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Uno scatto dell’allestimento dell’opera di Michelangelo «Dio Fluviale», 1427

Foto Elena Foresto

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Uno scatto dell’allestimento dell’opera di Michelangelo «Dio Fluviale», 1427

Foto Elena Foresto

Invito con Michelangelo: Berlinde de Bruyckere inaugura il nuovo progetto all’Accademia delle Arti del Disegno

Con l’artista belga, l’istituzione fiorentina avvia il ciclo espositivo che invita ogni anno tre artisti internazionali a confrontarsi con la «Divinità fluviale» del Buonarroti

Laura Lombardi

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L’Accademia delle Arti del Disegno, presieduta da Cristina Acidini, è fondata da Cosimo I nel 1563 su suggerimento di Giorgio Vasari, con una vocazione rivolta a un’espressione contemporanea, capace di dialogare e di riflettere sul linguaggio michelangiolesco, pur trasformandolo. Un esempio sono i «Prigioni» rimasti incompiuti, collocati poi alla fine del Cinquecento agli angoli della «Grotta» di Buontalenti nel Giardino di Boboli, dove la ricerca del Buonarroti di una forma assoluta viene interpretata rovesciandola in senso di divenire naturalistico, agli albori del nuovo secolo barocco. All’oggi Carlo Falciani, studioso del Cinquecento ma con esperienze nel contemporaneo (è stato curatore, ad esempio, di «Panorama italics» nel 2025), membro «ordinario» dell’Accademia, ha ideato per la classe di Storia dell’Arte (di cui è presidente Alessandra Baroni), «Invito con Michelangelo», un progetto espositivo nella sala allestita intorno alla «Divinità fluviale» del grande scultore, opera che tanto ha influenzato le arti fiorentine, fin da quando divenne modello venerato appartenente all’Accademia.

Il progetto prevede il coinvolgimento di artisti contemporanei, tre all’anno, dai differenti linguaggi ma tutti di notorietà̀ internazionale, invitati a creare un’opera che entri in dialogo con quella del Buonarroti. Proprio l’arte contemporanea è, infatti, costantemente chiamata a dialogare coi linguaggi della storia, che sono sempre motore per elaborare nuove forme d’espressione. La prima artista a misurarsi con Michelangelo, dal 23 settembre, per i tre mesi successivi, è Berlinde de Bruyckere (Gand, 1964): «Dialogo è parola abusatissima nel rapporto tra antico e contemporaneo, spiega Carlo Falciani, ma in questo caso può avere un senso. Il Dio fluviale è infatti un’opera che Michelangelo non crea per “via di levare” (il suo concetto della scultura) ma “per via di porre”, assemblando materiali diversi (argilla cruda, sabbia di fiume, peli animali, fibre vegetali, legno, fil di ferro e rete metallica, Ndr) e che poi dipinge di bianco: quindi una scultura concepita come fosse una pittura. Un corpo amputato, privo di testa, frammentato ma sempre espressivo, con una vivezza maggiore e al tempo stesso una mollezza anomala rispetto alle sculture marmoree del Buonarroti, un corpo che dà l’impressione di una pelle cadente, pur nella forma vibrante. È qui che si stabilisce il rapporto con le sculture di Berlinde de Bruyckere, sebbene i corpi nelle sue opere abbiamo un carattere di naturalismo ancor più accentuato, proprio della tradizione fiamminga. E questo ci rimanda a una dialettica ben presente tra Quattrocento e Cinquecento a Firenze, tra gli artisti che perseguivano l’integrità, la purezza della forma, propria della tradizione fiorentina, e il naturalismo perspicuo dell’arte fiamminga. Volevo evocare questa continuità di un dibattito secolare, con vocaboli contemporanei senza alcun citazionismo, ma suggerendo, attraverso l’intervento di De Bruyckere, quanto la connessione fra linguaggi multiformi, anche distanti fra loro nei secoli, possa mostrare una vivezza espressiva inesauribile». Il progetto è realizzato col sostegno della Galleria Continua. 

Laura Lombardi, 07 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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