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Rosalba Cignetti
Leggi i suoi articoliNel corso del XIX secolo Genova attraversa una fase di profonda trasformazione economica, sociale e urbana. La fine della Repubblica aristocratica, l’inserimento nel Regno di Sardegna e poi nel nuovo Stato unitario, la progressiva industrializzazione e l’espansione dei traffici marittimi ne modificano in modo strutturale l’identità e il ruolo nello spazio mediterraneo e nazionale. Porto, finanza, commercio e imprenditoria costituiscono il motore di una crescita che si riflette nella composizione sociale, nella fisionomia urbana e nelle forme della rappresentanza pubblica e privata. Nasce una nuova borghesia economica e professionale che affianca, e in parte sostituisce, l’aristocrazia storica come classe dirigente, da Raffaele Rubattino, emblema della nuova borghesia armatoriale e industriale, fino al braccio destro di Garibaldi, Nino Bixio. Armatori, banchieri, imprenditori, tecnici e professionisti investono in infrastrutture, istituzioni culturali, opere pubbliche e iniziative artistiche. Il collezionismo, il mecenatismo e il sostegno agli artisti diventano strumenti di autorappresentazione, ma anche pratiche di costruzione di un patrimonio civico destinato a durare nel tempo. L’Accademia Ligustica di Belle Arti, rifondata in età napoleonica e riorganizzata nel corso dell’Ottocento, assume un ruolo centrale nella formazione degli artisti e nella definizione dei linguaggi figurativi locali. La Società Promotrice di Belle Arti di Genova, fondata nel 1846, diventa uno snodo decisivo per la circolazione delle opere, per il confronto con le esperienze nazionali e internazionali e per la costruzione di un moderno mercato artistico che alimenta sia le raccolte private sia i primi nuclei delle collezioni civiche. Pittura e scultura registrano le tensioni dell’epoca, dalla persistenza di modelli accademici e neoclassici alle aperture verso il naturalismo, il realismo e le ricerche sul vero; dalla pittura di storia, legata alle istanze risorgimentali e celebrative, alla progressiva affermazione del paesaggio e della scena di genere come luoghi di sperimentazione linguistica e di osservazione della realtà contemporanea. È questo il mondo raccontato e analizzato dal grande progetto espositivo «Ottocento svelato. Racconti di collezioni e musei nella Genova del XIX secolo», promosso dal Comune di Genova nell’ambito delle iniziative dedicate alla cultura ottocentesca. Attraverso più mostre in diverse sedi civiche si ricostruisce la complessità del sistema artistico genovese dell’epoca grazie alle opere confluite nei musei cittadini. Fino al 29 marzo al polo di Arte Moderna e Contemporanea di Genova Nervi ospita i due capitoli principali del progetto, allestiti l’uno alla Galleria d’Arte Moderna di Genova, in Villa Saluzzo Serra, e l’altro alle Raccolte Frugone, in Villa Grimaldi Fassio (visitgenoa.it).
Giuseppe Sciuti, L’educazione, 1870 – Collezione privata
Tranquillo Cremona, Ritratto del cavalier Giuseppe Bianchi, 1872 - Piacenza, Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi
Artisti, mecenati e collezionisti nella Genova dell’Ottocento | Galleria d’Arte Moderna di Genova
La mostra «Artisti, mecenati e collezionisti nella Genova dell’Ottocento», alla Galleria d’Arte Moderna di Genova in Villa Saluzzo Serra, mette in luce come il XIX secolo genovese sia stato un sistema articolato di personalità, correnti stilistiche, artisti, committenti, collezionisti e istituzioni che hanno concorso alla formazione di un patrimonio condiviso. Il percorso tematico ricostruisce le principali dinamiche del collezionismo cittadino. Opere provenienti da musei italiani e collezioni private insieme a un ampio numero di lavori conservati nei depositi della Galleria d’Arte Moderna documentano come le raccolte civiche si siano formate attraverso donazioni, lasciti, acquisti pubblici e privati, spesso legati a figure chiave della vita politica, culturale ed economica della città. Un primo nucleo rilevante è dedicato alla figura del principe Odone di Savoia, quarto figlio di Vittorio Emanuele II, la cui, seppur breve, presenza a Genova ebbe un impatto duraturo sulla costituzione delle collezioni civiche. Trasferitosi nel capoluogo ligure nel 1861 per motivi di salute, Odone sviluppò un’attività di studio e di collezionismo sostenuta da una rete di intellettuali e artisti. La sua raccolta, composita per natura e interessi, comprendeva reperti archeologici e naturalistici, materiali numismatici, fotografie e opere d’arte antica e contemporanea, molte delle quali acquisite alle esposizioni delle Società Promotrici. Tra le opere esposte vi sono i piccoli paesaggi e le vedute di Pasquale Domenico Cambiaso, fedeli rappresentazioni dei luoghi frutto di una pittura attenta all’osservazione dal vero, così come la scultura di ascendenza classica L’amore che doma la forza (1865) di Santo Varni, commissionata dallo stesso Odone: un’opera che traduce il riferimento mitologico nel genere del fanciullo con animale attraverso un registro affettivo e domestico, ampiamente apprezzato nel contesto ottocentesco. Di Varni è esposta anche L’educazione materna (1857), scultura in gesso raffigurante Teresa Pallavicini Durazzo con il figlio, rinvenuta in tempi recenti e documento significativo del rapporto tra l’artista e il principe, che si avvalse di Varni anche come consulente per gli acquisti. Completano il nucleo le nature morte di Angelo Rossi e Giorgio Rovea, le sculture di Andrea Franzoni, Tommaso Solari, Antonio De Barbieri, Pietro Franchi e Domenico Romanelli, fino ai soggetti religiosi di Luigi Pampaloni ed Emilio Santarelli. La raccolta di Odone risponde a una pratica di conoscenza e di studio che anticipa, per molti aspetti, la formazione di una collezione pubblica moderna. Alla morte del principe, nel 1866, per volontà del sovrano l’intera raccolta fu donata alla città, costituendo il primo nucleo organico delle collezioni civiche genovesi.
Giulio Monteverde, Primi giochi. Bambini che giocano con un gatto, 1874 – Genova Musei di Nervi, GAM Galleria d’Arte ModernaGiulio Monteverde, Ritratto di Olimpia De Filippi Sella - Genova Musei di Nervi, GAM Galleria d’Arte Moderna
Giulio Monteverde, Ritratto di Olimpia De Filippi Sella - Genova Musei di Nervi, GAM Galleria d’Arte Moderna
Un’altra figura centrale fu l’aristocratico lombardo Filippo Ala Ponzone, giunto in città nel 1849, che si inserì rapidamente negli ambienti repubblicani e degli esuli, distinguendosi per un’attività di sostegno agli artisti contemporanei condotta con modalità e intensità fuori dal comune. Socio della Società Promotrice di Belle Arti con la quota più alta detenuta da un privato, fu protagonista di acquisti significativi. Tra le opere in mostra figurano Francesca da Rimini di Giuseppe Frascheri e Laura al bagno di Santo Varni. Il rapporto con Varni fu complesso e segnato da continui ripensamenti, tra commissioni rinegoziate, rinvii esecutivi e incertezze sui tempi e sulle modalità di acquisizione, riflesso di una personalità inquieta e di una pratica collezionistica non sempre lineare. La mostra documenta anche l’interesse per artisti come Francesco Gandolfi e Nicolò Barabino, allora agli esordi. Tra le opere giunte alle collezioni civiche figurano dipinti di forte valore simbolico e politico, come Un profeta che predice l’avvenire al popolo (Il profeta Geremia) di Carlo Arienti, la Veduta dei principali monumenti d’Italia di Tetar Van Elven e I Figli di Caino di Eugenio Agneni, che restituiscono il clima ideologico e patriottico nel quale si muoveva il collezionista. Maria Brignole-Sale, duchessa di Galliera, fu invece protagonista di una committenza artistica capace di unire dimensione privata, rappresentanza pubblica e filantropia. In mostra è presentato il bozzetto per il monumento in bronzo a lei dedicato da Giulio Monteverde, realizzato a partire da una fotografia scattata da Nadar nel 1888 e inaugurato nel 1898 davanti all’ospedale Galliera. Il bozzetto documenta la soluzione adottata dallo scultore per tradurre l’immagine fotografica in una figura monumentale: la duchessa è raffigurata seduta, con un atteggiamento naturale, privo di enfasi retorica. I dipinti di Louis Léopold Robert e François-Marius Granet, acquistati a Parigi negli anni Cinquanta dell’Ottocento, documentano inoltre il gusto collezionistico della duchessa e il dialogo con il Romanticismo francese. Accanto ai nuclei dedicati ai singoli collezionisti, la mostra affronta la fortuna dei generi pittorici e scultorei nella Genova ottocentesca. La pittura di paesaggio emerge come esperienza centrale del rinnovamento artistico, sostenuta dalle esposizioni della Società Promotrice e dal confronto con le ricerche nazionali. Le opere di Tammar Luxoro, Alfredo D’Andrade, Ernesto Rayper e degli artisti della cosiddetta Scuola grigia testimoniano l’adesione al motivo naturale e l’attenzione alla resa della luce e dell’atmosfera. La pittura di genere, rappresentata da scene di vita quotidiana e interni domestici, riflette una nuova sensibilità per il dato reale, mentre la ritrattistica documenta la compresenza di modelli aristocratici e borghesi, con aperture verso istanze simboliste negli ultimi decenni del secolo. La sezione scultorea, infine, restituisce il ruolo di Genova come centro di produzione e diffusione della scultura ottocentesca. Opere come Ritorno dalla posta di Augusto Rivalta e Come son contenta! di Giovanni Scanzi illustrano il passaggio verso il realismo e la capacità di tradurre in immagini i valori della società contemporanea.
Gaetano Ferri, La preghiera a tre età della donna, 1866 - Genova, Camera di Commercio
Mosé Bianchi, La pittrice, 1874, Genova Musei di Nervi - Raccolte Frugone
Le Raccolte Frugone: una collezione dell’Ottocento per Genova | Villa Grimaldi Fassio
La seconda tappa del progetto espositivo ai Musei di Nervi è affidata alle Raccolte Frugone, in Villa Grimaldi Fassio. La mostra «Le Raccolte Frugone: una collezione d’arte dell’Ottocento per Genova» prende avvio da una collezione già strutturata e riconoscibile, formatasi tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, ma profondamente radicata nel secolo precedente per orientamento culturale, scelte artistiche e modalità di acquisizione. Il percorso rafforza la leggibilità storica dell’allestimento permanente, inserendo due opere «ospiti» già esposte a Genova nella seconda metà dell’Ottocento e oggi appartenenti a collezioni pubbliche extraregionali. La loro presenza consente di ricostruire il rapporto tra la città e alcune esperienze artistiche europee discusse e valutate dal pubblico genovese nel momento della loro prima circolazione. Il primo ospite è La Femme di Giacomo Grosso (Asti 1860 – Torino 1938), dipinto realizzato attorno agli anni Novanta dell’Ottocento, proveniente dalla collezione di Palazzo Mazzetti ad Asti. Grosso, formatosi anche al di fuori dei circuiti accademici italiani e in contatto con le culture figurative francesi, propone una rappresentazione della figura femminile in cui l’eleganza formale si combina con un trattamento del colore e della superficie che riflette il dialogo con la moda e le estetiche internazionali del tempo. Il secondo ospite è il Ritratto di Giuseppe Bianchi di Tranquillo Cremona (Pavia 1837 – 1878), esponente di spicco della pittura lombarda di transizione tra Realismo e Simbolismo. Eseguito nella fase matura della sua carriera, il ritratto è espressione della sensibilità poetica e dell’economia del segno che caratterizzano la lezione cremoniana, in cui il dato somatico si intreccia con un’elaborazione atmosferica del colore. Quest’opera è parte della Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza. Costituita da Lazzaro e Luigi Frugone, esponenti di una famiglia imprenditoriale genovese, la collezione Frugone è una raccolta coerente di arte moderna, in gran parte ottocentesca, con aperture verso il primo Novecento. Le opere, acquisite sul mercato internazionale e attraverso rapporti diretti con artisti e galleristi, riflettono un gusto formato su basi europee, attento alle trasformazioni del linguaggio figurativo e alle nuove sensibilità della pittura e della scultura tra Realismo, Simbolismo e le prime esperienze di rinnovamento tra Otto e Novecento. Il percorso consente di osservare come il collezionismo privato di inizio Novecento abbia svolto un ruolo determinante nella conservazione e nella trasmissione dell’arte ottocentesca, in un momento in cui il valore storico del secolo precedente non era ancora pienamente riconosciuto dalle istituzioni pubbliche. In questo senso, la donazione Frugone al Comune di Genova, avvenuta nel 1935, rappresenta un passaggio cruciale. Se la mostra alla Galleria d’Arte Moderna ricostruisce il sistema ottocentesco attraverso collezionisti, istituzioni e generi, quella a Villa Grimaldi Fassio mostra gli esiti di lungo periodo di quelle dinamiche, mettendo in evidenza come il gusto, il mercato e le pratiche collezionistiche abbiano continuato a operare anche oltre il secolo, consolidando un canone dell’arte dell’Ottocento destinato a incidere sulla forma
Giuseppe Bertini, Fanciulle fra colombi in un giardino, ante 1869 – Milano, Galleria d’Arte Moderna