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Una veduta del Giardino dei Cipressi con «Dona» 1970

Foto Davide Camesasca

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Una veduta del Giardino dei Cipressi con «Dona» 1970

Foto Davide Camesasca

La Fundació Miró presenta il nuovo allestimento basato sul processo creativo dell’artista

Il direttore Marko Daniel, che ha inaspettatamente presentato le dimissioni, riscatta il Giardino dei Cipressi, mai aperto al pubblico, prima di lasciare l’istituzione il prossimo giugno

Roberta Bosco

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La prima iniziativa importante di Marko Daniel, quando assunse la direzione della Fundació Miró nel 2018 fu aprire il Patio Nord dell’edificio di José Lluís Sert che svetta immacolato sulla collina di Montjuïc, regalando al pubblico una delle migliori viste sulla città di Barcellona. Adesso, 8 anni e mezzo dopo quel gesto, Daniel ha fatto coincidere le sue dimissioni con l’apertura del Giardino dei Cipressi, coronato da una meravigliosa scultura di Miró, una donna dalle marcate caratteristiche fisiche, con il capo a forma di guscio di lumaca. «L’apertura al pubblico del Giardino, uno degli angoli più romantici della città, segna la fine di un percorso circolare come la concezione vitale e artistica di Miró, che caratterizza anche il nuovo allestimento della collezione permanente», ha affermato il direttore, che non ha voluto parlare dei motivi delle sue inaspettate dimissioni, anche se sottovoce si parla di lotte di potere interne che lo hanno spinto a prendere questa decisione. «È la logica fine di una fase, la cosa strana è che un direttore resti in carica 37 anni», ha affermato, riferendosi alla lunga permanenza della precedente direttrice, Rosa Maria Malet.

Il Giardino dei Cipressi, che permette di ampliare la visita all’esterno e consolida il dialogo tra arte, architettura e natura, è il punto forte di una proposta che parte dal processo creativo di Miró e converte la visita in un’esperienza più dinamica e esperienziale. Con il titolo «Joan Miró. Cercles», il nuovo allestimento si allontana deliberatamente dalle visioni più tradizionali, cronologiche o tematiche, realizzate fino ad ora, per avvicinarsi alle 102 opere in mostra a partire dai processi creativi e intellettuali di Miró. «Tutto è iniziato da un quaderno del nostro archivio, un elemento che abbiamo sempre considerato centrale del nostro lavoro, sia dal punto di vista pratico che concettuale», ha spiegato Daniel, che ha incaricato della curatela Teresa Montaner, capo delle collezioni della Fondazione, e Maria Ricart, artista e ricercatrice, vincitrice del Premio Pilar Juncosa intitolato alla moglie di Miró, che le permise di studiare la relazione tra i processi creativi dell’artista e i suoi spazi di lavoro a Palma di Maiorca e Mont-roig. Fu proprio a Palma, infatti, dove Miró realizzò i disegni raccolti nel quaderno, conservato nell’archivio della fondazione barcellonese, che dà origine alla mostra e che si espone per la prima volta in questa occasione.

In questo quaderno, datato 1955-62 e intitolato «Cercles», si apprezza la relazione tra la terra e il cosmo in diverse rappresentazioni circolari realizzate dall’essere umano conservate insieme a documenti ed opere di carattere scientifico, astronomico e meteorologico, che nell’allestimento prendono la forma di una costellazione. «Miró guardava il cielo o la terra, ma non il paesaggio. Voleva creare una pittura cosmica e allo stesso tempo uno spazio nuovo, capace di incorporare lo spettatore», ha puntualizzato Teresa Montaner. «Questa Fondazione nasce dall’amicizia tra Miró e Sert, un artista e un architetto e dalla loro volontà di creare uno spazio non solo per le opere, ma anche per le persone. Per questo durante questi anni ho riaperto molte finestre, cercando di ristabilire il dialogo iniziale tra le opere e la natura. Erano state chiuse per motivi di conservazione, ma se pensiamo solo alle opere allora il luogo ideale sarebbe un bunker», ha aggiunto Daniel, ricordando che la Fondazione deve essere intesa come un organismo vivo e dinamico, che comprende l’idea di movimento insita nel processo creativo di Miró, così come la possibilità di guardare le opere e la realtà da differenti punti di vista, un atteggiamento estetico, ma anche politico. «Il progetto si evolverà durante i prossimi due anni con l’introduzione di nuove opere e nuovi approcci ogni sei mesi», ha assicurato il direttore, che per la mostra inaugurale ha ottenuto in prestito dal Museo Reina Sofia di Madrid sei opere eccezionali donate dalla vedova di Miró, che si sommano a 25 depositi di collezionisti privati e altre istituzioni e a lavori di Alexander Calder, amico intimo di Miró. «Le opere sono importanti, ma lo è anche la forma di attivarle. Per questo stiamo preparando attività speciali per l’eclisse totale di agosto, un evento casuale e assolutamente eccezionale, particolarmente affine alle tematiche mironiane», ha concluso Daniel.

Il quaderno di disegni «Cercles». Foto Davide Camesasca

Roberta Bosco, 13 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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