni e IA, permettendo di fotografare, filmare, fare dirette social e ricevere informazioni su ciò che si sta guardando, il tutto a mani libere, non arriva da un tribunale né da una commissione parlamentare, ma da una pensilina dell'autobus di Londra. È qui, a pochi passi dalla sede dell'azienda, che il collettivo britannico Everyone Hates Elon (EHE) ha installato un billboard lenticolare capace di sabotare dall'interno il linguaggio della pubblicità. A seconda del punto di osservazione, il volto patinato di Kylie Jenner - testimonial della nuova campagna Meta - si trasforma in una radiografia scheletrica accompagnata dalla scritta «We're always watching» (Ti teniamo sempre d'occhio). Il cambio di immagine dura un istante, ma basta a ribaltare completamente il messaggio.
L'intervento appartiene a quella tradizione artistica che usa gli strumenti della comunicazione commerciale per svuotarli di significato e restituirli al pubblico attraverso la lente critica di un pensiero preciso. Il billboard non propone un'immagine alternativa ma altera quella esistente, costringendo lo spettatore a prendere coscienza dei meccanismi che la sostengono. È una strategia che affonda le proprie radici nel détournement situazionista e attraversa decenni di pratiche artistiche, dai collage politici di Barbara Kruger fino alle incursioni urbane di Jenny Holzer, passando per le azioni di Adbusters e della culture jamming degli anni Novanta. La scelta della tecnologia lenticolare? Il manifesto cambia aspetto soltanto se cambia la posizione dello spettatore, trasformando il movimento del corpo in parte integrante dell'opera. È un espediente semplice ma estremamente efficace: lo sguardo diventa instabile, mutevole, mai completamente affidabile. Il dispositivo ottico scelto dal collettivo rende visibile proprio questa perdita di neutralità dello sguardo.
Non sorprende allora il riferimento a They Live (1988), il film di John Carpenter evocato esplicitamente dalla doppia immagine del billboard. Nel cult fantascientifico gli occhiali permettevano di vedere oltre la superficie della pubblicità e di smascherare il potere invisibile che governava la società. L'«opera» di EHE aggiorna quella metafora all'epoca dell'intelligenza artificiale: gli occhiali non rivelano più il sistema ma ne diventano gli ingranaggi sottesi. Lo sguardo che promettono di potenziare coincide con quello che registra, archivia e trasforma ogni esperienza in dato. La scelta di «utilizzare» Kylie Jenner? Figura centrale dell'economia dell'influencer marketing, Jenner rappresenta l'alleanza perfetta tra desiderio, branding e piattaforme digitali. L'opera la sottrae alla comunicazione commerciale e la trasforma in un'immagine ambigua, quasi spettrale, mostrando quanto facilmente la promessa di innovazione possa scivolare nell'estetica della sorveglianza.
Negli ultimi anni numerosi artisti hanno indagato l'invisibilità delle infrastrutture tecnologiche e hanno mostrato come il potere spesso agisca attraverso sistemi di visione automatizzata. L'intervento di Everyone Hates Elon si colloca nello stesso orizzonte dimostrando come l'arte pubblica continui a trovare nella comunicazione visiva uno dei suoi principali campi di battaglia.
Camilla Sordi
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