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Francesco Clemente

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L'arte contemporanea si mette in gioco: Francesco Clemente inaugura Art on Cards

Ideato e curato da Bartolomeo Pietromarchi e pubblicato da Magonza, «Art on Cards» trasforma l'immaginario degli artisti contemporanei in mazzi di 48 carte, ciascuna composta da un'immagine e una parola. La prima edizione è dedicata a Francesco Clemente, mentre nel 2027 arriverà quella di Shirin Neshat. Tra il museo portatile di Duchamp e i giochi linguistici di Wittgenstein, il progetto sperimenta nuove forme di partecipazione attraverso incontri, sessioni di gioco e programmi educativi.

Ginevra Borromeo

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Un mazzo di quarantotto carte, altrettante immagini e parole, un tavolo e un gruppo di partecipanti. L'arte contemporanea esce dalla dimensione tradizionale della contemplazione e diventa qualcosa da maneggiare, combinare, interpretare collettivamente. È il principio di «Art on Cards, play with meaning», il nuovo progetto editoriale e artistico ideato e curato da Bartolomeo Pietromarchi, pubblicato da Magonza Editore, che inaugura la propria attività con un'edizione dedicata a Francesco Clemente. La prossima, prevista per la prima metà del 2027, sarà realizzata con Shirin Neshat. L'obiettivo è costruire, attraverso la collaborazione con artisti di generazioni e provenienze differenti, una serie di dispositivi capaci di tradurre un universo artistico in un sistema aperto di immagini, parole e relazioni.

Il punto di partenza è una domanda che riguarda direttamente il rapporto tra le istituzioni culturali e i loro pubblici: come rendere l'arte contemporanea più accessibile senza ridurne la complessità? Pietromarchi, già alla guida di istituzioni come il MACRO e il MAXXI e del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, affronta la questione spostando l'attenzione dall'opera come oggetto da osservare all'opera come insieme di significati da attivare. Ogni mazzo nasce dal confronto con un artista, invitato a selezionare e rielaborare immagini e parole appartenenti al proprio immaginario. Il risultato non è una raccolta di riproduzioni in miniatura, ma una grammatica visiva nella quale i singoli elementi possono essere continuamente ricombinati.

La prima edizione trova in Francesco Clemente un interprete particolarmente adatto. La sua ricerca, sviluppata attraverso il confronto con culture e tradizioni differenti, con la poesia, la spiritualità, l'autobiografia e il mito, ha costruito nel corso dei decenni un repertorio di immagini nel quale il corpo, il sogno e la memoria personale si intrecciano con simboli e riferimenti appartenenti a immaginari collettivi. Trasferire questo universo in quarantotto carte significa rinunciare a una sequenza prestabilita e affidare parte della costruzione del significato a chi utilizza il mazzo. «Spero che, usando questo mazzo di carte e osservando l'infinita varietà di combinazioni che si possono incontrare, ci si possa aprire un po' di più alla vita stessa», osserva Clemente. Il funzionamento del gioco è costruito proprio intorno a questa possibilità di produrre associazioni impreviste. Ogni carta presenta un'immagine e una parola. I partecipanti, da due a sei, sono invitati inizialmente a familiarizzare con l'universo dell'artista, per poi utilizzare le carte nella costruzione di frasi collettive. Sul tavolo devono rimanere visibili quattro carte, le cui parole costituiscono una sequenza che può essere modificata, riorganizzata e interpretata dai giocatori. La frase non è vincolata a un significato univoco: può essere completata attraverso altre parole e assumere letture differenti a seconda degli accostamenti. Ogni partecipante contribuisce così a un processo di interpretazione che procede attraverso il confronto e la negoziazione dei significati.

Il riferimento storico dichiarato è Marcel Duchamp, e in particolare la sua «Boîte-en-valise», il museo portatile attraverso il quale l'artista raccolse e riprodusse in scala ridotta una selezione delle proprie opere. Pietromarchi ne riprende idealmente la possibilità di sottrarre l'arte alla fissità dello spazio espositivo, ma introduce una differenza sostanziale. Nel progetto duchampiano il museo veniva condensato in un contenitore trasportabile; in «Art on Cards» il museo prende forma ogni volta che le carte vengono utilizzate. Non esiste una disposizione definitiva, né una sequenza privilegiata. L'opera si manifesta attraverso le relazioni che il pubblico costruisce tra i suoi elementi.

Un secondo riferimento è quello dei giochi linguistici di Ludwig Wittgenstein, fondati sull'idea che il significato delle parole dipenda dal loro uso e dal contesto nel quale vengono impiegate. Trasposto sul terreno delle arti visive, questo principio permette di considerare le immagini non come entità dotate di un significato immutabile, ma come elementi che acquistano nuove possibilità interpretative attraverso l'accostamento con altre immagini e parole. Il gioco diventa quindi un esercizio di lettura dell'opera, ma anche una riflessione sul modo in cui produciamo e condividiamo significati. «Art on Cards nasce dal desiderio di immaginare un nuovo modo di avvicinarsi all'arte contemporanea: più diretto, più intimo, più partecipato», spiega Pietromarchi. «Non si tratta di spiegare l'opera, ma di creare le condizioni perché ciascuno possa incontrarla, attraversarla e farla propria». In questa dichiarazione si riconosce una posizione precisa rispetto alle pratiche educative museali. L'accessibilità non viene ricercata attraverso la semplificazione dei contenuti, ma mediante la costruzione di situazioni nelle quali il pubblico possa assumere un ruolo attivo. Il mazzo di carte diventa così uno strumento per sperimentare forme di mediazione culturale che non dipendono esclusivamente dalla spiegazione fornita da un esperto.

Il progetto prevede infatti uno sviluppo che va oltre l'oggetto editoriale. Le «Playing Sessions» sono incontri nei quali il gioco viene utilizzato come occasione di confronto tra artisti, studenti, collezionisti e pubblico. Una prima sessione si è svolta il 12 settembre 2026, nell'ambito della sesta edizione di PERFORMATIVE al MAXXI L'Aquila; una nuova «Master Playing Session» è prevista per l'11 ottobre al MAXXI di Roma. L'intenzione è estendere progressivamente queste attività a musei, fondazioni, università, scuole e altri contesti, compresi spazi sociali, luoghi della cura e ambienti aziendali.

In questo senso, «Art on Cards» si colloca all'incrocio tra pubblicazione d'artista, strumento educativo e progetto culturale partecipativo. Il suo sviluppo coinvolge interlocutori istituzionali e formativi, tra cui il Castello di Rivoli, il MAXXI, l'Accademia Carrara e il Master of Art della LUISS, oltre ad altre realtà italiane e internazionali. L'ambizione è costruire una rete di occasioni nelle quali il rapporto con l'arte possa continuare anche al di fuori della visita museale, attraverso un oggetto relativamente semplice da trasportare e utilizzare.

La dimensione editoriale è affidata a Magonza, casa editrice indipendente specializzata in arte, architettura e cultura contemporanea, che segue la produzione, il progetto grafico e la realizzazione dei mazzi. A partire dal 1° ottobre 2026 è prevista una campagna internazionale di crowdfunding su Kickstarter dedicata alla prima edizione, concepita anche come strumento per costruire una comunità intorno all'iniziativa. Il progetto comprende inoltre una piattaforma digitale destinata a raccogliere contenuti sugli artisti, materiali di ricerca, informazioni sulle sessioni di gioco e sui programmi educativi. L'arrivo annunciato di Shirin Neshat nella prima metà del 2027 apre una prospettiva ulteriore. Se l'immaginario di Clemente si presta a una costruzione fondata sull'associazione tra simboli, immagini autobiografiche e riferimenti spirituali, quello dell'artista iraniana introduce un universo nel quale fotografia, video, scrittura e questioni legate all'identità culturale e politica assumono un ruolo centrale. La successione delle edizioni permetterà di verificare quanto il dispositivo possa adattarsi a linguaggi artistici differenti senza trasformarsi in un formato ripetitivo.

Ginevra Borromeo, 11 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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