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James Bantone, «Skin Games»

Courtesy of Galleria Francesca Minini

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James Bantone, «Skin Games»

Courtesy of Galleria Francesca Minini

James Bantone ci sfida ad adottare nuove prospettive con i suoi «Skin Games»

La mostra, che inaugurerà il 16 settembre alla Galleria Francesca Minini, utilizza manichini carichi di tutte le loro connotazioni concettuali per praticare sperimentazioni di materiale, composizione, e pensiero

Margherita von Guggenberg

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Un catalogo immaginario di manichini e dei prodotti che li rivestono; un’atmosfera che disorienta in mezzo a un collage di pose alienanti. Questa è l’impronta artistica della prossima personale di James Bantone «Skin Games», «Giochi di pelle», serie di installazioni in esposizione nella Galleria Francesca Minini di Milano. L’approccio concettuale di Bantone, che mette in crisi la premessa della riproduzione in quanto somiglianza, sfrutta immagini preesistenti e originali per indagare l’evoluzione del concetto come rappresentazione visuale, poi lungo il percorso di commercializzazione indiscriminata fino a ricongiungersi con il risultato ultimo dell’accessibilità universale: la rielaborazione e la fantasia. 

A partire dal 16 settembre fino al 31 ottobre sarà possibile visitare il labirinto di fantocci creato dall’artista svizzero, che con questa mostra sottolinea le esasperazioni del nostro immaginario collettivo attraverso le membra pieghevoli dei manichini, simbolo per eccellenza dell’anonimato nell’epoca del consumo. Pose goffe o seduttive, distorte, messe in contrasto e a confronto col corpo dell’artista in una sovrapposizione di sfaccettature visuali e di significato. Bantone include nella sua pratica l’utilizzo della fotografia e una grande varietà di materiali e tecniche, che in questo caso includono la stampa e il trasferimento su metallo, l’inclusione di materiali di «scarto» del processo. La transizione da immaginario a riproduzione digitale è un processo senza sosta: la variazione di materia e tecnica sfrutta la distinzione sensoriale fra corpo e forma per indagare la natura dei nostri pensieri sulla materia e sulla gestualità. Ciò che può apparire come una composizione neutra viene messa a nudo nei suoi intenti specifici, e all’improvviso ogni comportamento «naturale» viene svelato ai nostri occhi nella sua curiosa assurdità attraverso le deformazioni praticate da Bantone.

Ogni distinzione formale fra vivo e fabbricato viene abbattuta: nell’allestimento le opere dialogano rispecchiandosi in senso letterale e concettuale, costringendo lo spettatore a convivere con originale e copia, matrice e trasferimento. Ogni silhouette è un punto di vista, un invito a cambiare la nostra percezione con una sfida a rimanere aperti all’ambiguità e alla distorsione, all’intimità della diversità. Uno spazio privo di gerarchie fra oggetto e osservatore, in cui i nostri limiti vengono superati, elegantemente messi alla berlina dalle contrapposizioni creative dell’artista. 

«Skin Games» si presenta come un’esperienza immersiva a stretto contatto con il visitatore, permettendoci di indagare gli artifici che costituiscono le immagini in mezzo a cui conduciamo le nostre vite.

Margherita von Guggenberg, 09 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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