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Bianca Celeste
Leggi i suoi articoliUn’urna etrusca in alabastro che ha ritrovato colori e luminosità dopo gli ingenti danni subìti dall’alluvione di Firenze nel 1966, un convegno che presenta i più recenti interventi conservativi portati a termine dal laboratorio di restauro del Museo Archeologico Nazionale di Firenze nel quale l’urna è conservata dal 1887, incontri, laboratori per bambini e appuntamenti con autorevoli studiosi per fare il punto su ricerche in corso, progetti e iniziative all’insegna della tutela e della valorizzazione.
Dal 27 febbraio al primo marzo apre le porte TourismA, salone dell’archeologia e del turismo culturale organizzato da Archeologia Viva (Giunti editore) a Palazzo dei Congressi di Firenze. Nello spazio espositivo centrale ad accogliere i visitatori ci sarà l’Urna etrusca del Bottarone, dal nome della località in cui fu scoperta nei pressi di Città della Pieve nel 1864. Dopo varie peripezie sul mercato antiquario, l’urna entrò a far parte delle collezioni del Museo Archeologico di Firenze, esposta in una sala del Museo Topografico allestito al pianterreno del palazzo della Crocetta. Come altre opere, il 4 novembre 1966 non sfuggì all’alluvione che colpì Firenze e venne completamente ricoperta di fango. Fece seguito un delicato restauro nel 1969 ma negli ultimi tempi l’opera versava in un cattivo stato di conservazione che si decise di sottoporla ad accurate indagini sul fronte del materiale lapideo e della policromia. Dallo studio stilistico dell’opera che rimanda all’ambiente chiusino e delle vesti indossate dai due coniugi raffigurati sul coperchio e uniti da un tenero abbraccio, gli studiosi ipotizzano una datazione tra il 425 e il 380 a.C. Il recupero e l’intervento conclusosi nel 2024 sono al centro della mostra «I colori dell’alabastro. Il restauro dell’Urna del Bottarone sessant’anni dopo l’alluvione di Firenze», a cura di Daniele F. Maras, Barbara Arbeid e Giulia Basilissi con il sostegno dell’Ambasciata di Svizzera in Italia. L’intervento sul pregevole manufatto è iniziato nel novembre 2023 grazie a una cooperazione tra Italia e Svizzera (determinante il contributo dell’Ufficio federale svizzero della cultura) affidato alla restauratrice di materiali lapidei Daniela Manna ed eseguito all’interno del laboratorio di restauro del museo fiorentino intitolato a Erminia Caudana (1896-1974), famosa restauratrice torinese del Novecento specializzata in supporti cartacei e tessili che prima di approdare a Firenze collaborò con gli egittologi dell’Egizio di Torino per il recupero di numerosi papiri. Proprio i recenti interventi compiuti sulle opere conservate nel Museo di Firenze saranno oggetto dell’incontro «Conservare per rinnovare. Nuovi restauri, esposizioni e allestimenti al Museo Archeologico Nazionale di Firenze» (28 febbraio, ore 11, Sala Verde del Palazzo dei Congressi). Info programma: https://www.tourisma.it/home/#
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