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Luana De Micco
Leggi i suoi articoliUn altro grande cantiere si prepara all’Opéra Garnier. Il teatro parigino chiuderà per due anni, dall’estate 2027 all’estate 2029, per un intervento profondo di restauro che interesserà la parte meno visibile, ma essenziale, dell’edificio: la macchina scenica. Dopo oltre un secolo e mezzo di vita, l’apparato tecnico «non è più adeguato agli standard contemporanei di sicurezza, efficienza e sostenibilità». L’intervento prevede la modernizzazione degli impianti di tutto lo spazio scenico: il vasto palcoscenico (1.350 metri quadrati), la graticcia (ovvero la struttura sotto il tetto che sostiene gli elementi scenografici), il retropalco, la buca dell’orchestra, le piattaforme mobili e le diverse strutture che regolano il funzionamento quotidiano degli spettacoli e dei balletti. Questo cantiere è il preludio al vasto progetto battezzato «Nouvelle Ère, Nouvel Air», presentato lo scorso settembre dalla ministra francese della Cultura, Rachida Dati. Piano che contempla il rinnovamento delle quattro sedi dell’Opéra national de Paris (Onp): oltre al Palais Garnier, l’Opéra Bastille, l’École de Danse di Nanterre e gli Ateliers Berthier (costruiti nel 1895 e sede storica dei decori scenografici). In un rapporto pubblicato lo scorso ottobre, la Corte dei Conti di Parigi (che ha bacchettato anche severamente la gestione del Louvre dopo il furto di ottobre) ha definito questi edifici «obsoleti». In conferenza stampa, la ministra Dati ha sottolineato che l’intero progetto rappresenta «un gesto culturale forte per la Francia», il cui costo si aggirerà intorno ai 450 milioni di euro entro il 2032, coperti dalla stessa Onp, da mecenati (tra cui Chanel e l’istituto bancario BNP Paribas) e per un quarto dallo Stato. Un nuovo investimento che si somma ai numerosi altri cantieri monumentali, già terminati o da avviare, che la Francia sta affrontando per rinnovare le sue istituzioni culturali, dal recupero del Grand Palais e di Notre-Dame alla modernizzazione del Centre Pompidou al progetto «Louvre-Nouvelle Renaissance».
Sarebbe oggi difficile immaginare il cuore della Parigi haussmanniana senza il profilo neobarocco del Palais Garnier, inaugurato il 5 gennaio 1875. Concepito dall’architetto Charles Garnier (1825-98), vincitore del concorso bandito dall’imperatore Napoleone III nel 1861, l’edificio nasce nel contesto delle grandi trasformazioni urbanistiche guidate dal prefetto Haussmann. Il teatro non è solo pensato come gesto architettonico, ma anche come manifesto politico, destinato a tradurre in pietra la potenza del Secondo Impero, proprio come il re Luigi XIV aveva voluto a suo tempo Versailles a simbolo del potere monarchico. Garnier, prix de Rome nel 1848, immaginò un edificio sontuoso, opulento, impreziosito da una scalinata monumentale e con sale rivestite di ori, sculture e marmi policromi. A costruire il mito del Palais Garnier contribuirono nel tempo la leggenda de Il fantasma dell’Opera, narrata da Gaston Leroux nel 1910, il successo dei Ballets Russes negli anni ’20 e il soffitto dipinto da Chagall nel 1962, su commissione del ministro degli Affari culturali di allora, lo scrittore André Malraux, inizialmente oggetto di vivaci polemiche.
Il teatro è oggetto di interventi di restauro che si susseguono da una decina di anni. L’ultimo, iniziato nell’aprile 2023, riguarda la facciata sud, quella principale, che si affaccia sulla trafficata Place de l’Opéra (i lavori si sarebbero dovuti concludere a fine 2024 ma, mentre scriviamo, l’edificio è ancora coperto dalle impalcature, anche se la fine sembra imminente). Il restauro, affidato all’Oppic, l’Operatore del patrimonio e dei progetti immobiliari della Cultura, che seguirà anche il futuro cantiere, e all’architetto Pascal Prunet, responsabile del monumento dal 2010, ha comportato la pulizia e il consolidamento della pietra, il recupero delle dorature, dei busti, dei capitelli, dei mosaici e degli elementi metallici, oltre che la bonifica dal piombo. Il suo costo è stato di 7,2 milioni di euro, ampiamente finanziati dalle pubblicità. Negli anni precedenti erano già stati restaurati la facciata nord, che dà sul boulevard Haussmann, la facciata ovest sulla rue Scribe, la maestosa «rampa dell’imperatore», che presentava seri problemi strutturali, e i lampioni, candelabri e cariatidi della cosiddetta «cintura di luce». È stata anche ripristinata l’impermeabilità delle coperture.
Tempio della lirica e del balletto, ogni anno l’Opéra Garnier accoglie più di un milione di visitatori e circa 350mila spettatori. Una volta completato il cantiere del Palais Garnier, sarà l’Opéra Bastille a chiudere, tra il 2030 e il 2032. Per la ristrutturazione del grande teatro moderno da oltre 2.700 posti, inaugurato nel 1989 su progetto di Carlos Ott, il 23 dicembre 2025 è stato lanciato un concorso internazionale di architettura il cui esito è atteso per settembre 2026 (i lavori sono previsti tra il 2028 e il 2030). A soli quarant’anni dall’apertura, l’Opéra Bastille (mezzo milione di spettatori all’anno) soffre di importanti problemi strutturali. Il piano d’intervento prevede la modernizzazione degli impianti scenici, compreso il palcoscenico che secondo gli esperti rischierebbe di «cedere», la ristrutturazione delle sale prove, l’impermeabilizzazione delle coperture, il restauro della facciata in vetro e l’installazione di pannelli fotovoltaici per ridurre il consumo energetico. Ma il progetto è connotato da un cambiamento più radicale: il teatro sarà completamente ripensato e trasformato in spazio aperto e integrato alla Place de la Bastille, da alcuni anni diventata semipedonale. Sono previsti circa 5mila metri quadrati di nuovi spazi pubblici accessibili durante il giorno destinati a diversi tipi di attività: laboratori, esposizioni, ristorazione, aree di incontro.
Una veduta dell’Opéra Bastille. © E.-Bauer /OnP
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