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Redazione
Leggi i suoi articoliIntatto, ma decadente. Palazzo Sanna-Cavanna, raro esempio di architettura liberty e déco a Sassari, è uno dei pochi edifici storici sopravvissuti senza alterazioni invasive del secondo dopoguerra. Un «terreno vergine», come lo ha definito Paolo Cau, già direttore dell’Archivio storico comunale Enrico Costa, da cui ripartire per riscrivere un pezzo di città.
Costruito ai primi del Novecento, affacciato su tre vie centrali (viale Dante, via Alghero e via Torres), il palazzo è noto anche per essere la casa natale di Enrico Berlinguer (Sassari, 1922-Padova, 1984), ma da anni versa in uno stato di forte degrado: ferri arrugginiti, intonaci cadenti, l’altana pericolante.
Dopo un anno e mezzo di trattative complesse, che hanno coinvolto oltre venti eredi e richiesto il riserbo di una trattativa condotta dalla società Abinsula, la Fondazione di Sardegna ne ha ufficializzato l’acquisizione.
«È una delle proprietà più preziose del centro cittadino», ha dichiarato il presidente Giacomo Spissu in conferenza stampa, affiancato dal sindaco Giuseppe Mascia e da Cau. L’operazione, ha spiegato il sindaco, segna un momento chiave per la rigenerazione urbana: «Negli ultimi vent’anni anche i sindaci precedenti hanno provato con ordinanze a spingere i privati a mantenere in ordine i palazzi storici, ma senza grandi risultati. Questo acquisto avrà un impatto non solo culturale, ma anche urbanistico. Ci obbligherà a intervenire su viale Dante, sui giardini vicini e sul verde che oggi ostacola perfino la vista del palazzo».
Il futuro dell’edificio è ancora in fase di definizione, ma la direzione è chiara: uno spazio culturale flessibile, aperto all’arte, allo spettacolo e all’innovazione, un luogo vivo, in dialogo con la città e la memoria del politico italiano.
Anche il cortile interno, oggi occupato da capannoni in disuso, potrebbe presto trasformarsi in una piazza culturale, ponendosi come nuova agorà per Sassari.
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