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Una vista del museo

Foto Erik en Petra Hesmerg © Groninger Museum

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Una vista del museo

Foto Erik en Petra Hesmerg © Groninger Museum

La nuova direttrice riporta il Groninger Museum alle origini, cioè all’arte contemporanea

Il 19 settembre inaugurano sotto la sovrintendenza di Roos Gortzak quattro mostre che affrontano le questioni urgenti del nostro tempo con lo sguardo resco dei giovani talenti dell'arte contemporanea, un progetto ideato nello spirito della collaborazione

Sotto la nuova direzione artistica di Roos Gortzak, il Groninger Museum ha messo a punto un programma espositivo che riporta l’arte contemporanea in una posizione dominante nell’ambito di un’istituzione che abbraccia cinque millenni di storia. La scelta si riallaccia allo spirito radicale che ha caratterizzato il Groninger Museum sin dall’inaugurazione, nel 1994, del suo iconico edificio postmoderno progettato da Alessandro Mendini con Philippe Starck, Michele de Lucchi e Coop Himmelb(l)au su un’isola del canale che collega la stazione centrale al cuore della città.

Il 19 settembre inaugureranno contemporaneamnte quattro mostre interconnesse che indagano le varie possibilità che l’arte ci offre per immaginare nuovi modi di vivere, lavorare e creare insieme. Ad accomunarle l’interesse per la sperimentazione e per la valorizzazione delle collezioni multidisciplinari del museo. La mostra di punta, «L’architetto e la casalinga: pulire la casa, costruire il futuro» (fino al 9 maggio 2027), esamina questioni relative alla paternità dell’opera, al lavoro e al potere attraverso le figure simboliche dell’«architetto» e della «casalinga». Ispirata all’omonima pubblicazione di Frances Stark, riunisce venti artisti internazionali, tra cui Adam Linder, Evelyn Taocheng Wang, Frances Stark, Mierle Laderman Ukeles, Pamela Phatsimo Sunstrum, Sol Calero, Vivian Suter e Zaha Hadid, per esplorare chi ha il potere di immaginare il futuro e chi è chiamato a preservarlo. Strutturata come un dialogo multidisciplinare, abbraccia architettura, scultura, cinema, performance, scrittura, disegno e arte tessile. Al centro di «Playing House» (fino al 10 gennaio 2027) c’è invece un gruppo di artisti internazionali le cui pratiche sono profondamente radicate nel lavoro con bambini e adolescenti: afra eisma, Eva Kot'átková, Lina Lapelytė, Mercedes Azpilicueta, Ola Vasiljeva, Petrit Halilaj e Sophie Serber. Insieme ai giovani partecipanti di questa Biennale a loro dedicata, gli artisti mettono in discussione i ruoli sociali tradizionali e immaginano nuovi modi di vivere, imparare, giocare e creare insieme. Attraverso performance, installazioni, sculture e pratiche tessili, la biennale celebra la collaborazione, la curiosità e l’immaginazione collettiva. Attraverso «Nieuw Licht 1» (fino al 14 marzo 2027) il Groninger Museum rivisita la Collezione De Ploeg, grazie a una serie di commissioni e acquisizioni. Presenta l’ultimo capitolo della soap opera in corso di Ani Schulze, «The Convent of Pleasure», ispirata all’opera teatrale del XVII secolo di Margaret Cavendish dedicata a una comunità di donne. Girato nel museo, il nuovo episodio dialoga con la collwzione del museo. La mostra esplora l’identità, la performance e le forme di vita collettiva attraverso il cinema, la storia e la pratica artistica. «Matthew Lutz-Kinoy & Natsuko Uchino: Keramikos Carrier Bag» (fino al 10 gennaio 2027) celebra invece un’importante nuova acquisizione: oltre 300 oggetti in ceramica e tessuti realizzati dagli artisti Matthew Lutz-Kinoy e Natsuko Uchino. Ispirata a «The Carrier Bag Theory of Fiction» di Ursula K. Le Guin, la mostra parte dal presupposto che la tavola sia uno spazio di incontro, scambio e narrazione. Accostando le opere dei due artisti a oggetti delle collezioni del museo, la mostra rivela connessioni inaspettate attraverso il tempo tra materiali, tecniche e culture.

Le quattro mostre annunciano una rinnovata visione artistica del Groninger Museum, una visione che si ricollega alla sua eredità postmoderna pionieristica adottando un approccio collettivo, sperimentale e interdisciplinare e confrontandosi con le questioni contemporanee della collaborazione, dell’identità e del futuro che immaginiamo e creiamo insieme. La direttrice artistica Roos Gortzak spiega: «Il Groninger Museum è nato da un’idea radicale: che una città nel Nord dei Paesi Bassi potesse porre il pensiero contemporaneo al centro della propria identità. Quella convinzione non ha mai abbandonato questo edificio e quello che stiamo facendo ora è tornare a essa, con pieno impegno. Crediamo che la vasta e variegata collezione del museo vista attraverso la lente dell’arte contemporanea possa dare delle risposposte alle questioni urgenti del nostro tempo. Il Groninger Museum è come uno specchio davanti al mondo. Una delle cose più importanti che un museo possa offrire è la possibilità di riconoscere la propria identità a chi vive nel presente. Il programma che inaugureremo a settembre non è un nuovo inizio. È il portare avanti un’eredità inscindibile da questa città: l’audacia di osare, di collaborare e di pensare oltre l’ovvio. Sono sempre stato attratta da questo edificio, da ciò che rappresentava quando è stato concepito e da ciò che ancora oggi rappresenta per chiunque lo visiti o vi lavori. Un luogo progettato fin dall’inizio per essere un luogo di sperimentazione e collaborazione: è ciò che definisce il nostro museo e la nostra città. È semplicemente ciò che siamo».

Antonello Ferrari, 28 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

Antonello Ferrari

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