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La Granada berbera attende il suo museo

Roberta Bosco

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Granada (Spagna). Illustra la profonda influenza esercitata nella penisola iberica dalle dinastie berbere provenienti dal Nord Africa la mostra «La Granada Zirí e l’universo berbero», allestita nella cappella e nella cripta del Palazzo di Carlo V all’interno dell’Alhambra. Curata dal professore di Storia medievale dell’Università di Granada Antonio Malpica, la mostra riunisce più di 300 pezzi provenienti da raccolte pubbliche e private, in special modo dalla collezione della mecenate marocchina Laila Mezian Benjelloun, che saranno poi donate al Museo della cultura berbera che Spagna e Marocco apriranno insieme all’interno dell’area monumentale dell’Alhambra. La mostra, aperta fino al 21 aprile, spiega il grande potere, anche di persuasione, di questo popolo che, arrivato dalla Cabilia algerina in Andalusia nel 1013, riuscì a convincere gli abitanti di Medina Elvira, a dieci chilometri dall’attuale Granada, che era meglio rifondarla a poca distanza, ma a un’altezza che avrebbe permesso di dominare il territorio. Il percorso espositivo inizia con la contestualizzazione del mondo berbero e l’arrivo degli Zirí a Granada attraverso pezzi provenienti dal Louvre, dall’Algeria, dalla Tunisia e dal Marocco, Inoltre, c’è uno spazio dedicato alle grandi dinastie nordafricane, Almoravidi, Almohade e Benimerine. Tessuti, frammenti lignei, ceramiche, libri, elementi architettonici funerari e decorativi compongono una mostra in cui l’epigrafia (incisioni su colonne, porte, pareti) e la numismatica hanno un ruolo importante. Spiccano la fontana a forma di leone della collezione del Museo Nazionale di Setif (Algeria), la barca d’avorio della Cattedrale di Narbona, l’arca d’avorio e smalto di Santo Domingo de Silos, conservata nel Museo di Burgos e la collezione di opere del Louvre dell’XI secolo, in particolare un piccolo frammento di terracotta dorata con epigrafia.

Roberta Bosco, 05 aprile 2020 | © Riproduzione riservata

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