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Simone Pellegrini, «Scinti Rabotaio», 2025,

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Simone Pellegrini, «Scinti Rabotaio», 2025,

La preziosa fragilità della carta di Simone Pellegrini illumina Parigi e New York

Simone Pellegrini espone nel 2026 a Parigi con la collettiva «µm» alla Backslash Gallery e a New York con una personale alla Cavin-Morris Gallery, mostrando il suo lavoro su carta tra piccolo e grande formato e consolidando il suo percorso tra insider e outsider dell’arte contemporanea

Lavinia Trivulzio

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Simone Pellegrini è protagonista di due importanti esposizioni internazionali nel 2026, a Parigi e a New York. La Backslash Gallery di Parigi, fondata nel 2010 da Delphine Guillaud e Séverine de Volkovitch nel quartiere Haut Marais, dedica la mostra collettiva «µm» alla varietà e complessità dei lavori in piccolo formato. Il progetto raccoglie quaranta artisti internazionali, tra cui Pellegrini, che presenta il suo nuovo lavoro Conio donde (mixed media su carta, 33 x 51 cm, 2026). Il titolo della mostra, «µm» – micrometro – richiama l’unità infinitesimale di misura, simbolo della precisione e della cura del dettaglio che caratterizzano tutte le opere. L’esposizione, visitabile fino al 7 marzo 2026, comprende dipinti, disegni, fotografie, sculture e lavori in mixed media, confermando come il piccolo formato possa concentrarne l’espressività, senza rinunciare a definire la personalità di ciascun autore.

A New York, la Cavin-Morris Gallery ospita una nuova personale di Pellegrini, prevista per il 2 aprile 2026. La galleria, attiva da quaranta anni, si occupa di artisti contemporanei internazionali, con particolare attenzione a pratiche non convenzionali. La collaborazione con Pellegrini è iniziata nel 2020 e, dopo la prima mostra personale nel 2022, si concentra oggi sulle opere di grande formato su carta prodotte negli ultimi anni. La Cavin-Morris Gallery si trova al 529 W 20th Street, 3rd Floor, New York, NY 10011, e la mostra rappresenta un’occasione per osservare l’evoluzione della sua produzione recente.

La pratica artistica di Pellegrini si colloca in un ambito di confine rispetto alle categorie tradizionali dell’arte contemporanea. Pur essendo attivo come docente di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna, le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private a livello internazionale, e hanno partecipato a numerose esposizioni e fiere. Il suo lavoro mantiene una coerenza formale e un approccio sistematico, basato sulla definizione di un repertorio iconografico riconoscibile e ricorsivo, che si sviluppa attraverso un processo analitico e progressivo di elaborazione dei segni.

Il metodo di Pellegrini si articola principalmente sulla carta, partendo da pagine di libri selezionati come oggetti di studio. Questi materiali vengono trasformati in bozzetti e matrici che guideranno la realizzazione delle opere finali. La tecnica non prevede l’uso tradizionale di pennelli o tele, ma un procedimento analogico e manuale che consente di trasferire gli elementi progettati in composizioni di grande formato. I lavori finali mostrano un’organizzazione interna rigorosa, nonostante la complessità delle forme e la sovrapposizione di elementi, e un uso costante dei colori rosso e nero, affiancati da tonalità più terrose.

Ogni opera costituisce un sistema compositivo autonomo, in cui i vari elementi coesistono secondo logiche che non seguono una gerarchia prefissata, permettendo una lettura simultanea e fluida della scena. Gli elementi visivi, pur richiamando riferimenti naturali o figurativi, subiscono moltiplicazioni, deformazioni e combinazioni complesse, creando strutture dinamiche e relazioni interne che suggeriscono continuità e variazione all’interno dell’universo visivo dell’artista.

Parallelamente alle esposizioni, il numero 30 della rivista italiana «Osservatorio Outsider Art», diretta da Eva Di Stefano, dedica a Pellegrini un approfondimento nel quadro dei quindici anni di attività della pubblicazione. L’articolo esplora il suo posizionamento tra insider e outsider, analizzando le caratteristiche tecniche e concettuali del suo lavoro e le connessioni con pratiche artistiche considerate marginali o non convenzionali. La rivista è pubblicata dall’Associazione Osservatorio Arte Outsider in collaborazione con Edizioni Museo Pasqualino.

Con oltre quaranta mostre personali in tutto il mondo, iniziando dal Premio Lissone nel 2003, e una produzione costante tra Italia e estero, Pellegrini rappresenta un caso significativo per l’analisi della continuità e dell’evoluzione della pittura contemporanea su carta, con un approccio che unisce formazione accademica, ricerca tecnica e attenzione alla materialità, pur collocandosi ai margini delle categorie artistiche tradizionali.

 

Lavinia Trivulzio, 18 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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