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Allestimento della mostra «Capricci romani» di Adrian Ghenie

Foto Karen di Paola. Courtesy di Fondazione Ghenie Chapels e di Istituto Centrale per la Grafica di Roma

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Allestimento della mostra «Capricci romani» di Adrian Ghenie

Foto Karen di Paola. Courtesy di Fondazione Ghenie Chapels e di Istituto Centrale per la Grafica di Roma

Inediti Capricci. Adrian Ghenie disegna una Roma che non esiste

Fino al 15 novembre, la mostra «Capricci romani», all’Istituto Centrale per la Grafica presso Palazzo Poli, a Roma, riunisce opere su carta e cartone realizzate dal pittore rumeno appositamente per il progetto espositivo romano

Samantha De Martin

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Una Roma solo parzialmente riconoscibile, popolata da architetture inventate, frammenti antichi, apparizioni fantastiche si fa spazio tra i disegni di Adrian Ghenie, cicerone di un viaggio immaginario attraverso la città eterna. Confrontandosi con la grande tradizione del capriccio e con l’eredità di Giovanni Battista Piranesi, il pittore rumeno (1977) che vive e lavora anche nel suo studio romano lungo la via Appia, dove gli acquedotti, le rovine e la campagna convivono con il presente della città, esplora un genere nel quale elementi reali e immaginari si fondono, traducendosi in paesaggi mai didascalici. Da questa esperienza prende forma «Capricci romani», un'esposizione di opere su carta inedite esposte, per la prima volta in Italia, all’Istituto Centrale per la Grafica presso Palazzo Poli. Fino al 15 novembre nel percorso ideato da Alessandra Borghese e promosso dalla Fondazione Ghenie Chapels – Mecenatismo per l’Arte e dall’Istituto Centrale per la Grafica, a cura di Fabio De Chirico e Pier Paolo Pancotto, questa ricerca sul paesaggio inventato si confronta con una lunga tradizione della storia dell’arte europea, mentre Roma incarna un luogo reale e, al tempo stesso, uno scenario mentale.

Più che un semplice genere, il capriccio costituisce un particolare modo di costruire l’immagine, sottraendo elementi alla loro collocazione originaria, accostando ciò che nella realtà appartiene a luoghi o tempi diversi e facendo convivere invenzione e osservazione, mentre il reale viene sottoposto a un processo di selezione, montaggio e trasformazione. Allo stesso modo, per realizzare i suoi «Capricci romani» Ghenie fonde rovine, frammenti architettonici, monumenti e reperti per farne gli elementi di una nuova costruzione. Il confronto con la bellezza classica e con la romanità genera un cortocircuito tra passato e presente. Dalla figura rappresentata con un uovo in mano ai soggetti immersi tra monumenti e stele funerarie, personaggi ed edifici rivivono in forme diverse attraverso l’approccio contemporaneo che fonde figurativo e astrattismo. Le opere su carta e cartone assomigliano a dipinti, mentre gli autoritratti nulla hanno a che vedere con i lineamenti reali dell’artista. Lungi dall’offrire una riproposizione nostalgica del canone antico, Ghenie lo trasforma in un linguaggio contemporaneo reinterpretando il genere del capriccio attraverso una visione personale e ironica. Spinto verso le rovine antiche dalla troppa tecnologia che, come lo stesso artista afferma, «si è impadronita delle nostre vite», in una contemporaneità dominata dalla continua produzione di immagini, Ghenie trova nell’antico tracce di un tempo che sopravvive e che può ancora interrogare il presente.

«Roma e il suo paesaggio, dichiara Alessandra Borghese, presidente della Fondazione Ghenie Chapels – Mecenatismo per l’Arte, sono diventati per Adrian Ghenie un territorio di osservazione e di una ricerca che si confronta così con una lunga tradizione del paesaggio europeo: basti pensare al paesaggio ideale e classico del Seicento di Nicolas Poussin e Claude Lorrain, fino al pittoresco e malinconico Romanticismo di Jean-Baptiste Camille Corot. Le opere su carta e cartone, lavorate soprattutto a carboncino attraverso cancellazioni e continue rielaborazioni, testimoniano inoltre la straordinaria qualità del suo disegno e lo spingono verso una densità quasi pittorica». Da questo percorso è nata anche la residenza artistica nell’antica Stamperia dell’Istituto Centrale per la Grafica, dove Ghenie ha lavorato con i calcografi Fabio Ascenzi e Matteo Maria Borsoi alla realizzazione di una nuova acquaforte: un’opera presentata in mostra e successivamente entrerà nelle collezioni permanenti dell’Istituto. La nuova incisione nasce da un dettaglio del grande dipinto realizzato da Adrian Ghenie nella chiesa della Madonna della Mazza a Palermo, dedicato al martirio di Padre Pino Puglisi. La residenza nella Stamperia dell’Istituto ha così rappresentato un ulteriore momento di confronto dell’artista con le tecniche e la storia della grafica, traducendo la sua ricerca in un’opera realizzata attraverso l’acquaforte e un intervento a secco con carboncino.

La mostra si inserisce nelle attività di ricerca, conservazione e valorizzazione dell’Istituto Centrale per la Grafica, che custodisce e studia il patrimonio grafico con particolare attenzione all’iconografia di Roma e del suo territorio. «Le carte ispirate alla via Appia appena realizzate, spiega Pier Paolo Pancotto nel testo che accompagna la mostra, si basano su una fusione tra realtà e finzione (porzioni di monumenti storici accostati ad elementi irreali o ad edifici di altre epoche), prospettive visionarie (impostazione teatrale delle composizioni, create per meravigliare lo spettatore e stimolare riflessioni sul tempo e sulla grandezza del passato), giustapposizioni architettoniche e paesaggistiche (rovine classiche, edifici reali e monumenti decontestualizzati per creare scenari suggestivi e irreali ma resi in modo credibile grazie alla rigorosa prospettiva).Tuttavia, nell’elaborazione sperimentale di Ghenie queste opere vanno al di là del consueto stereotipo e si animano di vita propria».

Samantha De Martin, 27 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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