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Sophie Seydoux
Leggi i suoi articoliIl corpo come luogo di rappresentazione, vulnerabilità e conflitto. È attorno a questo tema che il Museo MA*GA di Gallarate, in provincia di Varese, costruisce «Jago. Corpi esposti», mostra in programma dal 15 novembre 2026 al 4 aprile 2027, a cura di Tommaso Zijno. Il progetto mette a confronto la ricerca dello scultore contemporaneo Jago (1987) con le opere di quattro protagonisti dell'arte italiana del Novecento: Adolfo Wildt, Emilio Vedova, Salvatore Scarpitta e Marinella Pirelli. L'operazione curatoriale parte da un confronto tra linguaggi e generazioni distanti, individuando nel corpo umano un elemento capace di attraversare oltre un secolo di ricerca artistica. La mostra si articola attorno a due nuclei tematici: la spoliazione come gesto rivelatore e la guerra come condizione estrema nella quale il corpo diventa luogo di violenza e conflitto.
Nella pratica di Jago, il corpo costituisce il soggetto privilegiato di una scultura che recupera la tradizione figurativa e la lavorazione del marmo, attribuendo alla rappresentazione anatomica una dimensione emotiva e simbolica. Le sue figure mettono in evidenza fragilità, sofferenza e tensione spirituale, affidando alla materia il compito di rendere visibili condizioni interiori e questioni collettive.
È soprattutto nel confronto con Adolfo Wildt (1868-1931) che il progetto individua una possibile continuità. Pur appartenendo a contesti storici e culturali profondamente differenti, entrambi gli scultori attribuiscono al marmo un ruolo centrale nella rappresentazione dell'esperienza umana. In Wildt, la superficie levigata e la deformazione espressiva della figura diventano strumenti per indagare il dolore, la spiritualità e la tensione tra corpo e trascendenza. Il confronto proposto dal MA*GA intende verificare come alcuni di questi interrogativi possano essere ripresi e riformulati dalla scultura contemporanea.
Il percorso si estende poi a ricerche che si allontanano dalla rappresentazione anatomica tradizionale. Le opere di Emilio Vedova (1919-2006) introducono una dimensione gestuale nella quale la tensione fisica del segno e l'urgenza espressiva possono essere lette in relazione ai temi della violenza e del conflitto. Con Salvatore Scarpitta (1919-2007), il corpo viene evocato attraverso strutture e materiali che rimandano a costrizione, protezione e resistenza, mentre il lavoro di Marinella Pirelli (1925-2003) amplia la riflessione alle possibilità dell'immagine e alla relazione tra corpo, percezione e dimensione politica.
L'accostamento di questi autori permette di affrontare il tema della corporeità senza limitarlo alla figura umana rappresentata. Il corpo può essere presenza fisica, traccia, assenza o riferimento implicito, e assumere significati differenti a seconda dei linguaggi e delle condizioni storiche in cui l'opera viene realizzata. Il titolo «Corpi esposti» richiama così una duplice condizione: quella del corpo reso visibile attraverso l'opera d'arte e quella dell'individuo esposto alle tensioni della storia, al potere e alla violenza. Il progetto curatoriale cerca di costruire una relazione tra la dimensione individuale della sofferenza e le responsabilità collettive che attraversano la società contemporanea.
La mostra si inserisce nella programmazione autunnale del MA*GA, che ha annunciato tre nuovi progetti espositivi dedicati, rispettivamente, al corpo, alla museologia come strumento sociale e alle relazioni tra letteratura e arti visive. L'iniziativa dedicata a Jago si distingue per il tentativo di mettere in relazione una figura della scultura contemporanea con alcune esperienze storiche del Novecento, facendo emergere affinità tematiche tra opere formalmente molto diverse.
Il progetto avrà anche un'estensione milanese. Dall'11 novembre 2026 al 10 gennaio 2027, Palazzo Lombardia ospiterà «Acqua», installazione che affronta il rapporto tra la solidità della materia e la fluidità del tempo. L'intervento amplia il percorso espositivo oltre la sede museale di Gallarate, introducendo un'ulteriore riflessione sulla trasformazione e sulla durata. Al centro dell'iniziativa rimane la possibilità di leggere il corpo come una forma attraverso la quale l'arte continua a interrogare la condizione umana. Dalla spiritualità tormentata di Wildt alle tensioni del secondo Novecento, fino alla scultura figurativa di Jago, il MA*GA propone un confronto che attraversa generazioni e poetiche differenti, individuando nella vulnerabilità del corpo una delle questioni persistenti della rappresentazione artistica.
«Jago. Corpi esposti», a cura di Tommaso Zijno, Museo MA*GA, Gallarate (VA), 15 novembre 2026-4 aprile 2027. Progetto collegato: «Acqua», Palazzo Lombardia, Milano, 11 novembre 2026-10 gennaio 2027. Biglietti in prevendita su TicketOne e presso la biglietteria del museo.
Sophie Seydoux
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