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Giovanni Paolin
Leggi i suoi articoli«Le cose sono diverse da come appaiono». L’arrivo nella città di Okayama, nel sud del Giappone, per la quarta edizione di «Okayama Art Summit» (fino al 24 novembre) deve essere accompagnato da questa citazione del romanzo 1Q84 di Haruki Murakami. Le parole provengono dal primo libro della famosa trilogia dello scrittore giapponese e sono pronunciate da un tassista alla protagonista, Aomame, che scesa dal taxi si ritrova, a sorpresa, in una realtà parallela in cui le cose non sono esattamente come sembrano. L’intenzione di navigare tra due mondi alternativi muove anche Philippe Parreno in nella direzione artistica di un evento triennale di rilevanza internazionale, che prima di lui ha visto la curatela di altri artisti importanti: Rirkrit Tiravanija, Pierre Huyghe e Liam Gillick.
Durante la visita di «The Parks of Aomame» risulta chiaro come l’artista francese si sia concentrato su proporre interventi diffusi e rendere alcuni spazi abbandonati della città in luoghi di incontro. Come nel caso di una vecchia stazione di polizia con il nuovo video e una serie di elementi collezionati da Cyprien Gaillard («Where Trees Have No Names», 2025) o della trafficatissima Omote-cho Shopping Street, con i lavori di diversi artisti, tra cui un solitario piano impegnato a suonare in autonomia la composizione di un’intelligenza artificiale allenata da ARCA («Transfixion», 2025); un piccolo studio per l’ascolto di sogni, memorie e sentimenti aperto ai cittadini dall’artista Precious Okoyomon («The Existential Detective Agency (Okayama)», 2025); e un montaggio delle interviste del curatore Hans Ulrich Obrist («Infinite Conversations»). Tutti gli spazi, formano quindi uno o più parchi che idealmente si sovrappongono ad Okayama: proprio come Aomame, chi vive e visita la città è in grado di muoversi tra due realtà, un mondo «pericoloso e violento» e un’altro, «più spirituale».
Ryan Gander, «The Find», 2023. ©︎ Okayama Art Summit 2025
Le novità specifiche di questa edizione sono la totale gratuità di accesso a tutte le sedi e l’introduzione della figura del Traduttore artistico, con il delicato compito di mediare e amplificare i temi della mostra. Il ruolo è affidato a Shimabuku (alla quarta apparizione all’interno del Summit) che lo scorso maggio ha presentato l’opera «Flying People», in cui ogni partecipante a un workshop organizzato dall’artista crea e fa volare un proprio ritratto in scala reale sotto forma di aquilone.
È affascinante percepire «The Parks of Aomame» come una composizione speculativa, multiforme e inaspettata di opere e azioni di diverse entità artistiche, che formano quella che Parreno definisce «gilda dell’immaginazione»: un gruppo selezionato di trenta individui e collettivi provenienti da dodici paesi diversi (forse una riflessione doverosa andrebbe fatta su quali paesi), tra cui artisti, musicisti, architetti, designer, scienziati, scrittori e pensatori. Inviti che Parreno ha esteso in maniera “non logica, come in un discorso non preparato ma che in qualche modo funziona e si articola in modo naturale rispetto alle condizioni in cui è fatto”.
In effetti, durante le derive in città, il rapporto con la realtà circostante è in qualche modo alterato: esiste la possibilità di trovare qualcuna delle migliaia di monete diffuse dall’artista Ryan Gander («The Find», 2023), di notare che molti dei bus in circolazione sono hackerati dai led colorati di James Chinlund («Rainbow Bus Lines», 2025) o di sentire una delle storie degli abitanti di Okayama trasmessa dalla radio fantasma di Ramdane Touhami («Okayama Triennale Radio», 2025).
Solo terminata la propria permanenza in città, rimane il quesito di quanto una realtà possa essere vissuta naturalmente: forse le situazioni di Tino Sehgal («This Entry», 2024) o la magica coesistenza tra tartarughe di mare e pesci d’acqua dolce di Shimabuku («Magic Water», 2025) aiutano in questa riflessione. Forse, invece, va solo ricordato che uno degli elementi chiave di un’esperienza è la sua narrazione. Non a caso, l’ultimo invito ancora aperto è dedicato alla scrittrice Mariko Asabuki, per il futuro racconto tra realtà e finzione di questo Summit.
Precious Okoyomon, «The Existential Detective Agency (Okayama)», 2025. ©︎ Okayama Art Summit 2025